RACCOLTA DI SAGGI E ALTRI SCRITTI E TRADUZIONI

LETTERA A UNA PROFESSORESSA, SESSANT’ANNI DOPO

WORLD CENTRED EDUCATION- A View for the Present, G. Biesta

Gert Biesta è attualmente uno dei più illuminati filosofi dell’istruzione nel panorama internazionale, olandese di origine, da anni insegna in atenei del Regno Unito e l’ultimo dei suoi saggi sull’istruzione è uscito nel 2022.

Se avessi dovuto tradurre io il titolo del saggio del professor Biesta avrei scelto: “Il mondo al centro dell’istruzione”, in quanto, nello spirito che pervade l’intero libro, l’istruzione è lo strumento di emancipazione dello studente, emancipazione che lo conduce verso la libertà.

Libertà di scegliere chi e come essere nel e con il mondo, come spesso ripete l’autore in queste pagine.

Quindi, l’istruzione come lasciapassare per interpretare la realtà e scegliere autonomamente come stare al mondo.

Di seguito ho raccolto alcune personali riflessioni sul testo in questione.

La raccolta si compone di cinque parti, ognuna delle quali si sofferma su uno dei temi più rilevanti toccati dall’autore come evidenziato dai titoli scelti, la prima parte è un’introduzione generale.

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Un saggio interamente dedicato alla scuola dall’Unità di Italia ai giorni nostri

A ottobre del 2020 ho pubblicato un saggio sulle politiche scolastiche applicate al sistema di istruzione italiano che, dall’introduzione dell’autonomia scolastica – fortemente voluta dall’allora ministro della pubblica istruzione, Luigi Berlinguer, – fino alla cosiddetta “buona scuola” del governo Renzi, hanno significativamente trasformato la scuola italiana.

Trasformazioni che hanno fatto della scuola italiana un’azienda a tutti gli effetti tradendo del tutto la scuola della costituzione che, come diceva Pietro Calamandrei, doveva essere unitaria e “organo costituzionale (…) organo centrale della democrazia perché serve (…) a formare la classe dirigente in senso culturale e tecnico del Paese”.

Il saggio è disponibile sia per la libera lettura online, sia in formato PDF, previo piccolo contributo, al cui link potete trovare tutte le istruzioni necessarie per ordinarlo.

LE RIFORME DEGLI ULTIMI TRENT’ANNI

E’ un saggio pubblicato sulla rivista «CLIONET», così la presentazione nell’introduzione al dossier:

La docente illustra le riforme scolastiche degli ultimi trent’anni, mostrandone i risvolti e gli effetti. La premessa è fondamentale perché afferma, con una notevole capacità interpretativa, come per capire la scuola dell’oggi sia necessario fare un passo indietro fino ai cosiddetti Decreti Delegati degli anni Settanta. L’autrice traccia in questo modo una periodizzazione e sottolinea come la svolta politica epocale neo­liberista in tema di istruzione prenda corpo nel 1989, un anno significativo nella storia globale, che ha sortito l’effetto di avviare la scuola in una direzione ben diversa, si direbbe quasi opposta, rispetto all’afflato politico presente nei decreti delegati degli anni Settanta.

Introduzione al Dossier – Clionet

CLIL

Su questo argomento esistono due testi: il primo in italiano di cui una versione ridotta è stata anche pubblicata sulla rivista online «La Letteratura e noi» da titolo “CLIL: un grande equivoco”, mentre il secondo saggio è interamente in inglese.

Lo scopo del saggio è di mettere in evidenza che se il metodo conosciuto come: CBI (Content Based Instruction) per l’insegnamento delle lingue straniere è effettivamente efficace, il CLIL al contrario presenta delle criticità significative.


Inoltre, il CBI è già da moltissimi anni in uso nelle scuole italiane della secondaria di secondo grado. Aspetto che viene troppo spesso trascurato, se non del tutto ignorato, da chi è preposto a prendere decisioni sulle politiche scolastiche da attuare.

IL GLOBAL EDUCATION MONITORING REPORT 2023 DELL’UNESCO

Annualmente l’UNESCO commissiona ad un’agenzia indipendente uno studio per verificare nei vari paesi membri i progressi fatti in ambito scolastico, di seguito si tenta di dar conto del Global Education Monitoring Report 2023dal titolo “Technology in Education, A Tool on Whose Terms?”, presentato al Summit SDG del 2023 a settembre.

Una ricerca importante che sfata molti miti diffusi proprio sull’importanza dell’impiego della tecnologia in ambito scolastico.

La raccolta di brevi saggi che segue consta di sei parti in cui ci si propone di analizzare i punti cardini individuati dall’ONU per garantire un’istruzione equa ed inclusiva nell’ottica di diffondere anche i dati e le analisi prodotte dall’ONU troppo spesso trascurati dai media mainstream.

GLI STUDENTI NON ITALOFONI NELLA SCUOLA ITALIANA

Nel seguente documento parto dai dati disponibili per evidenziare come il disagio linguistico di coloro che arrivano in Italia da altri Paesi e che, per ovvie ragioni, non conoscono la lingua italiana, penalizza significativamente questi studenti che costituiscono una fetta importante della popolazione studentesca italiana.

Nel documento evidenzio la differenza considerevole esistente tra l’acquisizione della “lingua della comunicazione” e quella dello “lingua dello studio” e come questa differenza, spesso trascurata perché se una persona comunica nel quotidiano adeguatamente risulta poi difficile comprendere come sia possibile che la resa linguistica in un compito scritto o durante un’interrogazione orale sia al di sotto delle aspettative dei docenti. Tuttavia, ciò che sfugge è che la “lingua della comunicazione” viene acquisita molto velocemente dagli studenti non italofoni, specie se scolarizzati in Italia in tenera età, mentre la “lingua dello studio” è di più difficile acquisizione e richiede tempi più lunghi.

Purtroppo la scarsa consapevolezza dei docenti nel comprendere questa differenza costituisce spesso un ostacolo ai fini di un inserimento completo ed efficace di questi studenti nelle scuole italiane, e ciò nonostante la nostra tradizione antica in termini di inclusione; perciò nel documento si propone anche un protocollo per far sì che la scuola, in senso lato, sia messa in condizione di riconoscere questi diversi aspetti nell’acquisizione di queste due diverse abilità e rispetti i tempi di acquisizione degli studenti.

I dati sull’abbandono e la dispersione scolastica ci dicono che in maggioranza si tratta di studenti con cittadinanza non italiana che lasciano la scuola senza aver completato il percorso di studi.

Il principale ostacolo al conseguimento di un titolo di studio italiano da parte di questa popolazione scolastica è senza dubbio il disagio linguistico di questi studenti che viene brandito come un’arma contro di loro e, invece, sarebbe sufficiente che il ministero, anziché pubblicare linee guida o di indirizzo che rimangono puntualmente disattese dalle istituzioni scolastiche, superasse il suo ostacolo che è quello dell’autonomia scolastica ed emanasse invece un protocollo da far applicare a tutte le scuole del Paese per affrontare e superare con sistematicità le difficoltà che questi studenti incontrano nello stesso momento in cui si iscrivono nelle nostre scuole.