IL GLOBAL EDUCATION MONITORING REPORT 2023 – LA TECNOLOGIA NELL’ISTRUZIONE, UNO STRUMENTO COME ALTRI

Se, come abbiamo visto nel terzo post della rubrica, Tecnologia e istruzione, cosa dice l’ONU?, i dati raccolti, analizzati e pubblicati dal Global Education Monitoring Report 2023 ci dicono che l’interrelazione tra tecnologia e istruzione non risulta essere essenziale per migliorare la capacità di apprendimento degli studenti e che il suo impiego non ha, di fatto, trasformato l’istruzione nel suo insieme; ma piuttosto che la tecnologia è solo uno strumento come un altro e come tale va utilizzato senza farlo diventare un feticcio.

Ciò che invece il Global Education Monitoring Report 2023 ci dice è che è essenziale che nei Paesi membri si creino le condizioni perché ogni studente possa completare gli studi e che abbia accesso all’istruzione universitaria o, in alternativa quella terziaria.

Gli aspetti cruciali individuati dall’ONU che vanno ben oltre la tecnologia nell’istruzione nel senso che siamo a livelli di sussistenza sono essenzialmente due: il primo è che vi siano disposizioni di legge che rendano almeno una parte del ciclo di studi obbligatorio per tutti e il secondo che questo ciclo di studi sia gratuito.

SOLO UN’ISTRUZIONE OBBLIGATORIA E GRATUITA RIDUCE LA DISPERSIONE SCOLASTICA

I dati, infatti, dimostrano che laddove l’istruzione dall’infanzia alla secondaria di secondo grado è obbligatoria e gratuita il completamento degli studi da parte degli studenti raggiunge ottimi livelli pur restando una quota di dispersione che è sempre legata ai divari socioeconomici e quindi alle disuguaglianze sociali che ancora persistono in molte aree del mondo, come in molte zone disagiate anche all’interno dei Paesi più avanzati.

È poi ormai assodato che l’ambiente di provenienza degli studenti gioca un ruolo spesso determinante nello sviluppo cognitivo del bambino e dunque anche nella sua capacità di apprendimento, ma è anche un elemento di svantaggio nella percezione esterna. Capita, infatti che, a parità di prestazione, lo studente che proviene da un contesto famigliare con divario socioeconomico ottenga voti meno brillanti di uno studente che proviene da un contesto ritenuto più solido subendo così un doppio svantaggio.

LE DISUGUAGLIANZE SOCIOECONOMICHE SI RIFLETTONO NELLE PRESTAZIONI SCOLASTICHE

Un contesto famigliare svantaggiato non vuol dire però che la famiglia non si curi dell’istruzione dei propri figli, solo che le loro condizioni socioeconomiche spesso non consentono loro di dare quel sostegno in più che, altri studenti, più fortunati, ricevono e ciò può essere dovuto al fatto che i genitori dei primi sono oberati da preoccupazioni materiali che impediscono loro di avere tempo per seguire i figli nello studio domestico, oppure che non hanno gli strumenti per comprendere le esigenze scolastiche dei figli vuoi perché magari sono immigrati, oppure perché loro stessi hanno un livello basso di scolarizzazione. I dati dimostrano che bambini che crescono in ambienti famigliari in cui dispongono di almeno tre libri per l’infanzia essi crescono in un ambiente famigliare stimolante che consente loro anche di sviluppare migliori prestazioni scolastiche.

https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000385723
p. 235 Ch. 13: Early Childhood Education

Pertanto, se è vero che un ambiente di provenienza che offre ampio accesso sin da piccoli a libri, a dispositivi elettronici e ad un contesto ricco di stimoli favorisca una crescita anche intellettiva più ricca sin dai primi anni di vita, c’è anche un fattore sociale che contribuisce alla disuguaglianza e nel caso specifico della valutazione a scuola è l’effetto alone, ossia poiché si pensa comunemente che quel tipo di allievo non può avere delle prestazioni sopra la media, chi valuta è portato a far avverare la propria previsione e con la valutazione lo inchioda in quella fascia.

A tal proposito va evidenziato che gli studenti con maggiori difficoltà scolastiche che provengono, appunto, da famiglie disagiate con bassi livelli di scolarizzazione, quando completano il loro ciclo di studi e ottengono titoli accademici si configurano come studenti di prima generazione che raggiungono tali obiettivi e la loro provenienza è alquanto eterogenea.

GLI STUDENTI DI PRIMA GENERAZIONE

Molti di loro sono di origine migratoria, spesso bilingue che a casa parlano la lingua del paese di origine e che, quindi, devono anche superare un disagio linguistico. Pertanto, laddove esistono dei progetti volti a sostenere questi studenti nel superamento dei loro ostacoli, che non sono solo di ordine socioeconomico, come si è delineato, tali progetti dovrebbero essere pensati per offrire aiuti concreti anche riguardo alla valutazione delle loro prestazioni, è importante, dunque, che il sistema istituzionale non si focalizzi solo sul raggiungimento degli obiettivi scolastici fissati in tempi rapidi magari prescindendo dagli sforzi da essi compiuti e dal fatto che il loro impegno e la loro fatica è doppia rispetto ai nativi o comunque rispetto a quegli studenti che godono di maggiori vantaggi famigliari.

CHI HA FAME NON STUDIA E NON IMPARA

In questo quadro complessivo va altresì evidenziato quanto sia altrettanto cruciale il binomio povertà-fame, o un’alimentazione inadeguata che causa obesità. Per quanto ovvio e banale giova ricordare che i bambini che soffrono la fame non sono in condizioni di dare il meglio di sé a scuola. Infatti, laddove sono stati introdotti dei buoni progetti di mensa scolastica aumenta anche il livello di apprendimento degli allievi. In moltissimi casi, anche nei Paesi più sviluppati, l’unico pasto caldo e nutriente che questi bambini e ragazzi possono mangiare è grazie al pasto quotidiano della mensa scolastica; durante la pandemia è emerso che il lock down delle scuole ha privato molti studenti di quest’unica opportunità di avere accesso a cibo e di non patire la fame, viceversa laddove il servizio mensa è stato mantenuto nonostante il lockdown delle scuole questo ha evidenziato ulteriormente quanto sia importante fornire un buon servizio mensa per far fronte alle emergenze.

https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000385723
p. 225 – Ch. 12: Primary and Secondary Education

Inoltre, i dati pubblicati dal Global Education Monitoring Report 2023 sull’analisi costi-benefici svolta su 14 Paesi a basso o medio reddito, dimostrano che a fronte di una spesa di 11 miliardi di dollari spesi i benefici sono stati stimati come l’equivalente di 156 miliardi di dollari. I servizi mensa specie se forniti senza spese per le famiglie più disagiate producono anche un significativo incentivo alla presenza a scuola degli studenti che ne usufruiscono. Oltretutto, i servizi mensa se progettati bene, continua la ricerca, favoriscono significativamente anche l’occupazione locale.

https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000385723
p. 226 – Ch. 12: Primary and Secondary Education

DISUGUAGLIANZE DI GENERE, UNA TENDENZA CHE CAMBIA

Come si è già evidenziato tra gli aspetti più rilevanti indagati dal Global Education Monitoring Report 2023 c’è indubbiamente l’equità. Va segnalato che gli indicatori scelti (completamento del percorso di studi a vari stadi, istruzione primaria o secondaria) presentano delle oggettive difficoltà in quanto essi rappresentano una vasta possibilità di combinazioni anche in termini di caratteristiche individuali, come ad esempio il reddito e il collocamento geografico dei vari soggetti esaminati, ciò fa sì che parlare di un’unica tendenza non sarebbe corretto. Inoltre, risulta particolarmente difficile mettere a confronto contesti globali in cui i vari Paesi hanno differenze significative anche per quanto concerne la definizione delle caratteristiche che si dovrebbero paragonare.

Tuttavia, i progressi compiuti per ridurre il divario tra generi riguardo al completamento degli studi secondari mostra delle tendenze interessanti pur tenendo ben presente l’eterogeneità dei contesti globali. Di fatti, seppure già nel 2010 si era raggiunta una parità di genere a livello globale, nel periodo successivo si è registrata una tendenza contraria, ovvero, nel 2017 è stata rilevata una disparità nei confronti della popolazione maschile, solo 95 studenti maschi su 100 studentesse completavano il ciclo di studi della scuola secondaria.

https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000385723
p. 260 – Ch. 16: Equity

Il Global Education Monitoring Report 2023 precisa, tra l’altro, che l’analisi in questione verte essenzialmente su divari che riguardano il conseguimento di apprendimenti minimi e che nonostante ciò i dati denotano che seppure le studentesse in generale dimostrano una padronanza maggiore rispetto agli studenti da un punto di vista generale, i maschi continuano ad ottenere risultati migliori rispetto alle femmine in scienze e matematica e questo nonostante si è registrato quasi ovunque una sensibile diminuzione di disuguaglianze di genere.

FONDI PUBBLICI, I FINANZIAMENTI STATALI PER L’ISTRUZIONE FANNO SEMPRE LA DIFFERENZA

A fronte di quanto si è dato conto finora del Global Education Monitoring Report 2023 appare evidente che i finanziamenti pubblici sono essenziali perché un sistema di istruzione pubblico possa funzionare e garantire a tutti i suoi studenti una buona qualità di istruzione per tutti.

L’ultimo capitolo del rapporto, il capitolo 22 è dedicato proprio ai finanziamenti. Sin dalle prime battute il rapporto denuncia l’inadempienza di molti Paesi membri nel raggiungere gli obiettivi che essi stessi avevano concordato per il 2030.

Molte delle difficoltà, soprattutto per i Paesi membri con basso o medio basso reddito, risiedono nel loro debito pubblico che peraltro si aggrava ad ogni crisi economica. Per molti di questi e, in particolare, dopo l’emergenza pandemica da Covid-19, la situazione è diventata così precaria che rinunciano ad accendere prestiti seppur con tassi di interessi agevolati. Ma il rapporto evidenzia anche i problemi di finanziamento legati alle disuguaglianze fiscali che ancora oggi affliggono il contesto globale; cionondimeno, il rapporto rileva che anche in quei Paesi dove in questi anni c’è stato un aumento delle entrate fiscali non sempre queste vengono investite per migliorare i sistemi di istruzione. Si tratta, in effetti, di scelte politiche che contraddistinguono appunto l’eterogenea compagine dei Paesi membri dell’ONU.

Il Global Education Monitoring Report 2023, infine, dopo un’analisi riguardanti i costi che i Paesi membri dovrebbero sostenere per migliorare l’edilizia scolastica al fine di offrire spazi salubri, adeguati e ben attrezzati agli studenti, dedica ampio spazio ai costi per far fronte alla transizione digitale che, di fatto, risultano proibitivi anche per i Paesi più avanzati e che è quanto mai realistico che i Paesi più poveri possano affrontare con un ulteriore scarto in termini di uguaglianza ed equità.

La stragrande maggioranza di questi costi si rinnova peraltro con cadenze regolari perché i dispositivi digitali hanno una durata breve ed è quindi necessario sostituire le macchine ogni cinque anni al massimo, senza contare i costi per l’elettricità e la connessione alla rete non solo per le scuole. D’altronde non si può effettivamente parlare di transizione digitale se non si contempla tale svolta anche per le utenze domestiche e, con tutta evidenza, le famiglie nei Paesi più svantaggiati non hanno alcuna possibilità di partecipare alla transizione digitale, specie quando il loro problema più urgente è sfamare i propri figli.

Ne consegue che se non si affronteranno questi problemi da una prospettiva globale non ci sarà alcuna possibilità di garantire equità e ridurre quanto più possibile le disuguaglianze socioeconomiche che rimangono i principali fattori che ad oggi impediscono un reale sviluppo equo e sostenibile per tutti.

Nel prossimo appuntamento della serie, , so dedicherà uno spazio tutto centrato sui docenti intervistati per questo rapporto e alla loro disponibilità a mettersi in gioco per quanto riguarda la digitalizzazione dell’istruzione evidenziando nel frattempo le tante differenze che compongono il quadro internazionale dei sistemi di istruzione.

© L. R. Capuana

Leave a Reply