La scuola snaturata dall’ideologia neoliberista

L’UNIONE EUROPEA COME PROMOTRICE DEGLI INTERESSI DELLE LOBBY

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Ed è esattamente ciò che accade con il Libro Bianco UE su istruzione e formazione del 1995[35]. Qui, sin dalla premessa al documento gli stati membri affermano che: “Questo investimento nel sapere gioca un ruolo essenziale ai fini dell’occupazione, della competitività e della coesione sociale. Questo Libro Bianco, nelle sue conclusioni afferma che: “le politiche di formazione e apprendistato che sono fondamentali per migliorare l’occupabilità e la competitività, vanno rafforzate specialmente attraverso la formazione continua” e “dispiega le azioni a cui gli stati membri dovranno attenersi nei loro paesi, fornisce le misure di sostegno che dovranno essere introdotte a livello comunitario”[36].

Ciò che colpisce immediatamente il lettore è che, il Libro Bianco dell’Unione Europea del 1995, sottolineando l’importanza che vi sia necessariamente un legame e una cooperazione tra i settori dell’istruzione di tutti i paesi membri e i loro rispettivi settori industriali, evidenzia altresì che l’istruzione non viene più intesa come uno strumento attraverso il quale l’individuo si emancipa, piuttosto come una qualifica imprescindibile per l’occupazione. Pertanto qualcosa di ben diverso rispetto a quanto veniva trasmesso con l’idea tradizionale di Bildung che, appunto “intende la conoscenza come mezzo attraverso cui pervenire all’emancipazione, all’indipendenza, alla consapevolezza del sé e ad alla maturità”[37], come ben descritto da Uljens.

Inoltre, è utile segnalare il maggiore risalto assegnato alle istituzioni scolastiche per la formazione professionale rispetto a quelle di istruzione generale o umanistica, perché, come sottolinea l’EU, è attraverso la formazione continua e l’apprendistato che si può assicurare l’occupabilità alla maggior parte delle persone, anche a coloro i quali per varie ragioni non completano alcun corso di studio in scuole che possano fornir loro certificazioni o qualifiche. Perciò l’UE è favorevole a riforme dei sistemi di istruzioni che diano, a chi abbandona la scuola prima di completare il corso di studio, delle forme di riconoscimento per lo sviluppo delle loro abilità (Certificazione Delle Competenze) in contesti anche informali e non necessariamente solo attraverso l’istruzione di tipo formale come quella impartita nelle scuole. Raccomandazioni, queste, interamente recepite da Letizia Moratti durante il suo ministero nei primi anni duemila, come vedremo.

E’ dunque in questo quadro generale che gli sforzi dell’UE che spingono verso il multilinguismo devono essere tenuti in considerazione. Infatti, la padronanza linguistica incoraggiata dall’UE è, ancora una volta, enfatizzata in vista del progetto di favorire le abilità individuali affinché l’individuo diventi una risorsa per il proprio futuro datore di lavoro e non per favorire lo sviluppo di queste capacità al fine di arricchire se stesso. Inoltre, per “sviluppare la padronanza linguistica in tre lingue comunitarie è auspicabile che si cominci a studiare le lingue straniere in età prescolare”. Infine, “si potrebbe anche sostenere che gli studenti della scuola secondaria studino certe discipline nella prima lingua straniera appresa[38].”

Da un punto di vista prettamente politico questa è la prima volta che il Content Language Integrated Learning (CLIL)[39] viene citato, anche se implicitamente, ed è proposto come una idea di uniformità in tutta l’UE, a prescindere dai sistemi di istruzione di ogni paese membro e le loro specifiche caratteristiche che sono anche emblematiche dei loro retroterra culturali e storici.

A quanto finora esposto fa da corollario quanto stabilito in merito al cosiddetto processo di Bologna da attuarsi entro il 2010 circa la costruzione “di uno spazio europeo dell’istruzione” che non propone “l’armonizzazione dei sistemi di istruzione dei paesi europei”, bensì la realizzazione di un sistema universitario fondato su due cicli di studio, di primo e secondo livello, sul trasferimento dei crediti didattici, sulla mobilità dei docenti e degli studenti, su titoli di semplice leggibilità e immediata comparabilità e sulla valutazione della qualità.

È tenendo ben in mente queste raccomandazioni che va letta l’autonomia scolastica che, con inedita solerzia, prosegue nel solco tracciato dall’UE (vedasi il percorso del comunemente detto “3+2” della riforma Berlinguer per l’università italiana e l’introduzione dei crediti anche scolastici) recependo supinamente le direttive dell’ERT dimostra con chiarezza che la politica ha abdicato al suo ruolo precipuo ed ha adottato quello di mero esecutore di ordini impartiti dai grandi potentati economici: le lobby.

L’azione di condizionamento politico, condotta con paziente perseveranza dall’ERT in Europa, è adottata con grande abilità dal suo omologo italiano, ovvero l’associazione no-profit TRELLE al cui interno troviamo anche un’altra associazione no-profit molto attiva per ciò che concerne l’istruzione italiana, la Fondazione Agnelli, che, di fatto, ha come scopo la realizzazione della scuola neoliberista e, come ci fa notare Massimo Baldacci, che è esattamente ciò che accade a partire dagli anni ’90[40], infatti sottolinea che anche le relazioni sociali devono conformarsi alla competizione globale e tra i nuovi concetti introdotti con termini scelti con cura c’è quello di “capitale umano” che, Baldacci spiega, è l’insieme di conoscenze e competenze utilizzabili nel processo produttivo tecnologicamente avanzato.

Pertanto l’individuo imprenditore deve essere egli stesso il capitale umano capace di sviluppare le competenze funzionali al processo produttivo, e la scuola deve diventare fabbrica di capitale umano secondo il principio funzionalista e produrre nuovi produttori ben attrezzati alla concorrenza[41]  la scuola allora diventa così la principale agenzia attraverso cui realizzare questo progetto ambizioso, perché, secondo la visione neoliberista, è assolutamente necessario educare precocemente alla competizione sin dall’infanzia e per far sì che si possa ben introiettare il principio della concorrenza tra pari si introduce un altro cavallo di battaglia del neoliberismo, l’idea della meritocrazia che incoraggia la pratica delle differenze tra chi merita e non merita il successo.

La scuola deve diventare palestra di competizione realizzando un sistema a cascata per cui gli istituti devono competere tra loro per conquistare e attirare iscritti, i docenti saranno in competizione tra loro e, a loro volta, spingeranno alla competizione i loro studenti realizzando pienamente la spinta competitiva necessaria alla produzione di capitale umano e quindi dell’individuo imprenditore di se stesso generando così massima efficienza[42].

Ne consegue dunque che questo meccanismo di competizione a tutti i livelli realizza la scuola-azienda progettata sin dal 1989, nel suo primo report, dall’ERT. È da queste basi che prende avvio quella che si rivelerà essere una trasformazione non solo strutturale, ma addirittura radicale del sistema di istruzione italiano, ovvero la realizzazione, della già citata, autonomia scolastica[43] varata nel 1997 da un governo di centro sinistra che, accettando come ineludibile, la cosiddetta terza via di Blair scende a compromessi con il neoliberismo di fatto, la competizione è la precondizione per l’autonomia scolastica: un istituto deve togliere iscritti ad un’altra scuola per sopravvivere ed evitare il dimensionamento[44].

È da qui, dunque, che viene avviato quel processo di profonda trasformazione e conseguente snaturamento della scuola pubblica statale italiana la cui trasfigurazione tradisce, come si è già detto, la scuola “organo” costituzionale tanto celebrata da Piero Calamandrei. Le scelte politiche propagandate come riforme di fatto si configurano come l’esatto opposto, ovvero controriforme, si tenterà di darne conto analizzando quelle che sembrano di maggior rilievo in quanto hanno impresso effetti e conseguenze più incisive sia riguardo alla foga di razionalizzazione della spesa pubblica, o almeno è con questo spirito che viene propagandata al grande pubblico, sia riguardo alla volontà di innovazione didattica rispondente alle esigenze delle nuove generazioni, come è stata pubblicizzata a più riprese.


[35]Commission of The European Communities, Brussels, 1995, COM (95) 590 def. White Paper on Education And Training – Teaching and Learning –Towards the Learning Society.

[36]Ibidem.

[37]ULJENS, Michael, 2007, «The hidden curriculum of PISA – the promotion of neo-liberal policy by educational assessment», in Researchgate.net, URL: <https://www.researchgate.net/publication/242131197_The_hidden_curriculum_of_PISA_-_the_promotion_of_neo-liberal_policy_by_educational_assessment1>, o URL: < http://www.vasa.abo.fi/users/muljens/pdf/the_hidden.pdf>&nbsp;, p. 7 [consultati il 10 ottobre 2020.

[38]Op. cit., Commissionof The European Communities, White Paper, p. 47

[39]CAPUANA, Lucia R., 2019, «Clil: sì o no?», in lrcapuana.com, URL: <https://lrcapuana.com/2019/04/11/%ef%bb%bfclil-si-o-no/>

[40]BALDACCI, Massimo, «Le trasformazioni della scuola nell’epoca del capitalismo neoliberista» nell’ambito degli eventi dei «Colloqui del Tonale 8 – Impugna il libro» in Officina dei saperi, video-conferenza registrata il 23 ottobre 2018, URL: <https://www.youtube.com/watch?v=BBWIo4UhXHo> [consultato il giorno 11 ottobre 2020]

[41]Ibidem.

[42]Ibidem.

[43] Legge 15 marzo 1997, n. 59,“Delega al governo per il conferimento per le funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa”, CAPO IV,  art. 21, commi 1 e 3.

[44]Legge 24 dicembre 1993, n. 537, “Interventi correttivi di finanza pubblica”, art. 4.

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