Con quest’ultimo appuntamento, che chiude la serie di articoli tesi a diffondere le analisi del rapporto UNESCO, il Global Education Monitoring Report 2023, si giunge dunque alle conclusioni finali.
Come già evidenziato nel primo articolo che dà conto di come sia nata l’Agenda 2030 dell’ONU e quale ruolo primario viene assegnato all’istruzione a livello mondiale affinché tutti gli altri obiettivi vengano raggiunti, è bene richiamare l’attenzione al rilievo assegnato, dalla dichiarazione di Incheon del 2015, al carattere umanistico che deve contrassegnare l’istruzione mondiale riprendendo questi passaggi:
È interessante notare che al punto 5 del preambolo della “Dichiarazione di Incheon” si riaffermano dei punti chiave già precedentemente enunciati durante il forum per l’istruzione mondiale (EFA – Education for All) tenutosi nel 2000 in Senegal; ovvero che le sfide mondiali per garantire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa per tutti, sono ispirati ad una visione umanistica dell’istruzione il cui sviluppo deve avvenire nel rispetto della dignità umana e dei diritti umani; della giustizia sociale; dell’inclusione; della protezione; della diversità culturale, linguistica ed etnica; e fondati sulla responsabilità, trasparenza e rendicontazione condivise.
I firmatari del documento riaffermano che l’istruzione è un bene pubblico, un diritto umano fondamentale è che è il punto di partenza prioritaria per poter concretizzare tutti gli altri diritti umani. È essenziale per la pace, la tolleranza, per il pieno e sostenibile sviluppo. Essi, inoltre, riconoscono che l’istruzione è essenziale per il raggiungimento della piena occupazione individuale e per debellare la povertà. Pertanto, proseguono, concentreranno i loro sforzi nel rendere l’istruzione accessibile, equa ed inclusiva oltre a verificare periodicamente i risultati raggiunti in termini di qualità degli apprendimenti nell’ottica dell’apprendimento permanente.
L’AGENDA ONU 2030 PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE, A CHE PUNTO SIAMO? – L. R. CAPUANA (lrcapuana.com)
E’ evidente che tutti questi propositi possono diventare realtà concreta solo se ogni Paese membro dell’ONU mette in atto politiche sociali funzionali al raggiungimento di tali obiettivi e, purtroppo, duole constatare che ad oggi non è stato ancora fatto abbastanza. Non solo per esclusiva mancanza di volontà politica, anche questo va ricordato; esistono, infatti, circostanze e condizionamenti esterni che minano alla base questa volontà, basti citare come fattore cruciale l’ingiustizia fiscale che tutt’ora caratterizza i rapporti di forza tra le nazioni e, anche al loro interno, tra i diversi ceti sociali.
TECNOLOGIA E ISTRUZIONE: UN CONNUBIO IMPORTANTE SE SCEVRO DA FANATISMI
Il Global Education Monitoring Report 2023 che quest’anno ha per titolo: “Technology in Education, A Tool on Whose Terms?” chiarisce il focus dello studio realizzato da parti terze e indipendenti su mandato UNESCO, ovvero che impatto la tecnologia digitale ha effettivamente avuto sulla trasformazione dell’istruzione, quali le sue eventuali ricadute sul benessere degli studenti e quali rischi si incorre adottandola in modo massiccio e indiscriminato e cioè ideologico.
Le conclusioni a cui perviene lo studio è che di fatto i rischi superano di gran lunga i presunti vantaggi che un utilizzo troppo diffuso può rappresentare, specie senza le dovute precauzioni per tutelare la privacy degli studenti sotto molti aspetti.
Primo fra tutti il rischio di esercitare un controllo indebito che ne metta in seria discussione la libertà dell’individuo-studente, sia per quanto riguarda la raccolta di dati sensibili che lo riguardano dall’infanzia fino all’età adulta, compresi quelli relativi al suo stato di salute, sia per ciò che concerne la sua potenziale schedatura che ne limita la sua libera espressione come individuo in crescita e, quindi, soggetto a cambiamenti anche di tipo caratteriale che, al contrario, una classificazione in categorie a rischio potrebbe precludere in modo irreversibile e deterministico.
Il secondo aspetto preoccupante evidenziato dallo studio riguarda le forme controllo esercitate sugli studenti attraverso strumenti di rilevazione dei movimenti facciali o di quelli sulla seduta utilizzata per le sessioni di studio online, volti a misurare il livello di attenzione e di produttività nello studio.
Tutto ciò senza tenere in considerazione che, in merito ai contenuti forniti a scopo scolastico dai grandi colossi hi-tech che ne detengono attualmente il monopolio, vi è anche il rischio che questi possano veicolare messaggi e contenuti volti a manipolare la cultura e l’identità dei Paesi che li acquistano.
Allarme ancora più grave se si pensa soprattutto all’utilizzo sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale che, pescando a piene mani e senza alcun discernimento del pensiero critico, tra le varie e sterminate informazioni che circolano in rete, non solo l’utente non è ancora in grado di verificare pienamente la correttezza delle informazioni fornite, ma questi strumenti possono essere agevolmente sfruttati per diffondere pregiudizi di vario tipo, quali ad esempio: razziali, di genere, omofobi, per citare solo i più comuni, e per il semplice fatto che attualmente non è prevista alcuna normativa che ne ispezioni la qualità o che ponga dei limiti all’incidenza e al pervasivo lobbismo di questi potentati economico-finanziari, oltre che detentori esclusivi del monopolio hi-tech.
Ne consegue quindi che seppur non si neghino i benefici concreti che gli studenti traggono dall’uso della tecnologia in contesti scolastici, e seppure si constati facilmente che le sue grandi potenzialità sono ancora tutte da dispiegare, lo studio sottolinea altresì che un’esposizione eccessiva degli studenti alla tecnologia ha effetti negativi sulle loro prestazioni e aumenta la loro distrazione.
In merito alle abilità digitali la ricerca segnala che la loro acquisizione è importante nel mondo contemporaneo, tuttavia dimostra anche che esse sono innanzitutto difficili da misurare; inoltre, attraverso le sue indagini conoscitive, si evince che ogni Paese membro adotta strategie strettamente connesse con le varie culture caratterizzanti i singoli Paesi e che dunque non si può pretendere che la metodologia sia omogenea e standardizzata rispetto alle modalità e gli strumenti messi in campo per favorire negli studenti, e non solo, l’acquisizione di queste abilità.
In virtù di quanto allora fin qui riportato se ne può dedurre, in perfetto accordo con quanto evidenziato dal rapporto UNESCO, che senz’altro è necessario imparare a vivere con e senza la tecnologia digitale; imparare a discernere tra ciò che l’abbondanza di informazione dissemina selezionando ciò che è utile e necessario e tralasciando ciò che invece non lo è; imparare ad usare la tecnologia come strumento complementare e non come sostituto delle relazioni umane, specie quella che intercorre tra docente e discente. L’impiego del digitale in ambito scolastico dovrebbe focalizzarsi sui risultati da esso prodotti nell’apprendimento e non sul digitale fine a se stesso; dovrebbe migliorare l’apprendimento, la tecnologia digitale non deve sostituire bensì essere complementare all’interazione vis á vis tra studenti e docenti.
Allo stesso tempo è altrettanto evidente che il divario esistente ad ogni latitudine del mondo colpisce gli studenti provenienti da ambienti famigliari di livello socioeconomico medio basso, mentre quelli che provengono da contesti socioeconomico medio alto sono avvantaggiati in quanto già in possesso di dispositivi digitali nel loro ambiente domestico, al contrario i primi vengono a contatto con essi solo in ambienti scolastici, posto che le scuole abbiano effettivamente la disponibilità di fornire a ciascuno studente un dispositivo per imparare ad usarlo facendo pratica.
L’ISTRUZIONE COME STRUMENTO DI EMANCIPAZIONE DELL’INDIVIDUO
L’aspetto centrale di tutto lo studio UNESCO, Global Education Monitoring Report 2023, è senza dubbio l’istruzione come mezzo di emancipazione dell’individuo attraverso l’equità e l’inclusione; perciò, non può essere trascurato l’indicatore delle disuguaglianze socioeconomiche a livello mondiale.
Se dunque la tecnologia da sola non è affatto in grado, come si è visto fin qui, di rendere il mondo dell’istruzione equo e inclusivo, ma addirittura rischia di allargare la forbice delle disuguaglianze, ciò che è essenziale per ridurre tali divari è indubbiamente, secondo quanto emerso dal Global Education Monitoring Report 2023, la drastica e capillare riduzione dell’abbandono scolastico e affinché questo traguardo sia possibile l’istruzione deve raggiungere anche chi parte da condizioni svantaggiate imponendo per legge l’obbligo scolastico e fornendo un servizio mensa che assicuri agli studenti almeno un pasto completo al giorno.
In buona sostanza, se i peggiori ostacoli al completamento degli studi per tanti studenti sono indubbiamente la povertà e i privilegi di classe a cui i più fragili non hanno accesso e che invece precludono loro la possibilità di portare a termine gli studi, ne consegue la necessità di cambiare il paradigma politico-economico fin qui perseguito.
Non attraverso tagli ai finanziamenti statali per ridurre la spesa pubblica, al contrario, attraverso investimenti significativi, come per altro i Paesi membri si sono più e più volte impegnati a stanziare e che pure tardano a concretizzarsi e ciononostante la consapevolezza diffusa che è strategicamente essenziale destinare al settore dell’istruzione la quota di investimenti del 4-6% almeno del PIL, oppure almeno il 15-20% del totale della spesa pubblica.
Maggiori fondi garantirebbero fornitura elettrica costante laddove non è ancora garantita, al pari della connessione alla rete con banda larga, edifici scolastici a norma più salubri e più sicuri oltre ad ambienti scolastici più attrezzati anche dal punto di vista tecnologico. Maggiori fondi consentirebbero una riduzione significativa del numero di studenti per classe affinché l’arte dell’insegnamento si possa dispiegare in modo più funzionale alle esigenze dei discenti, favorendo contesti più idonei per una didattica effettivamente inclusiva, che tenga conto appunto dei divari ancora persistenti tra gli studenti, oltre ad avere la possibilità concreta di integrarla alla tecnologia. Maggiori fondi garantirebbero, ove necessario, servizi mensa per assicurare almeno un pasto completo al giorno a quegli studenti le cui condizioni di svantaggio sono persino di sussistenza.
L’istruzione, e quindi la scuola, deve occuparsi prioritariamente di chi solo in un’istituzione pubblica può avere accesso ad un’istruzione di qualità posto che a questa istituzione la politica dia i mezzi perché possa garantire una concreta istruzione di qualità riducendo, quanto più possibile, l’abbandono scolastico.
UN’ANALISI CHE SFATA MITI DURI A MORIRE
Il Global Education Monitoring Report 2023, infine, conferma quanto i docenti di tutto il mondo sostengono da tempo. Infatti, dalle interviste condotte a latere per realizzare lo studio in questione, emerge perfetta sintonia nel lamentare un’eccessiva e inutile burocratizzazione volta al controllo sistematico dall’alto e, sempre dall’alto, un proliferare di atti normativi a ritmo serrato, tra l’altro ideati senza mai coinvolgere i docenti in tali processi decisionali, e che ne destabilizza l’azione didattica senza che sia chiaro il fine di un agire politico che spesso invece risulta inefficace.
Emerge, inoltre, una popolazione di docenti nient’affatto restia a cimentarsi con nuove sfide professionali, anzi ben disposta ad acquisire padronanza e familiarità con le nuove tecnologie laddove non siano i docenti stessi pionieri di un cambio di passo nelle aule scolastiche.
In coro unanime poi lamentano un’attenzione nei loro confronti, da parte di enti preposti al loro aggiornamento continuo o alla loro formazione iniziale, povera di contenuti; lamentano, inoltre, da parte di chi è deputato ad elargire tali corsi, una vetustà di metodi e di approcci didattici ormai obsoleti, ancorati allo scorso secolo mentre, paradossalmente, blaterano di tecnologie e modernità.
Una classe docente a cui si è sottratto gradualmente, ma con grande efficacia, rispetto e capacità professionali in quasi tutto il mondo più avanzato industrialmente e che ha prodotto un impoverimento progressivo delle loro retribuzioni al solo fine di conseguire un risparmio di spesa pubblica a cui, però ha anche fatto seguito un rifiuto sempre più diffuso da parte dei giovani di inserirsi in questa professione, come dimostra il caso emblematico a livello mondiale dell’enorme difficoltà nel reperire docenti di materie STEM altamente specializzati.
Spicca, tra i tanti interessanti aspetti del variegato mondo dell’istruzione mondiale, com’è peraltro normale che sia, la sua grande eterogeneità che rende del tutto impossibile tracciare una traiettoria unica e idonea per tutte queste realtà. Il sistema di istruzione di un Paese non può che essere rappresentativo e specchio della sua cultura, della sua identità, è la trasmissione di questa cultura e identità il tratto distintivo di ciascuno di questi sistemi d’istruzione.
Ciò significa che il curriculum scolastico varia da paese a paese, così come varia è la metodologia didattica adottata dai docenti di ciascun di essi. Allo stesso modo le modalità di reclutamento dei docenti e i requisiti previsti per accedere alla professione sono altrettanto vari. Non tutti i docenti di tutti i Paesi sono laureati, o lo sono nelle materie di insegnamento, per esempio, così come non tutti i docenti dei vari Paesi vengono sottoposti a concorsi abilitanti per accedere alla professione; vi sono Paesi in cui l’assunzione di un docente è del tutto simile all’assunzione in qualsiasi azienda privata, tramite colloquio diretto con i capi di istituto.
Tuttavia, tra i docenti intervistati per la ricerca effettuata a latere per completare la raccolta dati confluiti nel Global Education Monitoring Report 2023, c’è unanimità nel dare assoluto rilievo alla conoscenza approfondita della materia che ogni docente deve insegnare.
Infatti, come riportato nella citazione sottostante: la tecnologia non può far diventare, come d’incanto, competente un docente impreparato, mentre, se applicata adeguatamente, da un docente che ha piena padronanza della materia che insegna, essa può fornire agli studenti ottime opportunità per imparare in modo significativo, coinvolgente e rigoroso.
Technology cannot transform a bad teacher into a good one, but in the hands of teachers who are strong in their content areas and in how to teach that content, technology can help create meaningful, engaging, and rigorous learning opportunities for students.
IL GLOBAL EDUCATION MONITORING REPORT 2023 – I DOCENTI SONO DAVVERO REFRATTARI ALLA TECNOLOGIA? – L. R. CAPUANA (lrcapuana.com)
Con buona pace di chi in Italia ritiene obsolete le discipline focalizzando tutta l’attività di docenza nello sviluppo delle competenze. Ma, soprattutto con buona pace di chi aderisce senza senso critico alla indiscriminata occupazione delle scuole in Italia di strumenti digitali forniti con i soldi del PNRR che tanti più benefici avrebbero apportato se impiegati per ammodernare e mettere a norma gli edifici, per ridurre il numero di studenti per classe e per assicurare un’istruzione di qualità a tutti.
© L. R. Capuana




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