ALEKSANDRA KOLLONTAJ – Marxismo e femminismo nella rivoluzione russa, Pina La Villa

Saggio di Pina LaVilla

 

pp. 110, € 14,00; Ed. Villaggio Maori, Catania, 2017 – che potete acquistare anche qui.

Il saggio su Aleksandra Kollontaj di Pina La Villa ha tanti meriti, primo fra tutti quello di far emergere dalle tenebre dell’oblio una figura politica e storica preminente nella ragguardevole ascesa del partito socialdemocratico russo che realizza, dopo svariate vicissitudini e divisioni interne, la rivoluzione di ottobre.

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Lenin – http://www.reggionelweb.it

Proprio nel centenario di questa memorabile impresa che cambia radicalmente – nel bene e nel male – il panorama politico-sociale dell’Europa di inizio Novecento è bene ricordare che la rivoluzione russa, che porta il partito dei proletari al potere, è anche un’impresa portata avanti con impegno teorico e militante da parte di donne cha hanno fatto decisamente la differenza ma che sono state abilmente messe in ombra da una propaganda che ha gettato su di loro discredito anche sul piano personale evidenziando come sia sempre estremamente facile sbarazzarsi di una donna scomoda sfruttando la discriminazione di genere.

Questo è il caso di Aleksandra Kollontaj che con questo saggio l’autrice, ripercorrendone la biografia e la sua militanza politica, pur tra tante difficoltà storiografiche perché proprio a causa dell’anatema del partito scagliato contro Kollontaj le fonti reperibili, specialmente in italiano, sono davvero poche, la prof.ssa La Villa, dopo un lavoro di ricerca certosino e documentato riesce a tratteggiare la figura di una donna che si è spesa fino alla fine per una battaglia politica che ha sempre messo al primo posto, dandole priorità persino sulle sue scelte di vita squisitamente private.

Il saggio, a metà tra documento storico e biografia, ripercorre la militanza politica di Aleksandra Kollontaj con tutte le battaglie perseguite e, in parte vinte, a fianco delle donne e per le donne, sia operaie e sia contadine, fino ai suoi primi successi di governo che, tuttavia segnano anche l’inizio di una parabola discendente della sua attività politica in quanto essi sono invisi soprattutto a quella parte di uomini più reazionaria del partito bolscevico al potere.

Aleksandra Kollontaj, come ci narra l’autrice del saggio, è di estrazione sociale agiata, ribelle sin da giovanissima alle imposizioni famigliari, rifiuta recisamente di sposare l’uomo che la famiglia avrebbe scelto per lei e impone la sua di scelta, in netto contrasto con il volere della madre. Ma ancor più radicale sarà la sua scelta successiva di abbandonare marito e figlio per recarsi in Svizzera dove poter studiare poiché in Russia fu vietato alle donne di assistere alle lezioni universitarie anche solo come uditrici.

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Aleksandra Kollontaj – http://www.detnorskerstudersamfunc.com

E’ partendo dalla sua situazione e posizione personale che si può ben capire anche l’attività politica di Aleksandra Kollontaj, una giovane donna benestante che lotta dapprima per la sua emancipazione ma che si rende conto dei suoi vantaggi di nascita oggettivi, ma che allo stesso tempo riesce a vedere i limiti, anch’essi oggettivi, di chi non gode delle sue positive condizioni di partenza . Infatti, durante l’importante stagione degli scioperi delle operaie che vanno dal 1872 al 1874 e ancora dal 1878 al 1885, Kollontaj lotta con loro e prende coscienza delle reali condizioni di lavoro deprecabili cui sono sottoposte le operaie delle fabbriche russe sfruttate due volte in quanto donne.

In effetti esse sono costrette a lavorare con retribuzioni salariali ben al di sotto di quelle dei loro colleghi maschi e in situazioni igienico-sanitari del tutto precarie, senza alcuna tutela per la salute né, men che meno, possono usufruire di cure mediche durante la gravidanza o il parto, anzi venivano multate per la loro assenza durante il parto; inoltre, esse venivano sistematicamente sfruttate sessualmente dai datori di lavoro sotto minaccia di licenziamento e spesso, comunque, ridotte a dover ricorrere alla prostituzione per questioni di mera sopravvivenza. Ma la stagione degli scioperi si conclude e le donne tornano a dividersi.

E’ a questo punto che la questione femminile s’impone, con maggior urgenza per Kollontaj, allorché proprio durante la rivoluzione del 1905 rileva che, a fronte di un forte movimento femminista borghese il partito socialdemocratico nel quale lei milita è in forte ritardo e trascura quasi del tutto “il destino delle operaie” e così inizia una lotta serrata su due fronti. Da una parte collabora con le suffragiste russe per mettere in evidenza l’importanza marxista – ossia la lotta di classe – e, dall’altra, “lotta tra i compagni per far capire loro l’importanza della specificità della questione femminile dentro la teoria marxista”. Per Kollontaj, come fa notare l’autrice del saggio, la questione non è solo politica bensì anche filosofica e storica: “per comprendere la subalternità femminile è necessario che emerga anche il rapporto di classe e genere. Solo con la lotta di classe, ribadisce Kollontaj, si potrà affrontare anche la discriminazione di genere”.

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Suffragiste inglesi – http://www.goodhousekeeping.com

Aleksandra Kollontaj va anche oltre, nota La Villa, e nel 1909 pubblica un saggio di impostazione marxista ortodossa in cui, attraverso una prima analisi, mette in discussione il matrimonio e la famiglia tradizionale che, sostiene Kollontaj, “opprime la donna anche come moglie e madre e che, quindi, è necessario ripensare le norme che regolano i rapporti fra i sessi all’interno dell’ordinamento della famiglia”.

Si può notare che le istanze politiche avanzate da Kollontaj sono di natura radicale e, attuali ancora oggi. Ma Aleksandra Kollontaj non si limita ad un’analisi politico-storica di stampo teorico, tant’è che durante il suo mandato di Commissario del popolo all’assistenza – prima ed unica donna a ricoprire un incarico di governo così importante – che le viene affidato dopo la rivoluzione di ottobre nel 1917 presenta una serie di progetti di leggi: “Fra le prime leggi proposte dal Commissariato ci furono i provvedimenti per la tutela della maternità. Alle donne veniva riconosciuta un’eguaglianza giuridica non astratta, che teneva conto della loro specifica funzione riproduttiva e dell’importanza che questa funzione aveva nella costruzione di una nuova società. Ecco perché le donne non dovevano essere assunte per lavori nocivi alla salute, non dovevano lavorare troppe ore né fare i turni di notte, e per il parto avevano diritto a un congedo pagato”.

Saranno queste poche premesse, ma importanti, a dare un contributo essenziale alla stesura del nuovo codice della famiglia promulgato nel 1918 e che, appunto come si diceva sopra, erano radicali e mantengono una valenza ancora molto attuale,tra le più all’avanguardia citiamo: la donna ottiene la parità sia dentro che fuori il matrimonio tanto che fu lasciata libera scelta ai coniugi sul cognome da adottare e fu nominata financo capofamiglia; il divorzio fu semplificato dando ad entrambi il diritto di richiederlo; i figli illegittimi furono equiparati a quelli legittimi e imposto il riconoscimento con relativa cura imposta agli uomini che rifiutavano la paternità, posto che la donna potesse identificarli con certezza; fu esteso ad entrambi i genitori il diritto di decidere sui modi di allevare e istruire la prole; venne legalizzato l’aborto che dovevano essere eseguiti liberamente e a carico degli ospedali sovietici; infine, nel codice penale varato nel 1922 fu depenalizzata anche la sodomia modificando così anche la posizione giuridica degli omosessuali.

Cionondimeno è proprio per queste sue posizioni tutte tese a migliorare le condizioni di vita delle donne rivendicandone pari diritti e pari dignità, che viene attaccata con ferocia e persino minacciata fino ad escluderla progressivamente da ogni contesto decisionale relegandola in ruoli diplomatici lontani dai centri nevralgici del partito e del governo, da qui la sua lenta me inevitabile resa e isolamento.

Il saggio di Pina La Villa ha altresì il merito di ripercorrere, insieme alla vicenda di Aleksandra Kollontaj, che ne costituisce il nodo centrale, l’evoluzione della rivoluzione bolscevica dalla fine dell’Ottocento fino al suo compimento e anche oltre, alla sua attuazione di governo. Ne emerge un quadro di luci e ombre e soprattutto per quanto concerne la questione femminile si può ben osservare che la discriminazione di genere non ha colore politico, è anzi praticata trasversalmente, e con grande successo, come si può evincere dalla vicenda che interessa direttamente Aleksandra Kollontaj la quale, nonostante l’influenza acquisita sul campo attraverso una militanza pugnace e a dispetto della sua preparazione e tenacia viene comunque screditata dai compagni di partito mirando essenzialmente, con moralismo ipocrita, alla messa in mora del la sua sessualità. Tutto torna, dunque.

Perciò ancora oggi la questione femminile è attuale e tutt’altro che compiuto il percorso che le donne devono ancora proseguire ed è perciò che il saggio in questione ha anche un merito divulgativo: è necessario conoscere quanto alto sia stato il prezzo pagato dalle donne che, in passato, si sono spese per l’emancipazione femminile, perché possano ancora essere di esempio ed è dunque un’opera più che meritevole questa perché si sappia che la storia non è solo impresa maschile.

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http://www.ilsole23ore.it – gli striscioni recitano: “date soldi alle famiglie dei soldati” e “Difendere la libertà e la pace nel mondo” – La rivoluzione inizia dalle donne.

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