COME E QUANDO SI E’ PASSATI DAL WELFARE STATE AL NEOLIBERISMO

Per comprendere la portata e l’estensione di questo snaturamento bisogna guardare al passato e a cosa ne è stato dei diritti sociali e al welfare state che ha caratterizzato le politiche dei governi socialdemocratici europei per tutto il periodo che va dal secondo dopoguerra alla fine della guerra fredda.
Durante il cosiddetto “trentennio glorioso”, come lo definisce Anna Cavaliere, in molte costituzioni dei paesi europei, si riconoscono diritti sociali che, risalenti alle istanze avanzate a seguito della Rivoluzione francese al grido di Liberté, Égalité, Fraternité,e poi ricompresi nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo dell’ONU nel1948, si concretizzano nel diritto al lavoro, alla salute e all’istruzione, è grazie ad essi che si realizza uno sviluppo economico inedito con un costante tasso di disoccupazione in diminuzione, mentre nel contempo, si rafforza il concetto secondo cui “i diritti di libertà, politici e sociali sono presentati come indivisibili” e perciò altrettanto significativo è lo stretto rapporto che si ha tra “libertà e uguaglianza (che) diviene (…) fondante della cittadinanza democratica”.
È sempre in questo periodo storico, prosegue Cavaliere, che si afferma un modello di società in cui è “il potere pubblico a guidare ambiti significativi dell’economia” e altresì “a rendersi garante che certi standard di vita siano assicurati a tutta la popolazione, come precondizione dell’effettivo accesso alla vita democratica”[18].
È in quest’ottica, osserva ancora Cavaliere, “che gli interventi pubblici in senso universalistico raggiungono livelli inediti”[19] e mai più riproposti successivamente; tra questi importanti interventi, anche in Italia, va annoverata una feconda stagione di sviluppo del sistema d’istruzione. I decreti delegati con il loro apporto di democratizzazione della scuola italiana risalgono, infatti, a questo periodo e in questo stesso periodo si sono poi arenati.
Infatti, già a partire dalla seconda metà degli anni Settanta e primi anni Ottanta, quell’approccio che si può interpretare come un deterrente anche simbolico al modello sovietico a cui i paesi europei dovevano contrapporre un sistema di benessere sociale che potesse contenere le istanze di uguaglianze e libertà che i grandi movimenti operai internazionali avevano instillato, subisce un capovolgimento complessivo e inizia ad imporsi incontrastato quel “pensiero economico e politico (…) [che] ha reputato il riconoscimento dei diritti sociali insopportabile dal punto di vista economico”[20].
Questi chiari segnali di cambiamento, provenienti dal mondo economico soprattutto, furono a suo tempo evidenziati da Federico Caffè che nel 1977, come ci dice Giulio Gisondi citando un suo testo, sostiene che “la retorica della competizione e dell’efficienza” tesa a giustificare la necessità di ridurre la spesa pubblica a favore dell’austerità fosse «una colossale mistificazione» e un impulso di «liberismo economico» che mirava a rendere l’occupazione sempre più precaria a scapito dell’occupazione diffusa e stabile per comprimere «condizioni, diritti e salari dei lavoratori», ovvero ridurre quegli ideali ereditati dalla Resistenza come orizzonte cui proiettarsi per un mondo in cui costruire un concreto «progresso sociale e civile».[21]
È in questo contesto storico che la torsione neoliberista si innesta prepotentemente in tutte le politiche scolastiche che hanno trasformato nel profondo la scuola italiana. La mistificazione delle parole ha un ruolo decisivo in questa operazione che, come si è già accennato, vede protagonista l’intero arco parlamentare.
La mistificazione delle parole modifica inevitabilmente la realtà perché è proprio attraverso l’uso accurato dei termini scelti che si può manipolare l’opinione pubblica e oggi, nell’epoca consumista e della comunicazione pervasiva, avverte Vance Packard, ognuno di noi è influenzato molto più di quanto possa pensare. La psichiatria e le scienze sociali sono stati impiegati per contribuire massicciamente a questo condizionamento delle persone da parte dei cosiddetti “persuasori occulti”, segnala Packard nell’omonimo testo, la “psicanalisi di massa” da anni è al servizio di una industria multimiliardaria a puri fini propagandistici, senza che questi esperti palesino alcuno scrupolo, pur di promuovere i prodotti dei loro committenti, siano essi, continua Packard, “manufatti, idee, ideali, atteggiamenti, candidati politici, o stati d’animo”[22].
Già nel 1957, anno di pubblicazione del libro negli Stati Uniti, Packard informa i suoi lettori del fenomeno sempre più diffuso di “imbonimento” di cui, in una prima fase, vede soprattutto l’industria pubblicitaria statunitense in prima linea assoldando schiere di psicologi ed esperti delle scienze sociali per sviluppare metodi di persuasione efficaci nella ricerca del “marketing motivazionale”. Tuttavia, continua Packard, chiunque abbia interesse ad ottenere vantaggi da queste nuove tecniche di persuasione inizia a farne largo uso, tra questi non mancano politici, istituti di beneficenze e uffici del personale[23].
Per sottolineare l’impatto che il fenomeno della manipolazione delle persone ha, Packard evidenzia che proprio nel Paese dell’individualismo – inteso come la virtù dell’indipendenza e dell’autonomia della persona –, quello stesso individuo se non appartiene ad un gruppo è di per sé privo di valore.
La nuova tendenza è una sorta di «conformismo razionalizzato», dice Packard e aggiunge che, grazie alle scienze sociali emerge un nuovo profilo professionale, quello dei social engineer che, tiene a ribadire Packard, privi di scrupoli si mostrano ben disposti a manipolare gli esseri umani pur di risolvere problemi inerenti al personale di un’azienda. La manipolazione del comportamento umano da parte dei persuasori occulti inizia a dar vita a quello che, Packard definisce, “l’uomo etero-diretto con grande soddisfazione dei capitani d’azienda del tempo”[24].
L’imprevedibilità dell’essere umano, grazie agli studi sulla psicanalisi di massa, diventa oggetto di controllo manipolatorio, psicologi e social engineer diventano organici alle aziende e“cominciò a diffondersi la prassi di psicanalizzare in vari modi i dipendenti durante il lavoro, anche a loro insaputa”[25], sottoponendoli a test volti a verificare persino il loro grado di predisposizione alla socialità, al contempo si introduce la dottrina “del gioco di squadra”.
La pervasività di questi metodi, secondo Packard eticamente molto discutibili, non risparmiano neanche i giovani e ovviamente nemmeno le scuole. “Nella società fondata sulla vita di gruppo e sul consumo”, saranno proprio le scuole a creare il cittadino etero-diretto addestrato “con meccanica precisione” a soddisfare le esigenze delle aziende[26].
Ma questo è solo l’inizio. Infatti, in una scuola professionale di Los Angeles, i diplomati vengono “condizionati a collaborare psicologicamente con il datore di lavoro. Questo istituto”, grazie all’applicazione dell’ingegneria umana “plasma e regola la psicologia dei lavoratori dell’industria. Per suo merito, all’abilità e alla competenza manuale corrisponderà, nel lavoratore, la capacità di adottare un proprio atteggiamento di cooperazione verso il proprio lavoro, il proprio padrone, e i propri compagni” di squadra[27].
È evidente che si tratta di una forma di indottrinamento, nemmeno troppo velata, che già nell’immediato secondo dopoguerra inizia a diffondersi capillarmente negli Stati Uniti; partendo dalla pubblicità si insinua, prima nel mondo del lavoro e successivamente diventa gradualmente prassi consolidata anche nelle scuole.
Quindi, tecniche di persuasione studiate per manipolare la coscienza delle persone, mistificazione delle parole che modificano la realtà, come si è detto, sono tutte modalità propagandiste volte a privare i cittadini di una loro libera capacità di discernimento in modo subdolo e a fini squisitamente propagandistici dell’ideologia neoliberista, d’altronde, come evidenzia Nancy MacLean, “la democrazia è nemica della libertà economica”[28].
Interessi economici e ideologia politica si alimentano e si condizionano reciprocamente fino a tessere una rete che imbriglia la vita stessa delle persone comuni che si trovano loro malgrado impigliati in ciò che si configura come una profonda mutazione culturale, inizialmente negli Stati Uniti spostando il focus delle priorità, come abbiamo visto per il contesto europeo del “glorioso trentennio”, dalle conquiste sociali allo sviluppo economico che poggia sulla competizione, la libera impresa e il mercato libero. Del resto, sono questi i presupposti che avviano la nascita di un’Unione europea che muove i primi passi come mercato unico.
Ma affinché la propaganda neoliberista sia veramente efficace Nancy MacLean, riferendo del piano messo in atto dalla destra radicale statunitense che vede, il premio Nobel per l’economia del 1986, James McGill Buchanan tra i suoi massimi esponenti, mette in luce che la strategia messa a punto dovrà coinvolgere non solo intellettuali appartenenti agli atenei più stimati del Paese ma soprattutto i mass media cooptando giovani studenti di giornalismo allo scopo di fare da cassa di risonanza per un rinnovato presidio neoliberista[29].
[18] Anna Cavaliere, Esperimenti di giustizia interrotta. Democrazia, diritti sociali e neoliberalismo, in AA.VV. Capitalismo senza democrazia? – Libertà, uguaglianza e diritti nell’età neoliberale, a cura di Anna Cavaliere e Geminello Preterossi,; G. Giappichelli Editore, Torino, 2018, pp. 25-27.
[19]Ibidem.
[20]Ibidem.
[21] Giulio Gisondi, La falsa coscienza della sinistra italiana tra deflazione e crisi della sovranità democratica, in AA.VV. Capitalismo senza democrazia? – Libertà, uguaglianza e diritti nell’età neoliberale, a cura di Anna Cavaliere e GeminelloPreterossi,; G. Giappichelli Editore, Torino, 2018, pp. 145-46.
[22]Vance Packard, I persuasori occulti, nella collana “Einaudi Tascabili – Saggi”, Einaudi, Torino 1999, p. 6.
[23]Ivi, p. 10.
[24]Ivi, pp. 190-97.
[25]Ibidem
[26]Ibidem
[27]Ivi, p. 221.
[28]Nancy MacLean, Democracy in Chains – The Deep History of the Radical Right’s Stealth Plan for America, Scribe, Melbourne-London 2017, p. 152.
[29]Ivi, p. 122.

