L’incendio sviluppatosi nel locale “Le Constellation”, locale pubblico ma proprietà privata, ha provocato una tragedia immane che si sarebbe dovuta evitare, e le scuole italiane, edifici pubblici di proprietà di comuni e province in che condizioni si trovano? Sono a prova di emergenza?
Sulla tragedia della notte di capodanno che si è consumata in una località turistica svizzera si è scritto e detto a profusione, qui vorrei fare delle riflessioni su aspetti che, ritengo siano state sfiorate ma non approfondite nel dibattito pubblico.
Tra le dichiarazioni ufficiali che più mi hanno colpito c’è quella dell’ambasciatore italiano in Svizzera secondo il quale i gestori del locale in Italia sarebbero stati arrestati subito. Mi colpisce perché in questa dichiarazione si sceglie di puntare il dito contro il singolo, nel caso di specie i proprietari del locale che, da quanto sta emergendo pare abbiano delle responsabilità , mentre si assolve interamente il sistema che ha consentito che ci fossero delle criticità nella sicurezza.
Lo stesso fanno coloro che si stupiscono della presunta incoscienza dei ragazzi di fronte al pericolo, come se chi va ad una festa non dia per scontato che il posto sia a norma e che chi di competenza non abbia assolto a tutti gli obblighi di legge sulla sicurezza. Sarebbe come dire che ognuno di noi debba sincerarsi della sicurezza di qualsiasi luogo pubblico prima di varcare la soglia. Ridicolo oltre che assurdo.
A me pare invece che ogni volta che si individua il colpevole nel singolo si finisca per negare le vere responsabilità . Si sceglie di sorvolare, trascurare e negare che gli organi preposti alle autorizzazioni e al controllo non hanno svolto il loro lavoro, ovvero che il sistema del profitto ad ogni costo prevale su qualsiasi dovere istituzionale.
Le vittime sono quasi tutte giovanissime
Le vittime della tragedia sono 40, la maggior parte dei quali giovanissimi, due addirittura appena quattordicenni. Gli italiani sono sei, tutti studenti; molti anche i feriti gravi di nazionalità italiana e anch’essi giovanissimi tanto che il ministro Valditara ha disposto un minuto di silenzio in tutte le scuole italiane per mercoledì, 7 gennaio, giorno di rientro dalle sospensioni didattiche per le festività . Lo stesso ha anche rilanciato l’idea di introdurre corsi obbligatori di sicurezza e antincendio nelle scuole.

Tali corsi sono già obbligatori per il personale docente e ATA così come previsto dal D. lgs. 81/08; così come sono, già da decenni, obbligatorie per tutte le scuole almeno due esercitazioni di evacuazione nel corso dell’anno scolastico, così come previsto dal D. M. 26/08/92.

Ciò che il ministro ha trascurato di dire che è questa tragedia avvenuta in un locale pubblico con misure di sicurezza alquanto discutibili potrebbe avvenire in una qualsiasi scuola italiana; nel qual caso sarebbe infinitamente più grave in quanto le scuole sono edifici pubblici.
Qual è lo stato di sicurezza delle scuole italiane?
Tenendo conto che la maggior parte degli edifici scolastici italiani è datata, in particolare per quanto riguarda quelli che ospitano scuole secondarie di secondo grado, risalenti in gran parte al periodo tra gli anni ’60 e ’70; non stupisce che stando ai dati pubblici disponibili in rete non ci sia da stare tranquilli, infatti:

Il sovraffollamento delle aule è una criticità significativa
Il problema della sicurezza degli edifici scolastici italiani conta anche un’altra criticità , quella forse anche più sottostimata rispetto alle altre, quella derivante dal sovraffollamento delle aule. Tra l’altro corre l’obbligo di segnalare che la normativa a tutela di tutti coloro che “abitano” questi luoghi quotidianamente c’è ed è stringente per quanto riguarda attiene ai criteri che determinano il numero di studenti per classe. Quindi, se la normativa in materia ancora vigente è la seguente:

E’ evidente che essa viene sistematicamente disattesa. Ad entrare in conflitto con le disposizioni indicate sopra dal D. M. 26/08/1992 è il DPR 81/09 a firma dell’allora ministro, Mariastella Gelmini. Si ricorda che fu proprio il duo Gelmini-Tremonti che scipparono la scuola di quasi nove miliardi, tagli giustificati come razionalizzazione della spesa pubblica; quindi nel 2009 i decisori politici hanno ritenuto che fosse più cogente imporre un risparmio di spesa a costo anche di minare la sicurezza di studenti e personale docente, tant’è che il DPR 81/09 modifica significativamente i numeri:

E allora il DPR 81/2009 supera o abolisce il D.M. 26 agosto 1992?


Ma per il ministro le “classi pollaio” non sono un problema
Forte anche dai risultati delle prove INVALSI e dall’interpretazione dei dati fornita dal presidente Ricci, il ministro sostiene che il sovraffollamento delle classi incida solo in minima parte sul rendimento degli studenti che, al contrario, è maggiormente condizionato dalle disuguaglianze socio-culturali.
Tuttavia altri studi dimostrano il contrario, tra queste spicca quanto rilevato dal Global Education Monitoring Report 2023 secondo cui “una riduzione significativa del numero di studenti per classe” sarebbe utile “affinché l’arte dell’insegnamento si possa dispiegare in modo più funzionale alle esigenze dei discenti, favorendo contesti più idonei per una didattica effettivamente inclusiva che tenga conto appunto dei divari ancora persistenti tra gli studenti”.
Che il numero di studenti per classe sia un aspetto rilevante anche per la loro sicurezza pare non essere minimamente preso in considerazione da chi decide in merito che invece, come già rilevato in apertura, medita di introdurre corsi sulla sicurezza, seppur già in essere, scaricando ancora una volta ogni responsabilità , quando si verificano tali tragedie, sul singolo anziché mettere in discussione un sistema che favorisce il profitto e predica tagli di spesa in barba ad ogni normativa già esistente sui criteri individuati per la sicurezza.
La questione qui, a mio avviso, è ancora più grave perché sono le istituzioni a trascurare la sicurezza di personale e studenti.
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© L. R. Capuana

