MA “L’ACCOUNTABILITY” DELLO STATO VERSO LA SCUOLA PUBBLICA E STATALE? NON PERVENUTA!

SEMPRE E SOLO PROPAGANDA

Vi ricordate come negli anni ’90 vi fu una martellante retorica della lotta agli sprechi e alla corruzione? Fu così opprimente che alla fine all’opinione pubblica fu fatta ingoiare una quantità sterminata di privatizzazioni e liberalizzazioni tanto da far credere che fosse una svolta benedetta perché passò l’idea che tutto ciò che era pubblico era irriformabile e marcio per definizione, corrotto in modo irrimediabile per cui l’unica soluzione praticabile era appunto la privatizzazione svendendo tutto ciò che era di proprietà dello Stato, decentralizzando servizi e celebrando, come la panacea di tutti i mali, le autonomi per soddisfare meglio i bisogni del territorio, il tanto prezioso territorio non quello nazionale però, no, bensì quello locale, anzi localissimo con le comunità in sostituzione del popolo italiano.

Il risultato di questa gigantesca operazione propagandistica voluta e ideata dai soli noti?

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I responsabili principali della corruzione e degli sprechi non hanno mai pagato, a pagare tutto invece ‘è sempre il cittadino, quello a cui l’ospedale o la USL recapita un foglietto in cui si informa il cittadino che la sua visita specialistica, il suo esame diagnostico o il puro esame di prevenzione costa un TOT all’ente erogante, per cui il cittadino si sente anche responsabile della spesa sostenuta dalla Regione di residenza per la sua salute, come se questo cittadino non pagasse le tasse o comunque non ne avesse diritto. Il risultato è che la sanità non è più servizio nazionale, ma regionale, il risultato è anche che lo Stato – e quindi i suoi cittadini – non ha più controllo sulle infrastrutture delle reti di tele-comunicazioni tanto che l’istallazione della fibra ottica, ad esempio, è stata appaltata alle solite multinazionali; non ha più controllo sul trasporto e non ha più nemmeno una compagnia aerea di bandiera divorata da dirigenti; la rete stradale in mano a sciacalli che incassano denari ma non si curano della manutenzione, nemmeno quella ordinaria. Poi vai a capire perché la gente muore.

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SCUOLA E PRIVATIZZAZIONE, MA LA CORRUZIONE E GLI SPRECHI RESTANO

L’unica istituzione dello Stato che ancora regge bene o male è l’istruzione, paradossalmente proprio alla mancanza di vero spirito corporativo tra la classe docenti che ancora oggi si chiedono se aderire allo sciopero di domani; professionisti che mettono al primo posto gli studenti anche se ciò significa, quasi sempre, un danno significativo per la categoria nel suo insieme.

Tuttavia, nemmeno il sistema di istruzione è passato indenne dalla smania inoculata della lotta agli sprechi e alla corruzione, così anche la scuola subisce l’autonomia scolastica che è stata introdotta con il pacchetto delle cosiddette leggi Bassanini nel 1997. Da quel momento in poi, a piccoli passi quasi inavvertitamente – avete presente la storia della rana bollita, ecco – inizia il tracollo e si comincia a parlare di rendicontazione, razionalizzazione, di costi e benefici, di efficacia e di efficienza.

Del resto si può mai essere contrari alla lotta agli sprechi e alla corruzione? Sarebbe da irresponsabili e allora via alla valutazione di sistema e all’autovalutazione, alle innovazioni ovunque come prezzemolo.

E poi, guardate un po’, qua sotto spunta questa perla da leggere bene.

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Allora altro che lotta agli sprechi e alla corruzione, altro che quella magnifica dicitura che si legge in quasi ogni documento ministeriale “senza oneri aggiuntivi per lo Stato”, altro che rendicontazione responsabile dell’operato o, per dirla con un termine più sofisticato, altro che accountability!

“Senza oneri aggiuntivi per lo Stato” vuol dire che tutto ciò che è istruzione, scuola è considerato un onere dallo Stato, mentre dovrebbe essere molto più semplicemente un investimento nel e per il futuro.

I DOVERI DELLO STATO VERSO LA SCUOLA

Ma una volta tanto vogliamo parlare dell’accountability, dei doveri che lo Stato ha, delle sue responsabilità nei confronti dei cittadini, della scuola?

Per quale ragione allora gli istituti scolastici privi di strumenti necessari per la didattica come laboratori scientifici, informatici o palestre debbano fare progetti per ottenerli, per quale motivo serve un PON per acquistare pc e dotare le scuole che ne sono prive di connessione alla Rete? Per quale ragione le scuole devono chiedere alle famiglie contributi volontari per acquistare ciò che è indispensabile agli studenti, e quelle scuole i cui studenti non hanno famiglie in grado di versare tali contributi che fanno, rimangono senza la dotazione necessaria per fare scuola? Peraltro questa richiesta sarebbe illegittima secondo le norme dello Stato.

Se un edificio scolastico non è a norma, norma statale, è dovere dello Stato far sì che lo sia, è dovere dello Stato garantire la dotazione organica per tempo, ovvero all’inizio delle lezioni e per tutte le scuole del Paese; così come lo è garantire un ambiente salubre, nel rispetto delle Sue norme; è dovere dello Stato garantire un numero di studenti per classi che non superi quello previsto dalle norme di sicurezze, quello ritenuto idoneo da tutti i docenti, ossia di 15 unità. E’ dovere dello Stato, specie in contesti sociali più a rischio dispersione e abbandono, dotare le scuole degli strumenti necessari per evitare l’emorragia di studenti, quindi creare le condizioni perché le scuole possano avere sostegno e lavorare in stretta collaborazione con i servizi sociali, con gli operatori ed educatori di comunità in cui molti di questi studenti risiedono o dalle quali sono seguiti.

In quelle scuole dove sussiste un’alta incidenza di studenti non italofoni è dovere dello Stato garantire figure professionali certificate e di comprovata competenza come i mediatori culturali, docenti abilitati ad insegnare italiano L2; sempre lo Stato deve garantire a questi studenti un percorso chiaro che prima di tutto deve assicurare equità e che sia didatticamente idoneo a superare l’ostacolo principale che è il disagio linguistico e quindi soddisfare la loro priorità essenziale, l’acquisizione della lingua italiana; è lo Stato che deve istituire in ogni scuola che ne abbia bisogno corsi di italiano intensivi in modo capillare su tutto il territorio nazionale, per tutte le scuole senza lasciare che queste enormi difficoltà vengano scaricate sulle spalle di docenti, dirigenti sensibili al problema e dotati di buona volontà perché serve innanzitutto conoscenza dei problemi e competenza per risolverli senza che il disagio linguistico diventi discriminazione o, peggio ancora, razzismo.

E’ lo Stato che deve provvedere ad istituire centri di aggregazione e potenziamento scolastico pomeridiani per compensare a carenze strutturali tipiche di certi ambienti di provenienza in modo da far recuperare agli studenti più svantaggiati anche le famose lacune pregresse e far conseguire loro gli altrettanto famosi “prerequisiti” pretesi da certi docenti specie alcuni dei vari licei, seppure non esista una sola norma che parli di prerequisiti per gli studenti della scuola dell’obbligo.

Iniziamo a pretendere accountability da parte dello Stato prima che dai singoli individui e solo dopo si potrà eventualmente pretendere una valutazione di sistema, valutazione che con 15 alunni per classe non può che essere positiva perché con una classe di quelle dimensioni qualsiasi metodo didattico funziona dal più vetusto, gentiliano e vituperato metodo trasmissivo della lezione frontale a quello più in voga e celebrato da tutti i pedagogisti del mondo, il metodo ludico. Una valutazione che non sia ovviamente la farsa dell’INVALSI, un altro carrozzone mangia soldi e covo di corruttele.

Iniziamo a pretendere lo smantellamento di questi carrozzoni che favoriscono privilegi, clientelismo, nepotismo alla faccia del merito; iniziamo a pretendere che i soldi vengano investiti nella scuola per studenti e docenti ai quali non viene riconosciuto un aumento degno da anni, ai quali non si rinnova il contratto da ben 40 mesi, ai quali si dice sempre che non ci sono soldi mentre i soldi si sprecano.

Iniziamo a pretendere che lo Stato faccia il suo dovere verso la scuola pubblica e statale!

#iosciopero

© L. R. Capuana

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