IL GLOBAL EDUCATION MONITORING REPORT 2023 DELL’UNESCO

In questo secondo appuntamento entriamo nel vivo di una riflessione più dettagliata circa l’annuale pubblicazione UNESCO del Global Education Monitoring Report 2023 che quest’anno ha per titolo: “Technology in Education, A Tool on Whose Terms?”

Nel post precedente, L’AGENDA ONU 2030 PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, A CHE PUNTO SIAMO?, ci si è posti l’obiettivo di inaugurare una rubrica periodica dal titolo TECNOLOGIA E ISTRUZIONE, COSA DICE L’ONU? Lo scopo che ci si prefigge è quello di diffondere questo studio, per molti aspetti interessante, tra quelli che sembrano più rilevanti si segnala un approccio razionale all’impiego della tecnologia in ambito scolastico mettendone bene in evidenza anche i risvolti negativi, quindi fuori da ogni visione ideologica. 

Global education monitoring report, 2023: technology in education: a tool on whose terms? – UNESCO Digital Library

Lo studio in questione ha suscitato scarsa attenzione negli organi di informazione nazionali più rappresentativi, sempre molto attenti invece a commentare, solitamente in modo positivo, ogni pubblicazione a firma OCSE-PISA. Questa scarsa attenzione desta qualche sospetto anche in virtù del fatto che, proprio in questo momento, molte istituzioni scolastiche si accingono a formalizzare gli impegni di spesa dei fondi del PNRR così tanto incentrati sull’acquisto di dispositivi digitali e software per la didattica, per lo più, forniti da grandi multinazionali dell’hi-tech principalmente pensati e commercializzati inizialmente per settori aziendali e solo dopo il boom di utilizzo in ambiente scolastico, a causa della pandemia, si sono imposti nel settore dell’istruzione facendo affari prima impensabili.  

Cos’è esattamente il Global Education Monitoring Report 2023? Trattasi del rapporto annuale con il quale l’UNESCO, dando mandato a ricercatori indipendenti, monitora lo stato di avanzamento dei Paesi in merito agli obiettivi posti dall’SDG 4 (Sustainable Development Goal), ossia quello sull’istruzione, nell’ambito dell’AGENDA ONU 2030 per uno sviluppo sostenibile.

Pubblicato il 26 luglio di quest’anno, in quest’occasione, funge anche da verifica di medio termine per fare un bilancio che mette a disposizione dei vari Paesi membri dell’ONU sull’istruzione. Il titolo significativo con cui è stato pubblicato e presentato al Summit SDG a settembre di quest’anno è: “Technology in Education, A Tool on Whose Terms?”

https://www.un.org/en/conferences/SDGSummit2023

Sin dalle prime parole del prospetto riepilogativo del lavoro in questione si chiarisce subito che, a dispetto della decantata trasformazione che l’impiego della tecnologia digitale ha avuto sull’istruzione, come  sostenuto da molti, essa in realtà, appare ancora alquanto discutibile e dipende invece dai diversi livelli socioeconomici dei Paesi presi in esame, dal loro reddito, dalla preparazione e disponibilità dei docenti di applicarla. Inoltre, le risultanze evidenziano un impatto molto variegato e si ritiene tra l’altro che il rapporto costi e benefici, nel breve e nel lungo periodo, rispetto all’impiego della tecnologia digitale siano significativamente sottostimati per quanto riguarda i primi e sovrastimati i secondi.

Tra l’altro, con la domanda posta nel titolo: ‘A Tool on Whose Terms?’ (Uno strumento a quali condizioni e di chi?), la ricerca dimostra che le regole nell’uso della tecnologia sono imposti dall’esterno dell’ambito scolastico e non sono, quindi, sempre rispondenti ai bisogni del settore in questione. Lo studio viene pubblicato insieme al lancio della campagna #TechOnOurTerms (la tecnologia alle nostre condizioni), con la precisa volontà di spronare chi ha competenze in merito e, dopo attenta valutazione, di prendere decisioni fondate su prove concrete e prioritariamente rispondenti ai bisogni degli studenti,  dunque, che l’impiego della tecnologia in ambito scolastico sia adeguato, equo e sostenibile.

unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000385723/PDF/385723eng.pdf.multi – p. V

Esso fornisce una bussola affinché i decisori politici siano resi edotti nel compiere queste scelte. Ai decisori politici si chiede, quindi, di osservare bene il contesto in cui le loro decisioni verranno calate, verificare l’effettiva idoneità dell’impiego della tecnologia per quel contesto specifico e per i bisogni di apprendimento espressi da quel contesto. Ad essi viene chiesto di non trascurare nessuno, di concentrarsi invece in modo più consapevole proprio sugli emarginati. Viene loro ricordato di verificare le prove a sostegno dell’impatto che la tecnologia può avere e di raccogliere i dati necessari al fine di prendere una decisione avveduta in termini di costi. Infine, viene loro chiesto di guardare avanti assicurandosi che i loro programmi siano rispondenti alla loro visione complessiva di sviluppo sostenibile.

unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000385723/PDF/385723eng.pdf.multi – p. V

Il rapporto sottolinea l’importanza di imparare a vivere con e senza la tecnologia digitale; di imparare a discernere tra ciò che l’abbondanza di informazione dissemina selezionando ciò che è utile e necessario e tralasciando ciò che invece non lo è; di imparare ad usare la tecnologia come strumento complementare e non come sostituto delle relazioni umane specie quella tra docente e discente. L’impiego del digitale in ambito scolastico dovrebbe focalizzarsi sui risultati da esso prodotti nell’apprendimento e non sul digitale fine a se stesso; dovrebbe migliorare l’apprendimento, la tecnologia digitale non deve sostituire bensì essere complementare all’interazione vis á vis tra studenti e docenti.

unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000385723/PDF/385723eng.pdf.multi – p. V

Questa ricerca, corposa e ricca di informazioni illustrate anche da grafici e tavole esplicative molto utili, è divisa in due parti.

La prima, di cui ci occupiamo in questa sede, consiste di dieci capitoli che indagano il rapporto tra istruzione e tecnologia digitale iniziando con domande specifiche come: può la tecnologia aiutare l’istruzione ad affrontare le più importanti sfide? Oppure, come facciamo a sapere se la tecnologia ha un effetto positivo sull’istruzione e ancora su cosa si concentrano i vari Paesi quando investono in tecnologia per l’istruzione?

Uno degli aspetti più interessanti dalla lettura di questo studio è che in esso trovano conferme molte delle osservazioni compiute da docenti di tutto il mondo circa il divario concreto esistente ad ogni latitudine del mondo tra studenti provenienti da ambienti famigliari di livello socioeconomico medio alto e quelli che provengono da contesti di livello socioeconomico medio basso, ovvero che i primi sono avvantaggiati rispetto ai secondo in quanto già in possesso di dispositivi digitali nel loro ambiente domestico mentre gli altri spesso vengono a contatto con essi solo in ambienti scolastici, posto che questi abbiano la disponibilità di fornire a ciascuno studente un dispositivo per imparare ad usarlo facendo pratica.

p. 101

La ricerca continua poi  la sua analisi indagando sul rapporto tra equità e inclusione sia per quanto riguarda l’accesso alla tecnologia riservato ai gruppi disagiati quali possono essere studenti in zone rurali e distanti da centri urbani con disponibilità di connessione alla rete molto limitata, in alcuni casi addirittura si rileva che molte scuole sono persino sprovviste di corrente elettrica, o come per gli studenti  che hanno disabilità di vario tipo.

Il terzo capitolo, sempre nell’ambito dell’equità e l’inclusione il rapporto analizza quali opportunità vengono offerte in termini di contenuti, chi ne detiene la proprietà, come vengono distribuiti e quale il loro livello di qualità.  Qui lo studio segnala che in effetti l’accessibilità e la qualità sono proporzionati al reddito dei Paesi in cui si trovano le scuole, sicuramente per i costi sempre alquanto elevati di questi strumenti, ma si evidenzia anche che la maggior parte di questi, detenendo la proprietà intellettuale,  non sono affatto compatibili con altri sistemi e soprattutto sono incompatibili con sistemi open access che sarebbero invece gratuiti pertanto più equi. Non solo, in esso i ricercatori evidenziano anche che la creazione di contenuti a cui spesso i docenti stessi  possono dare un contributo attivo, di fatto però poiché la proprietà intellettuale dei contenuti rimane ai soggetti fornitori sia di software che di piattaforme, la condivisione tra colleghi e scuole con contratti che li legano ad altri soggetti è del tutto impossibile.

Quanto alla qualità di detti contenuti anche su questi aspetti la ricerca in questione solleva dubbi legati alla possibilità concreta che questi colossi hi-tech possano progettarli esclusivamente per soddisfare loro specifici interessi, veicolando messaggi e contenuti volti a manipolare la cultura e l’identità dei Paesi che li acquistano e questo allarme è rivolto soprattutto all’utilizzo indiscriminato dell’intelligenza artificiale che, pescando a piene mani e senza alcun discernimento effettivo, le informazioni che circolano in rete, non possono nemmeno tenere sotto controllo la correttezza delle informazioni fornite.

Per quanto concerne l’aspetto relativo ai benefici che gli studenti ne traggono se, da un lato, si osserva che la tecnologia ha ancora grandi potenzialità da dispiegare, dall’altro si evidenzia anche che un’esposizione eccessiva degli studenti alla tecnologia ha effetti negativi sulle loro prestazioni e aumenta la loro distrazione. In merito alle abilità digitali la ricerca segnala che la loro acquisizione è importante nel mondo contemporaneo, tuttavia dimostra anche che esse sono innanzitutto difficili da misurare e che comunque si possono acquisire anche al di fuori dallo specifico ambito dell’istruzione formale, inoltre attraverso le sue indagini conoscitive si evince che ogni Paese membro adotta strategie strettamente connesse con le varie culture caratterizzanti i singoli Paesi e che dunque non si può dire che la metodologia debba essere omogenea e standardizzata rispetto alle modalità e gli strumenti messi in campo per favorire negli studenti, e non solo, l’acquisizione di queste abilità.

Altrettanto interessante è il capitolo dedicato alla gestione dell’enorme mole di informazioni che può essere raccolta ,da un punto di vista meramente tecnico, non vi è dubbio che la tecnologia già disponibile oggi è perfettamente in grado di produrre banche dati capaci di velocizzare in modo esponenziale operazioni che diversamente richiedono più tempo e impegno personale da parte dei docenti, quali ad esempio le valutazioni svolte tramite verifiche effettuate online grazie alle tante piattaforme disponibili; oppure, ad esempio il fatto che essa favorisce l’accessibilità a tutti gli enti interessati di poter tracciare senza problemi le traiettorie di studio dei singoli studenti registrati e inseriti nel sistema.

Allo stesso tempo però questa possibilità si scontra con aspetti etici relativi alla riservatezza dei suddetti dati e al loro utilizzo anche da parte di soggetti non strettamente legati al mondo dell’istruzione e più interessati al loro sfruttamento per scopi pubblicitari, dediti a creare, attraverso questi dati profili degli utenti a fini commerciali anche riguardo a minori. Ma c’è anche un altro rischio di cui non si può non tener conto, ovvero un’eventuale schedatura di studenti che, come nel caso della California, parte dall’età infantile fino all’età adulta con grave danno alla libertà individuale in quanto consiste in una forma di controllo statale alquanto inquietante. Di fatto si tratta di una schedatura a vita di adolescenti tracciandone le ipotetiche traiettorie future e, in qualche modo, finendo per marchiare a fuoco studenti sin dalla più tenera età fino al conseguimento di un titolo di studio finale, e oltre, quasi a determinarne lo sviluppo e proprio in una fase della vita, ovvero quella della crescita, in cui i cambiamenti sono alla base del loro percorso di vita e che tuttavia verrebbero cristallizzati da questo tipo di tracciamento. Oltretutto, mettendo gravemente in discussione il diritto di ciascuno di non rendere pubblici dati sensibili comprese quelli relative allo stato di salute.

p. 153

Per ulteriori analisi vi diamo appuntamento alle puntate successive.

© L. R. Capuana

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