IL GLOBAL EDUCATION MONITORING REPORT 2023 – TECNOLOGIA E ISTRUZIONE

In questo terzo appuntamento dedicato al Global Education Monitoring Report 2023, si passa dagli aspetti più generali analizzati nel post precedente, a quelli più inerenti l’effettivo impiego della tecnologia nel mondo dell’istruzione dando conto dei risultati che la ricerca in questione ha potuto verificare. 

In breve, si può anticipare che da quanto si evince dal rapporto l’interrelazione tra impiego della tecnologia e istruzione non è del tutto chiara in termini di efficacia. Infatti, non appare così essenziale l’impiego della tecnologia per migliorare i risultati di apprendimento degli studenti a livello generale, mentre risulterebbe più opportuno, ai fini di migliorare i risultati di apprendimento degli studenti che, questi siano in grado di padroneggiare sia i sistemi analogici che quelli digitali.

COMPETENZE DIGITALI ESSENZIALI OGGI

Ma cosa si intende per competenze digitali? Secondo il glossario fornito dalla ricerca, le competenze digitali che si ritengono necessarie oggi sono quelle elencate sotto:

  • essere in grado di spostare un file da una cartella ad un’altra;
  • utilizzare i comandi copia-incolla all’interno di un documento;
  • spostare documenti da un dispositivo ad un altro;
  • inviare e-mail contenenti allegati;
  • realizzare delle presentazioni digitali con immagini, o senza, grazie ai più comuni software;
  • scaricare o caricare documenti;
  • collegare tra loro dispositivi diversi;
  • scaricare e configurare software;
  • utilizzare formule semplici sui vari fogli di calcolo;
  • scrivere un programma utilizzando un linguaggio informatico.

Dunque, si potrebbero considerare competenze di base, infatti si tratta di attività che mediamente si compiono quasi quotidianamente specie se si lavora in contesti professionali amministrativi e, tra quelle elencate sopra, l’ultima è forse la competenza meno diffusa tra la popolazione adulta. Probabilmente perché è quella che non si è chiamati ad usare in ambito professionale se non specialistico.

Esse comunque figurano come quelle che si potrebbero definire oggi indispensabili anche solo per poter svolgere semplici mansioni, non solo in campo lavorativo ma anche in ambito privato, si pensi ad esempio all’online banking, agli acquisti online che oramai sempre più persone effettuano con una certa regolarità, oppure nel caso sia necessario scaricare una fattura in allegato ad un’e-mail, o ancora quando si deve trasformare un documento da formato di video scrittura a formato PDF.

Lo studio rileva anche che la popolazione adulta che ha questo tipo di competenze le ha sviluppate in contesti di apprendimento non formali, in altre parole fuori dai contesti scolastici e, quindi, di apprendimento formali; si tratta di competenze acquisite da autodidatti oppure tramite formazione sul lavoro.

TECNOLOGIA E ISTRUZIONE

Lo studio UNESCO in questione ha anche il compito, per quanto possibile – si vedrà infatti che non è sempre possibile misurare con indubbia certezza alcuni obiettivi –, di verificare  quali benefici l’impiego della tecnologia in contesti scolastici produce e se la didattica integrata alla tecnologia è in grado di sviluppare negli studenti almeno queste semplici competenze digitali di base.

Infatti, la seconda parte della ricerca si concentra sulla verifica dello stato dell’istruzione rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile. Essa entra più nel merito di ogni sua fase: dall’infanzia fino all’istruzione universitaria, compresa quella tecnica, professionale e l’istruzione per adulti. Indaga su aspetti concreti come l’edilizia scolastica e gli ambienti scolastici, si interroga se l’energia solare può in qualche modo sopperire in modo sistemico alla carenza di corrente elettrica di molte scuole di molte aree del mondo, o se la tecnologia può essere di sostegno a chi per studiare è costretto ad un pendolarismo spesso insostenibile.

Il focus di tutto lo studio rimane però sempre l’equità e l’inclusione per ridurre e finanche eliminare barriere e divari socioeconomiche e culturali.

 Il Global Education Monitoring Report 2023, dà conferma inoltre, di quanto già osservato da tanti docenti e genitori, ossia che durante il periodo pandemico la didattica digitale ha avuto un impatto significativo sull’istruzione in generale; sebbene, inizialmente quasi ovunque il suo impiego è stato improvvisato e poco strutturato, nel lungo termine sono stati individuati modalità più consapevoli sia in termini di condivisione di materiali, sia in termini di interazione tra docenti e discenti. In moltissimi casi la didattica a distanza ha indubbiamente consentito agli studenti di restare comunque attivi nonostante i diffusi lock down a livello globale.

Tuttavia, è stato proprio durante l’emergenza sanitaria da Covid-19 che si sono palesati con maggiore evidenza i divari socioeconomici che tuttora sussistono sia tra diverse aree geografiche del pianeta, sia tra diversi strati sociali anche all’interno dei cosiddetti paesi più avanzati. Quindi, se da un lato la didattica digitale ha fornito un apporto indiscutibilmente positivo evitando che gli studenti restassero inattivi per periodi troppo lunghi, dall’altro ha anche dimostrato che l’istruzione in presenza è sicuramente più vantaggiosa per quanto concerne la serenità dei giovani e che quella a distanza invece produce effetti negativi sulla loro salute mentale incrementando l’ansia e i livelli di distrazione.

In alcuni contesti per monitorare la concentrazione degli studenti online durante le lezioni si è fatto ricorso a dispositivi come il riconoscimento facciale, il controllo dei movimenti delle palpebre e persino l’utilizzo di dispositivi che misuravano i movimenti sulle sedute degli studenti finché non si è intervenuti in quanto tutte queste modalità di monitoraggio sono state dichiarate invasive, lesive della privacy e come forme di controllo inaccettabili.

Ch. 18 Sustainable Development and Global Citizenship – p. 283

Pertanto, sebbene per didattica a distanza non si intenda solo quella digitale, tant’è che è considerata tale anche la didattica tramite programmazione televisiva o radiofonica impiegata in moltissime aree rurali dei Paesi meno sviluppati; nel caso specifico della didattica digitale, ovunque si è potuto constatare che questa, nei più giovani e nei bambini è da limitare in quanto gli effetti negativi sul loro apprendimento e sulla loro serenità superano di gran lunga quelli pur positivi.

Altro elemento da tenere in considerazione è che gli studenti già soggetti a divario socioeconomico con la didattica digitale a distanza hanno subìto un ulteriore ampliamento di tale forbice. Infatti, lo studio rileva che quegli studenti con libero accesso in ambiente domestico a dispositivi e quindi adusi al loro utilizzo non hanno avuto alcun contraccolpo dal repentino e improvviso cambio di modalità di insegnamento e apprendimento, mentre quelli con scarsa dimestichezza per mancanza di accesso a casa hanno riscontrato grandi difficoltà nel mantenere il passo con i loro pari.

Ch. 16 Equity – p. 264

COME ADOTTARE L’INSEGNAMENTO DELLA TECNOLOGIA E COME INTEGRARLA ALLA DIDATTICA TRADIZIONALE

I metodi didattici scelti per introdurre la tecnologia in ambito scolastico sono alquanto eterogenei e le singole scelte dipendono dai contesti culturali e dalle condizioni economiche dei vari Paesi membri dell’ONU.

In alcuni Paesi, come quelli dell’Est europeo o asiatico, la tecnologia è sistemica ai vari curriculum scolastici e si tratta di disciplina obbligatoria e impartita come materia a se stante. In altri, come la Germania l’informatica è una materia che si può scegliere in alternativa allo studio di una lingua straniera. In tutti questi casi, tuttavia, informatica o, più genericamente, l’insegnamento della tecnologia avviene in indirizzi di studio più specialistici e professionalizzanti. In genere è anche legata ad una più spiccata manualità e ad un utilizzo più mirato a studi incentrati sulla grafica, disegno industriale e simili.

p. 183

Ma la tecnologia può essere anche integrata alla didattica tradizionale e quindi non rappresentare una materia a se stante, pertanto diventa essenziale il ruolo dei docenti che, oltre alla conoscenza delle loro discipline, devono anche essere messi in condizioni di sviluppare competenze digitali che non siano solo limitati all’impiego degli strumenti digitali, bensì avere anche quelle da adottare per creare contenuti di qualità da poter usufruire in classe e mettere a disposizione dei loro studenti.

Il rapporto, in ogni caso, rileva che il suo impiego è tanto variegato quanto vari sono i sistemi di istruzione e la cultura caratterizzante ogni Paese. Tuttavia, seppure in presenza di così tante diversità, è possibile stabilire che ognuna di queste scelte metodologiche, pur facendo emergere degli effetti positivi, in nessun caso si può affermare con inconfutabile certezza che di fatto la tecnologia abbia risvolti totalmente trasformativi tali da poter essere impiegata in sostituzione complessiva della didattica tradizionale, al contrario si può invece sostenere che è più utile bilanciare i due approcci in modo equilibrato per ottenere i risultati migliori.

LA PROFESSIONE DOCENTE RISULTA POCO APPETIBILE PER I DOCENTI “STEM”

L’elemento invece che accomuna tutti i Paesi che sono stati presi in esame durante lo studio è relativo alla scarsità di docenti specializzati in materie STEM. In tutti questi Paesi infatti è sempre molto difficile reclutare queste figure professionali che, essendo altamente specializzati, preferiscono inserirsi in contesti professionali molto più remunerativi e dove possono avere accesso a crescita culturale e prestigio professionale.

p. 186

Questa penuria sistemica e trasversale che si può registrare nella stragrande maggioranza dei Paesi membri dell’ONU, specie in quelli più avanzati, viene, talvolta, aggirata impiegando personale docente non specializzato, ovvero con nessun titolo di studio formale in materie scientifiche o con titoli di studio diversi rispetto a quello che sarebbe richiesto. Dai dati raccolti anche dall’OCSE, attraverso sondaggi tra gli studenti e tramite i risultati delle prove OCSE-PISA, gli esiti dimostrano che questa pratica lascia insoddisfatti gli studenti che dichiarano di non avere avuto esperienze didattiche positive, in quanto la scarsa preparazione dei docenti su materie come scienze o matematica ha reso meno chiare e accessibili le loro lezioni. Allo stesso modo, i risultati derivanti dalle prove OCSE-PISA hanno dimostrato altresì che gli studenti che hanno avuto docenti senza alcuna preparazione specifica sulla materia insegnata hanno avuto esiti negativi.

p. 186

Ne consegue che la scelta di reclutare personale scolastico poco o per nulla preparato nelle materie di insegnamento, anziché rendere più appetibile la professione a laureati STEM, non è stata all’altezza delle aspettative riposte dai sistemi di istruzione che l’hanno perseguita ed è stata poco efficace anche in termini di risultati degli apprendimenti degli studenti. Il rapporto segnala inoltre che, laddove i docenti STEM sono stati scelti per la loro preparazione, gli studenti hanno apprezzato la chiarezza delle lezioni e ispirato molti a proseguire gli studi in questi indirizzi.

L’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA SULLA SCRITTURA E LA LETTURA QUALI VANTAGGI DETERMINA?

Un altro aspetto controverso indagato dal Global Education Monitoring Report 2023 è l’efficacia della tecnologia nella scrittura. Ovvero, risulta più efficace la scrittura manuale o quella su dispositivi digitali?

Anche in questo caso i risultati non forniscono alcuna certezza, posto che si tratti di due tipi di tecnologie che predominano in modo diverso, quella che adopera penne e matite su carta e quella che si avvale di schermi e tastiere. Entrambe giocano un ruolo nell’atto fisico della scrittura e tuttavia nessuna delle due chiarisce se l’una è migliore dell’altra sullo sviluppo dell’apprendimento degli studenti e se una più dell’altra migliora le capacità linguistiche nell’atto della scrittura da parte degli studenti. Al contrario, molteplici studi dimostrano che entrambe possono avere benefici nell’apprendimento degli studenti.

Alcuni di questi studi mostrano che la scrittura manuale attiva nei bambini di cinque anni anche i circuiti cerebrali sviluppando la loro abilità di lettura, così come, per gli studenti più grandi, essi assimilano meglio i contenuti prendendo appunti tramite la scrittura manuale; allo stesso tempo, ci sono studi che attestano il contrario e tuttavia si rileva che molto dipende anche dal tipo di lingua, infatti, ad esempio nel caso del cinese la scrittura manuale produce molti più vantaggi nell’acquisizione della correttezza ortografica e fonetica degli studenti.

Va inoltre sottolineato che molti di questi studi condotti dai nuovi approcci della neuroscienza si basano essenzialmente su studi condotti su adulti, ne consegue che non vi è alcuna certezza che gli effetti registrati, in un senso o nell’altro, su questi soggetti siano poi effettivamente riscontrabili in soggetti in età evolutiva.

Le medesime incertezze esposte sopra sulla relazione tra tecnologia digitale e scrittura si palesano anche per quanto riguarda la capacità di lettura. Tra l’altro, il Global Education Monitoring Report 2023  sottolinea che, mentre quest’ultima viene sottoposta a misurazione standardizzata sia nelle prove OCSE-PISA, sia in prove standardizzate nazionali, desta qualche perplessità la scelta di non misurare anche la capacità di scrittura con le stesse modalità anche se, si rileva nello studio, la misurazione standardizzata delle capacità di lettura degli studenti a livello globale presenta peraltro un’ulteriore anomalia. Le prove di lettura a cui vengono sottoposti tutti gli studenti dei vari Paesi membri dell’ONU che partecipano alle rilevazioni OCSE-PISA sono tarati sui parametri individuati per la lingua inglese, di fatto, quindi, non tengono in alcun conto le differenze specifiche delle altre lingue.

Questo fa sì che, la velocità di lettura ritenuta come indicatore di padronanza linguistica per l’inglese, rappresenti un fattore di svantaggio per gli studenti con altre madre-lingue che non possono essere misurate con i medesimi parametri, come accade per il cinese o per l’arabo. Rispetto alla lingua inglese, infatti, sia il cinese che l’arabo presentano peculiarità che la velocità di lettura misurata risulta del tutto incongruente per stabilire il livello di padronanza dello studente. Oltretutto, è interessante notare che per molti studenti che affrontano le prove in arabo questa non è la loro lingua madre in quanto l’arabo ufficiale è per la maggior parte di essi lingua L2 essendo per lo più appresa a scuola e non in contesti domestici dove predominano un numero indefinito di dialetti o varianti rispetto all’arabo considerato ufficiale.

Ch. 17 Youth and Adult Literacy – p. 276

QUALI COMPETENZE SONO RICHIESTE SUL LAVORO

Dal punto di vista più strettamente professionale si tratta, rileva il rapporto, di un concetto, sicuramente importante e tuttavia, troppo vasto e, allo stesso tempo, troppo legato ai vari contesti specialistici per poter essere misurato. Gli indicatori scelti per verificarne gli sviluppi riflettono la difficoltà nell’identificare parametri che possano essere realmente utili per individuare i progressi compiuti in un contesto che registra variabili in costante cambiamento data la velocità delle innovazioni tecnologiche in atto. Inoltre, le abilità richieste variano a seconda dei contesti professionali, per cui se una specifica abilità può risultare vantaggiosa professionalmente in un settore particolare non è detto che lo sia altrettanto in un altro.

Se ne deduce che la trasformazione tecnologica interesserà sempre più tutti gli ambiti professionali anche se in modi diversi e quindi risulta necessario che la forza lavoro abbia una buona padronanza in tecnologia digitale e questo nonostante non sia possibile prevedere quali tipologie di lavoro saranno maggiormente interessati da queste crescenti richieste.

Tra l’altro gli studi al momento disponibili non sono tutti concordi su eventuali perdite di posti di lavoro a causa dell’introduzione dell’intelligenza artificiale, nei settori in cui l’automazione è già da tempo realtà non si prevedono ulteriori perdite, in ogni caso molto dipende dai contesti nazionali.

p. 253

Ciò che invece suscita perplessità è che, nonostante la sempre maggiore richiesta di personale specializzato in materie STEM e non solo in ambiti strettamente scolastici, il numero di laureati in queste discipline rimane nel tempo piuttosto stabile il che spiega, da un lato perché sono così pochi i docenti con preparazione specialistica su queste materie e, dall’altro perché si rischia, nel lungo termine, che nemmeno in contesti professionali si riuscirà ad avere un numero sufficiente di specialisti STEM che possano fare formazione aziendale.

È pur vero però che molti profili professionali integrano i requisiti più specificamente legati alle competenze digitali e quindi non necessariamente queste figure professionali debbano essere laureati in ingegneria informatica o in altre materie STEM, può invece accadere che queste competenze facciano parte del bagaglio professionale anche di professionisti specialisti in altri settori.

p. 255

Nel prossimo post si analizzeranno gli aspetti più significativi relativi all’inclusione e all’equità, soprattutto per quanto riguarda la dispersione scolastica e il ruolo che le condizioni socioeconomiche hanno circa la loro completa alfabetizzazione, sull’effettivo completamento degli studi di bambini e studenti e su quali opportunità vengono loro date per far sì che trovino il loro posto nel mondo.

© L. R. Capuana

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