TRADUZIONE IN ITALIANO DELLA LETTERA APERTA A ANDREAS SCHLEICHER, OCSE, PARIGI

 

PUBBLICATA IL 15 MAGGIO 2014 RIMANE ANCORA ATTUALE

Alcuni giorni fa (ndr il 6 maggio 2014) ho appreso della possibilità di firmare un appello lanciato dal Prof. Meyer e dalla preside Zahedi indirizzato al direttore dell’OCSE, Andreas Schleicher, nel tentativo di aprire un dibattito sui punti critici dei rilevamenti OCSEPISA che tanto stanno influenzando anche la didattica nel nostro paese e che, proprio in questi giorni, hanno riacceso le polemiche sui test INVALSI, su cui ho scritto un articolo che potete trovare qui

Da tempo seguo con interesse questi dibattiti internazionali ed ho pensato che, oltre a re-bloggare su questo spazio la lettera in originale per diffondere e invitare quante più persone ad aderire all’appello firmando, sarebbe stato utile fare una traduzione della lettera in italiano. Ecco a voi tutti la mia traduzione. Se siete d’accordo per firmare cliccate qui e fate girare, sono, inoltre molto graditi eventuali commenti e contributi. Per leggere la lettera originale, pubblicata dal “Guardian” cliccate qui, tra i firmatari (il cui elenco si può visualizzare cliccando qui) ci sono anche Noam Chomsky, Diane Ravitch, Giorgio Israel e tanti altri da tutto il mondo.

LETTERA APERTA AD ANDREAS SCHLEICHER, OCSE, PARIGI

Preg.mo Dr. Schleicher,

Le inviamo la presente quale direttore del Programma per la Valutazione Internazionale dell’Allievo (Programme of International Student Asessment – PISA) dell’OCSE. Questo è il  tredicesimo anno dall’entrata in vigore dei rilievi OCSE-PISA, riconosciuti in tutto il mondo come lo strumento per la classificazione dei livelli di apprendimento di alunni quindicenni dei paesi appartenenti, e non, all’area OCSE (più di 60 secondo l’ultima stima) sulla base di risultati accademici conseguiti nelle seguenti discipline: matematica, scienze e comprensione della lettura. I rilievi PISA effettuati con cadenza triennale sono attesi con ansia da governi, ministri dell’istruzione e da redazioni di quotidiani; sono citati con grande autorevolezza in numerose relazioni politiche di vari paesi. Essi hanno iniziato a condizionare profondamente le politiche inerenti l’istruzione di molti paesi. In conseguenza ai suddetti rilievi molti paesi stanno effettuando intense revisioni dei propri programmi d’istruzione al fine di migliorare il proprio posizionamento nelle classifiche internazionali (ranking). Gli scarsi miglioramenti ottenuti tuttavia hanno indotto molti, in taluni casi, a dichiarare una crisi e “uno choc da OCSE-PISA” con conseguenti richieste di dimissioni o di attuazione di riforme ambiziose nel segno delle disposizioni OCSE-PISA.

Siamo francamente preoccupati delle conseguenze negative derivanti dalle classificazioni OCSE-PISA e di seguito esponiamo alcune delle nostre preoccupazioni:

  • Sebbene da decenni i testi standardizzati vengano effettuati in molti paesi (nonostante le serie riserve rilevate sulla loro affidabilità e reale validità) l’OCSE-PISA ha determinato un drastico aumento di siffatte tipologie di verifica ed ha, oltretutto, enfatizzato l’affidabilità delle misurazioni quantitative dei risultati ottenuti. Negli Stati Uniti, ad esempio, tali rilievi sono stati evocati per giustificare con maggiore autorevolezza la recente scelta di applicare un programma denominato “Puntare sempre più in alto” che ha imposto un ulteriore incremento dei test standard utilizzati per valutare, etichettare e classificare le prestazioni di studenti, docenti, dirigenti sulla base di risultati notoriamente imprecisi (a tal fine è utile sottolineare l’inspiegabile declino subito dalla Finlandia);
  • I rilievi OCSE-PISA con i loro cicli di valutazioni triennali, per quanto concerne le politiche sull’istruzione, hanno imposto ai vari paesi coinvolti, di focalizzarsi troppo sui risultati a breve termine finalizzati al miglioramento delle prestazioni nelle classifiche OCSE-PISA, e tutto ciò nonostante sia stato ampiamente chiarito da svariate ricerche che i cambiamenti più duraturi e di maggior profilo nell’istruzione danno risultati effettivi dopo decenni dalla loro applicazione e non solo dopo pochi anni. Ad esempio sappiamo che lo status e il prestigio professionale dei docenti hanno un forte impatto sulla qualità dell’insegnamento, tuttavia quello status varia enormemente da cultura a cultura e non può essere facilmente modificato con politiche a breve termine;
  • Ponendo l’enfasi su ristretti margini misurabili i rilievi OCSE-PISA trascurano aspetti impossibili da misurare, come gli obiettivi educativi di tipo fisico, morale, civico o lo sviluppo artistico, pertanto essi restringono pericolosamente l’immaginario collettivo su ciò che l’istruzione sia o debba essere;
  • Essendo l’OCSE un’organizzazione tesa allo sviluppo economico è ovviamente interessata a condizionare il ruolo dell’istruzione pubblica a favore della comunità economica. Tuttavia preparare i giovani esclusivamente con l’obiettivo di ottenere un posto di lavoro ben retribuito non è l’unico, e forse nemmeno il principale, fine a cui tende l’istruzione pubblica, essa deve, al contrario, preparare i discenti a saper affrontare la libera partecipazione democratica dell’auto-governo, all’azione morale, e ad una vita di sviluppo, crescita e benessere personale;
  • A differenza di organizzazioni come l’UNESCO o l’UNICEF facenti capo alle Nazioni Uniti (ONU) che detengono un chiaro e legittimo mandato per migliorare l’istruzione e la vita dei bambini nel mondo, l’OCSE non detiene alcun simile incarico. Né tantomeno esistono allo stato attuale meccanismi di una reale e concreta partecipazione democratica nelle prassi adottate da questo organismo in merito alle decisioni assunte sull’istruzione;
  • Al fine di effettuare i rilievi OCSE-PISA e condurre un servizio d’indagine l’OCSE ha intrapreso partenariati tra aziende private e pubbliche stringendo alleanze con aziende multinazionali che traggono benefici finanziari da qualsiasi tipo di deficit – vero o presunto – evidenziato dai rilievi OCSE-PISA. Alcune di queste aziende forniscono servizi didattici a scuole statunitensi o distretti scolastici statunitensi a scopo di lucro, inoltre esse intendono effettuare piani di sviluppo, sempre a scopo di lucro, per l’istruzione elementare in Africa dove l’OCSE si accinge ad introdurre i programmi PISA;
  • Infine, e forse è questo l’aspetto più importante, questa nuova fase dei rilievi OCSE-PISA con queste verifiche globali a ciclo continuo danneggia i nostri bambini ed impoverisce le classi scolastiche; essi richiedono l’effettuazione di un numero sempre maggiore di verifiche a scelta multipla che inevitabilmente sono più lunghe, facendo aumentare sempre più le ore di lezioni dedicate al superamento dei test imponendo approcci e strategie didattiche uniformate a tale scopo con la conseguente diminuzione sistematica della libertà di insegnamento. Così i rilevamenti OCSE-PISA hanno ulteriormente innalzato il livello di stress nelle nostre scuole mettendo a rischio il benessere degli studenti e dei docenti.

Questi sviluppi sono in aperto contrasto con i principi ampiamente condivisi di una buona istruzione ed una buona pratica democratica:

  • nessun tipo di riforma dovrebbe essere fondata su una singola  misura di rilevazione qualitativa;
  • nessun tipo di riforma dovrebbe ignorare il ruolo importante di fattori che, seppur esulino dall’istruzione quale, ad esempio, le disuguaglianze socio-economiche presenti in un paese, sono al contrario di primaria importanza per il sano sviluppo degli individui. In molti paesi, tra cui gli Stati Uniti, le disuguaglianze sociali tra ricchi e poveri negli ultimi 15 anni sono aumentate drasticamente e nessuna riforma sull’istruzione, per quanto sofisticata, potrà mai recuperare un tale gap;
  • un’organizzazione come l’OCSE, o di qualsiasi altro tipo con la medesima capacità di condizionare la vita delle nostre comunità, dovrebbe rispondere del proprio operato in modo democratico e trasparente ai membri di quelle comunità.

Con la presente non intendiamo solo evidenziare problemi o deficit. Vorremmo altresì offrire proposte e idee costruttive al fine di alleviare le suddette preoccupazioni e che, sebbene non in modo completo, tuttavia mostrano come poter migliorare l’apprendimento eliminando i succitati aspetti negativi:

  • sarebbe opportuno fornire alternative alle attuali alleanze: si potrebbero, ad esempio, trovare modi meno sensazionalistici e più significativi per diffondere i dati delle valutazioni. Infatti, mettere a confronto, sullo stesso piano, i dati dei paesi in via di sviluppo, dove i quindicenni sono regolarmente assorbiti dal lavoro minorile, con i dati rilevati nei paesi sviluppati non ha alcun senso sia dal punto di vista politico sia da quello strettamente educativo e presta il fianco alle accuse mosse all’OCSE come quelle di colonizzare l’istruzione;
  • sarebbe opportuno dare l’opportunità a tutti coloro che hanno titoli e rilevanza culturale ed intellettuale di partecipare alle scelte in materia di istruzione a livello internazionale. Al momento, infatti, coloro i quali esercitano maggiore influenza sulle scelte valutative dei livelli di apprendimento dell’istruzione globale sono esperti di psicometrica, di statistica e di economia. Essi indubbiamente hanno pieno diritto di sedere ai tavoli preposti a tali decisioni, ma altrettanto diritto hanno altri esponenti come genitori, docenti, dirigenti scolastici, gli esponenti di varie comunità, studenti, tanto quanto ne hanno diritto studiosi ed esperti di antropologia, sociologia, linguistica o di materie umanistiche. Cosa e come viene valutato per raggiungere i risultati poi utilizzati per classificare i livelli di apprendimento di allievi quindicenni dovrebbe essere materia di discussione per tutti questi gruppi coinvolti a livello locale, nazionale ed internazionale;
  • sarebbe opportuno, dunque, far partecipare al tavolo delle decisioni circa i metodi e gli standard di valutazione degli apprendimenti anche organizzazioni internazionali che hanno a cuore, non esclusivamente gli aspetti economici, ma anche la salute, lo sviluppo personale, il benessere di studenti e docenti;
  • sarebbe opportuno pubblicare i costi diretti e indiretti relativi all’effettuazione dei rilevamenti OCSE-PISA in modo da consentire ai contribuenti dei paesi membri di decidere liberamente se sia utile continuare a stanziare fondi per partecipare ancora a questo programma o se non sia meglio usare questi fondi per altre iniziative;
  • sarebbe opportuno consentire a gruppi di ispettori internazionali e super partes di verificare e controllare tutto il procedimento messo in atto per i rilevamenti OCSE-PISA, dal momento della compilazione dei test fino alla loro effettiva esecuzione, al fine di assicurare trasparenza nei parametri statistici adottati per la loro correzione e per fugare ogni dubbio sul condizionamento da parte di chi ha interessi finanziari, o di incorrere in paragoni ingiusti sul piano delle disuguaglianze socio-economiche;
  • sarebbe opportuno fornire delle relazioni dettagliate in merito al ruolo svolto da enti privati e quindi con un chiaro interesse economico, nell’elaborazione, esecuzione e verifica dei rilievi PISA triennali per evitare che ci siano veri o presunti conflitti di interesse;
  • sarebbe, altresì, opportuno rallentare la mostruosa macchina dei quiz. Infatti auspichiamo che vi sia disponibilità da parte dell’OCSE-PISA a saltare il prossimo ciclo di rilevamenti, ciò consentirebbe ai soggetti direttamente interessati, a livello locale, nazionale ed internazionale, di affrontare con maggiore serenità un’ampia discussione sulle questioni delineate tenendo conto dei dati collettivi prodotti alla luce di un metro di giudizio diverso e migliore come, appunto, quello sopra proposto.

Siamo certi che gli esperti OCSE-PISA siano mossi dal sincero desiderio di migliorare l’istruzione. Tuttavia, facciamo fatica a comprendere come sia possibile che un’organizzazione quale l’OCSE-PISA possa essere diventato l’arbitro mondiale degli scopi e dei fini inerenti all’istruzione globale. L’enfasi specifica sui quiz standardizzati posta dall’OCSE rischia di trasformare l’apprendimento in una fatica immane che uccide la gioia di apprendere. Poiché l’OCSE-PISA ha trascinato molti governi in una gara internazionale per raggiungere posizioni sempre più alte nelle classificazioni, essa, di fatto, ha acquisito il potere di plasmare le politiche dell’istruzione a livello mondiale senza che vi sia stato alcun dibattito sulle reali necessità e i limiti concreti degli obiettivi perseguiti. È per queste ragioni che siamo profondamente preoccupati circa i metodi adottati per valutare i livelli di apprendimento in paesi con notevoli differenze culturali tra loro, con tradizioni, in materia di istruzione, così diverse tra loro; siamo perciò convinti che applicare un unico metro di giudizio tanto ristretto e condizionante si configuri, infine, come un danno irreparabile nei confronti della scuola e degli studenti.

Cordialmente,

Andrews, Paul Professor of Mathematics Education, Stockholm University

Atkinson, Lori New York State Allies for Public Education

Ball, Stephen J Karl Mannheim Professor of Sociology of Education, Institute of Education, University of London

Barber, Melissa Parents Against High Stakes Testing

Beckett, Lori Winifred Mercier Professor of Teacher Education, Leeds Metropolitan University

Berardi, Jillaine Linden Avenue Middle School, Assistant Principal

Berliner, David Regents Professor of Education at Arizona State University

Bloom, Elizabeth EdD Associate Professor of Education, Hartwick College

Boudet, Danielle Oneonta Area for Public Education

Boland, Neil Senior lecturer, AUT University, Auckland, New Zealand

Burris, Carol Principal and former Teacher of the Year

Cauthen, Nancy PhD Change the Stakes, NYS Allies for Public Education

Cerrone, Chris Testing Hurts Kids; NYS Allies for Public Education

Ciaran, Sugrue Professor, Head of School, School of Education, University College Dublin

Deutermann, Jeanette Founder Long Island Opt Out, Co-founder NYS Allies for Public Education

Devine, Nesta Associate Professor, Auckland University of Technology, New Zealand

Dodge, Arnie Chair, Department of Educational Leadership, Long Island University

Dodge, Judith Author, Educational Consultant

Farley, Tim Principal, Ichabod Crane School; New York State Allies for Public Education

Fellicello, Stacia Principal, Chambers Elementary School

Fleming, Mary Lecturer, School of Education, National University of Ireland, Galway

Fransson, Göran Associate Professor of Education, University of Gävle, Sweden

Giroux, Henry Professor of English and Cultural Studies, McMaster University

Glass, Gene Senior Researcher, National Education Policy Center, Santa Fe, New Mexico

Glynn, Kevin Educator, co-founder of Lace to the Top

Goldstein, Harvey Professor of Social Statistics, University of Bristol

Gorlewski, David Director, Educational Leadership Doctoral Program, D’Youville College

Gorlewski, Julie PhD, Assistant Professor, State University of New York at New Paltz

Gowie, Cheryl Professor of Education, Siena College

Greene, Kiersten Assistant Professor of Literacy, State University of New York at New Paltz

Haimson, Leonie Parent Advocate and Director of “Class Size Matters”

Heinz, Manuela Director of Teaching Practice, School of Education, National University of Ireland Galway

Hughes, Michelle Principal, High Meadows Independent School

Jury, Mark Chair, Education Department, Siena College

Kahn, Hudson Valley Against Common Core

Kayden, Michelle Linden Avenue Middle School Red Hook, New York

Kempf, Arlo Program Coordinator of School and Society, OISE, University of Toronto

Kilfoyle, Marla NBCT, General Manager of BATs

Labaree, David Professor of Education, Stanford University

Leonardatos, Harry Principal, high school, Clarkstown, New York

MacBeath, John Professor Emeritus, Director of Leadership for Learning, University of Cambridge

McLaren, Peter Distinguished Professor, Chapman University

McNair, Jessica Co-founder Opt-Out CNY, parent member NYS Allies for Public Education

Meyer, Heinz-Dieter Associate Professor, Education Governance & Policy, State University of New York (Albany)

Meyer, Tom Associate Professor of Secondary Education, State University of New York at New Paltz

Millham, Rosemary PhD Science Coordinator, Master Teacher Campus Director, SUNY New Paltz

Millham, Rosemary Science Coordinator/Assistant Professor, Master Teacher Campus Director, State University of New York, New Paltz

Oliveira Andreotti Vanessa Canada Research Chair in Race, Inequality, and Global Change, University of British Columbia

Sperry, Carol Emerita, Millersville University, Pennsylvania

Mitchell, Ken Lower Hudson Valley Superintendents Council

Mucher, Stephen Director, Bard Master of Arts in Teaching Program, Los Angeles

Tuck, Eve Assistant Professor, Coordinator of Native American Studies, State University of New York at New Paltz

Naison, Mark Professor of African American Studies and History, Fordham University; Co-Founder, Badass Teachers Association

Nielsen, Kris Author, Children of the Core

Noddings, Nel Professor (emerita) Philosophy of Education, Stanford University

Noguera, Pedro Peter L. Agnew Professor of Education, New York University

Nunez, Isabel Associate Professor, Concordia University, Chicago

Pallas, Aaron Arthur I Gates Professor of Sociology and Education, Columbia University

Peters, Michael Professor, University of Waikato, Honorary Fellow, Royal Society New Zealand

Pugh, Nigel Principal, Richard R Green High School of Teaching, New York City

Ravitch, Diane Research Professor, New York University

Rivera-Wilson Jerusalem Senior Faculty Associate and Director of Clinical Training and Field Experiences, University at Albany

Roberts, Peter Professor, School of Educational Studies and Leadership, University of Canterbury, New Zealand

Rougle, Eija Instructor, State University of New York, Albany

Rudley, Lisa Director: Education Policy-Autism Action Network

Saltzman, Janet Science Chair, Physics Teacher, Red Hook High School

Schniedewind, Nancy Professor of Education, State University of New York, New Paltz

Silverberg, Ruth Associate Professor, College of Staten Island, City University of New York

Sperry, Carol Professor of Education, Emerita, Millersville University

St. John, Edward Algo D. Henderson Collegiate Professor, University of Michigan

Suzuki, Daiyu Teachers College at Columbia University

Swaffield, Sue Senior Lecturer, Educational Leadership and School Improvement, University of Cambridge

Tanis, Bianca Parent Member: ReThinking Testing

Thomas, Paul Associate Professor of Education, Furman University

Thrupp, Martin Professor of Education, University of Waikato, New Zealand

Tobin, KT Founding member, ReThinking Testing

Tomlinson, Sally Emeritus Professor, Goldsmiths College, University of London; Senior Research Fellow, Department of Education, Oxford University

Tuck, Eve Coordinator of Native American Studies, State University of New York at New Paltz

VanSlyke-Briggs Kjersti Associate Professor, State University of New York, Oneonta

Wilson, Elaine Faculty of Education, University of Cambridge

Wrigley, Terry Honorary senior research fellow, University of Ballarat, Australia

Zahedi, Katie Principal, Linden Ave Middle School, Red Hook, New York

Zhao, Yong Professor of Education, Presidential Chair, University of Oregon

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