La scuola snaturata dall’ideologia neoliberista

Lo scorso ottobre, per i tipi della MarxVentuno Editoria di Bari, รจ uscito il libro “La controriforma permanente” a cura di Luca Cangemi e a cui ho avuto il privilegio di poter partecipare con un mio contributo. Ne ho dato notizia qui. In questa occasione propongo il mio saggio contenuto nel libro.

People transitioning from a classroom with desks and blackboard to a modern office with computers and stock market screens
Students transforming into professionals as they move from a classroom into an office setting

PREMESSA

Desidero avviare questa riflessione partendo dal celeberrimo discorso tenuto da Piero Calamandrei lโ€™11 febbraio 1950 in occasione del III Congresso dellโ€™Associazione a Difesa della Scuola Nazionale[1], che ben chiarisce, a mio parere, quale sia lโ€™idea di scuola pubblica e statale della nostra costituzione repubblicana.

Calamandrei afferma, quasi in apertura del suo discorso, che la scuola รจ โ€œorganoโ€ costituzionale, e questa affermazione รจ di importanza molto significativa in quanto, dice, la scuola รจ essenziale per la democrazia e sottolinea con vigore appunto, la scuola pubblica e statale. Inoltre, rileva che โ€œla scuola pubblica รจ il prius, quella privata รจ il posterius. Per aversi una scuola privata buona bisogna che quella dello Stato sia ottimaโ€[2] mettendo in guardia contro coloro che per promuovere la scuola privata denigrano quella pubblica, o magari la pubblicizzano sostenendo che in quella privata โ€œgli esami sono piรน facili si studia meno e si riesce meglioโ€, in altre parole, attuando una โ€œconcorrenza a ribassoโ€[3].

Per meglio spiegare i suoi timori elenca tre pericoli che lui ritiene i peggiori volti ad indebolire la scuola pubblica. Il primo, avverte, consiste nel โ€œrovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogniโ€. Il secondo: โ€œAttenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietร . Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Infine, โ€œdare alle scuole private denaro pubblico.โ€[4] Per Calamandrei, dunque, lo Stato ha il dovere di assicurare a tutti i suoi cittadini la presenza in tutto il paese di scuole pubbliche statali โ€œottime, corrispondenti ai principi posti dallo Statoโ€; infatti, continua, โ€œlo Stato ha una funzione di realizzazioneโ€[5] e non puรฒ quindi limitarsi solo a dare indicazioni normative e direttive organizzative lasciando poi alla buona volontร  dei singoli comuni, comโ€™era stato in passato, la costruzione delle scuole; al contrario, sottolinea ancora Calamandrei, la costruzione delle scuole fa capo allo Stato e richiamando lโ€™art. 34 della Costituzione che sancisce il diritto allo studio, prosegue mettendo in evidenza che la scuola di Stato รจ la scuola democratica che ha un carattere unitario, รจ la scuola di tutti, crea cittadiniโ€[6]. Ma va oltre legando lโ€™art. 34 allโ€™articolo 3 secondo cui deve essere lo Stato a rimuovere gli ostacoli affinchรฉ possa effettivamente essere garantita lโ€™uguaglianza come previsto dallโ€™articolo 2[7] poichรฉ senza uguaglianza viene meno anche la libertร .

La scuola pubblica statale, secondo Calamandrei, dunque, con la sua capillare presenza serve a ridurre quelle disuguaglianze che impediscono alle persone di raggiungere piena uguaglianza e libertร . Le disuguaglianze, ci dice inoltre Noberto Bobbio, sono di due tipi: naturali e sociali. Se le prime, continua, in qualche caso โ€œpossono essere corrette ma non del tutto eliminateโ€; al contrario, molte delle seconde possono essere corrette ed eliminate. In ogni caso, sia โ€œlo status di diseguaglianza naturale o di una diseguaglianza sociale che dipende dalla nascita di una famiglia piuttosto che in unโ€™altra, in una regione del mondo piuttosto che in unโ€™altra (โ€ฆ) non puรฒ non avere unโ€™influenza sul trattamento delle une o delle altre da parte dei pubblici poteriโ€[8].

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Pertanto, il binomio uguaglianza-libertร  non puรฒ che essere centrale nel nostro discorso sulla scuola pubblica statale. รˆ altrettanto evidente che lโ€™articolo 3 della Costituzione italiana che impone allo Stato la rimozione degli ostacoli e che, per Bobbio, rappresenta una โ€œsorta di sintesi dei risultati cui sono giunte lotte secolari ispirate allโ€™ideale dellโ€™uguaglianza, ottenuti eliminando via via le discriminazioni fondate su differenze che erano ritenute rilevanti e che a poco a poco vengono a cadere per ragioni storicheโ€[9], dร  forza e completa il diritto allโ€™uguaglianza e conseguenti libertร  sancito dal precedente articolo 2, infatti, egli afferma che โ€œil riconoscimento dei diritti sociali accanto a quelli di libertร โ€ รจ tra le โ€œconquiste piรน clamoroseโ€ delle lotte perseguite storicamente[10].

Ecco, storicamente, รจ parola chiave, infatti, sono i bisogni dettati dalla sussistenza che obbligavano i figli delle classi meno abbienti a lavorare sin da bambini, svolgendo, peraltro, lavori manuali, fisicamente usuranti per i quali il sapere non costituiva alcun vantaggio; al contrario i figli delle classi abbienti sono sempre stati liberi di dedicarsi allo studio perchรฉ dotati delle risorse finanziarie che li rendeva liberi da preoccupazioni legate allโ€™immanente. Perciรฒ, se fino alla primissima infanzia i bambini di tutti i ceti sociali possono coltivare le loro attitudini e manifestare le proprie predisposizioni, successivamente la parabola della loro vita si discosta significativamente da quella di chi รจ libero di bisogni impellenti da soddisfare e attitudini e predisposizioni vengono abbandonati, causa forza maggiore.

I bisogni dettati dalla sussistenza vigono ancora oggi. Il rapporto UNESCO del 2023 sullo stato dellโ€™istruzione nel mondo ci dice chiaramente che โ€œchi ha fame non studia e non imparaโ€. Quindi, il binomio povertร -fame, o unโ€™alimentazione inadeguata che causa obesitร  sono fattori che pregiudicano complessivamente le prestazioni scolastiche degli alunni e degli studenti. รˆ ormai assodato che lโ€™ambiente di provenienza degli studenti gioca un ruolo spesso determinante nello sviluppo cognitivo del bambino e dunque anche nella sua capacitร  di apprendimento[11].

Eppure, nonostante i dati numerici confermino oltre ogni dubbio che esiste una correlazione significativa tra povertร  e apprendimento che genera scarsi risultati scolastici, secondo il direttore dellโ€™OCSE-PISA, Schleicher, non รจ affatto cosรฌ e quindi non si rende necessario stanziare ulteriori fondi di investimenti pubblici per garantire a tutti il libero accesso allโ€™istruzione[12].

Difatti, le raccomandazioni dellโ€™OCSE-PISA, nel rapporto del 2008 per la Norvegia, rileva Sjร˜berg, sottolineano che stanziare altri fondi per il sistema scolastico non porta alcun miglioramento; esortando, invece, i decisori politici a migliorare il rapporto costi-benefici attuando le seguenti indicazioni: chiudere gli istituti scolastici piรน piccoli per creare poli comprensivi piรน grandi, aumentare il numero di studenti per classe, aumentare il numero di verifiche strutturate (test a crocette) pubblicando sistematicamente i risultati e, infine, agganciare i salari dei docenti ai risultati conseguiti dagli alunni[13].

In netta controtendenza ai dettami dellโ€™OCSE-PISA troviamo le proposte avanzate dal rapporto UNESCO giร  citato che, oltre ad auspicare maggiori fondi per garantire agli studenti servizi mensa assicurando loro almeno un pasto completo al giorno per tentare di limitare il divario socioeconomico che spesso significa pura sussistenza, sostiene anche che maggiori fondi sarebbero di enorme efficacia per la riduzione del numero di studenti per classe affinchรฉ, sottolinea il rapporto, lโ€™arte dellโ€™insegnamento si possa dispiegare in modo piรน funzionale alle esigenze dei discenti[14].

Back cover of a book discussing the ongoing conflict in the Italian school system, highlighting issues of cultural foundations, teaching roles, and the impact of political ideologies on public education.

Sulla necessitร  di rendere lโ€™istruzione accessibile a tutti troviamo dโ€™accordo anche Noah Webster, cui fa riferimento Helena Rosenblatt, la quale ci dice che, il ben noto studioso statunitense, famoso per aver pubblicato nel 1828 il primo dizionario statunitense di lingua inglese adattato ai nuovi costumi linguistici del suo Paese, rifacendosi al filosofo francese Montesquieu, osserva che nelle tirannie il potere ha tutto lโ€™interesse di non estendere al popolo alcun tipo di istruzione, cosรฌ come, nelle monarchie lโ€™istruzione รจ riservata solo ai sudditi di rango. Tuttavia, nelle repubbliche, poichรฉ la sovranitร  poggia sulla volontร  del popolo, lโ€™istruzione deve essere garantita a tutti in modo ampio e diffuso in quanto favorisce anche la tenuta democratica di una societร . E per istruzione diffusa e accessibile a tutti, Webster ritiene che essa non possa limitarsi alla mera alfabetizzazione, magari per consentire solo la lettura delle Sacre Scritture, essa, al contrario, ha il compito di trasmettere un sapere โ€œliberaleโ€, umanistico diremmo noi, quindi nรฉ troppo scientifico o specialistico, bensรฌ unโ€™istruzione volta allโ€™emancipazione dei cittadini[15].

Alla luce di queste brevi considerazioni, che sfiorano appena anche approcci culturali diversi da quelli nazionali, si comprende che la questione delle disuguaglianze socioeconomiche, nonchรฉ geografiche, sono strettamente legate allโ€™istruzione che dovrebbe essere lo strumento piรน adeguato a superarle, proprio come evidenziato giร  da Calamandrei e da Bobbio. Tra lโ€™altro, Bobbio ci avverte anche sul rischio di non โ€œcedere alla tentazione neoliberista di interpretare lโ€™uguaglianza in senso negativo e quindi come livellamentoโ€[16], o come sostiene Calamandrei, di una โ€œconcorrenza a ribassoโ€. Il โ€œprocesso di incivilimentoโ€ di una societร  consiste, ancora Bobbio, in โ€œogni superamento di questa o quella discriminazione, in base alla quale gli uomini sono stati divisi in superiori e inferiori, in dominanti, in ricchi e poveri, in padroni e schiaviโ€[17].

Se si guarda alla scuola di oggi non solo tutti i timori espressi da Calamandrei si sono inverati, ma รจ proprio quella scuola, che nella carta costituzionale ha un ruolo cosรฌ importante tanto che Calamandrei considera, appunto, essere โ€œorganoโ€ costituzionale, come si รจ giร  sottolineato in apertura, ad essere stata tradita, ad aver subito un profondo snaturamento a causa di tutte le politiche scolastiche che lโ€™hanno interessata in questi ultimi decenni, per lโ€™esattezza a partire dal 1989 in senso concreto e fattuale.


[1]Piero Calamandrei Discorso a difesa della scuola pubblica, [consultato il 10 mar. 25]

[2]Ibidem

[3]Ibidem

[4]Ibidem.
Si segnala che il ministro Berlinguer nel marzo del 2000 con la legge n. 62/2000 assegna fondi pubblici alle scuole paritarie, ovvero private, allโ€™art. 12 si legge: 12. Per le finalitร  di cui ai commi 9, 10 e 11 รจ autorizzata la spesa di lire 250 miliardi per l’anno 2000 e di lire 300 miliardi annue a decorrere dall’anno 2001.

[5]Ibidem

[6] Art. 34 della Costituzione

[7] Artt. 2 e 3 della Costituzione

[8] N. Bobbio, Destra e sinistra, ragioni e significati di una distinzione politica; Donzelli Editori, Roma 2014, p. 126.

[9] Ivi, pp. 132.

[10] Ivi, pp.133.

[11]https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000385723, cap. 13 EarlyChildhoodEducation, pp. 231-33 [consultato il Giorno 16 marzo 2025]; IL GLOBAL EDUCATION MONITORING REPORT 2023 โ€“ LA TECNOLOGIA NELLโ€™ISTRUZIONE, UNO STRUMENTO COME ALTRI โ€“ L. R. CAPUANA

[12]https://www.theguardian.com/commentisfree/2013/dec/01/dont-let-pisa-league-tables-dictate-schooling; Lโ€™OCSE-PISA E IL DOGMA DEL NEOLIBERISMO CHE SOFFOCA Lโ€™ISTRUZIONE โ€“ L. R. CAPUANA

[13]Using Advance Organizers To Enhance Studentsโ€™ Motivation In Learning Biology: A case from Kenya [consultato il Giorno 16 marzo 2025]; L. R. Capuana, op. cit.

[14]IL GLOBAL EDUCATION MONITORING REPORT 2023 โ€“ CONCLUSIONI โ€“ L. R. CAPUANA

[15] Helena Rosenblatt, The Lost History of Liberalism, Princeton University Press, Princeton-New Jersey 2018, p. 39

[16] N. Bobbio, op. cit.,  p. 150.

[17] Ivi, p. 152.

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