SUI FATTI DEGLI STUDENTI DI PALERMO E IN SOLIDARIETA’ ALLA COLLEGA, LA PROFESSORESSA ROSA MARIA DELL’ARIA

I FATTI

Per capire bisogna partire dai fatti che, un articolo pubblicato su www.ilpost.it, mi pare ricostruisca bene.

Dunque, il 28 gennaio 2019, un attivista monzese di destra invia un tweet al ministro Bussetti in cui scrive una serie di falsità, la più ignobile è quella in cui afferma che una professoressa avrebbe “obbligato dei quattordicenni a dire che Salvini è come Hitler”.

Successivamente, riferisce sempre “Il Post”, la sottosegretaria ai Beni Culturali in quota Lega, su Facebook, scrive che se fosse vero il docente in questione andrebbe interdetto dall’insegnamento e annuncia di aver “avvisato chi di dovere”. E’ a questo punto che si mette in moto la macchina burocratica che attiva ispezioni varie concludendo la vicenda con la sospensione dal servizio della docente, la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, per quindici giorni con relativa decurtazione dello stipendio. L’accusa è di “mancata vigilanza”. Il 16 maggio u. s. nell’istituto scolastico in questione viene inviata persino la Digos. A far cosa?

Questa è la catena di eventi che si susseguono dal 27 gennaio 2019, quando alcuni studenti dell’Istituto Tecnico Industriale “Vittorio Emanuele III” di Palermo, presentano in aula magna un video per riflettere sul significato della commemorazione della giornata della memoria.

ANALISI DEL LAVORO SVOLTO

Il lavoro degli studenti inizia con la frase: “drammaticamente la storia si ripete e ciò che è successo ieri potrebbe essere quello che accadrà domani”, immediatamente dopo inseriscono un testo poetico di Emily Dickenson. Seguono citazioni di notizie riportate dai giornali di “ieri”, appunto, accostate a notizie di oggi riprese dai media. Si citano anche le parole dell’Ammiraglio della Guardia Costiera in merito ai fatti della nave “Seawatch” e all’obbligo di soccorso in mare nonché all’obbligo di far sbarcare i migranti soccorsi in mare da quella nave per assicurare loro un porto sicuro. Vi è un ragionamento logico desunto da fatti di cronaca del passato e di attualità documentati e verificabili, dimostrando che sono in grado di discernere tra le notizie certificate e le cosiddette fake news hanno indicato di saper mettere in pratica le competenze acquisite sui banchi di scuola. Le analogie tra ieri e oggi, come sottolineato sopra dal verbo al condizionale in corsivo, intendono richiamare l’attenzione sul rischio che stiamo correndo. Infatti, la penultima slide del video pone una domanda, retorica quanto si vuole, ma non meno significativa per questo: “Ma allora cosa significa Celebrare un Giorno della Memoria?” e nell’ultima slide la risposta: “Significa impegnarsi per protestare contro quello che accade oggi, e non lasciarsi manipolare da una politica nazionalista e xenofoba che rischia di ripetere gli errori di allora”. Ecco, la chiusa è un monito per tutti.

VALUTAZIONE DEL LAVORO

Da docente forse l’unico appunto che avrei fatto io è sull’uso del verbo “protestare”, io avrei suggerito di sostituirlo con “vigilare affinché”. Ma mi sarei limitata a suggerire e basta. Perché il lavoro svolto benché, in alcuni punti forse, possa risultare ardito, è nell’insieme più che ben fatto. Innanzitutto perché hanno saputo esporre le loro deduzioni suffragate, da un lato da notizie tratte dai giornali dell’epoca a cui hanno fatto riferimento e, dall’altro, dalle notizie di attualità. Hanno cercato le fonti e le hanno verificate; non si può certo sostenere che siano false. Hanno cercato riferimenti letterari e li hanno usati correttamente per veicolare il loro messaggio che è quello di evidenziare quanto facile possa essere ripetere gli errori del passato, hanno utilizzato il condizionale “potrebbe essere quello che accadrà domani”, nel tentativo di calibrare le loro prese di posizione. Hanno scelto la musica più adatta al tema trattato. Hanno curato tutto nei minimi particolari.

LE COMPETENZE DIMOSTRATE DAGLI STUDENTI

Insomma hanno dimostrato che attraverso lo studio della storia e la lettura di opere letterarie si acquisisce la conoscenza necessaria per comprendere anche il presente. Paradossalmente, questi ragazzi con il lavoro fatto con quel video hanno semplicemente dato prova di aver sviluppato delle competenze, tanto care ai fautori della didattica innovativa per competenze; attraverso le conoscenze disciplinari acquisite tra l’estate scorsa e l’inizio dell’anno scolastico hanno rielaborato con un linguaggio personale e multimediale le informazioni raccolte, hanno sviluppato le proprie abilità di interpretazione e le proprie capacità di trarre delle personali conclusioni attraverso le inferenze. Nella valutazione di un lavoro svolto si parte dai criteri che possono essere: originalità del lavoro, capacità di sintesi, correttezza dell’uso delle informazioni e dei dati, correttezza delle fonti, correttezza della forma. Per tutte queste ragioni se dovessi dare un voto assegnerei senza esitazione dieci. Tra i criteri adottati non può esserci una valutazione dell’opinione espressa, verrebbe meno la fiducia degli studenti; nello sviluppo del pensiero critico, infatti, è fondamentale la libertà di esprimere le proprie opinioni ed è anche facendo errori che si impara a quell’età. Non è certo tarpando loro le ali perché il docente non condivide il loro pensiero che possano imparare ad approfondire, a fare ricerche, a porsi e porre domande, inoltre per esprimersi a quindici anni serve anche tanto coraggio. Non è facile per gli adolescenti esporsi.

LA LIBERTA’ DI DOCENZA A RISCHIO

Ma il punto centrale di tutta questa vicenda è che un’insegnante viene punita per le opinioni espresse dai suoi studenti e ad essa attribuite, sulla base di quali prove? Sulla base di cosa si pretende di affermare che dei ragazzi di seconda superiore non possano essere in grado di sviluppare un ragionamento autonomo mettendo insieme dati raccolti su siti istituzionali, citando discorsi fatti da personalità autorevoli, discorsi pubblici? Il video si chiude con una domanda che i ragazzi pongono e si pongono? Inoltre, l’accostamento è tra le leggi razziali del 1938 e il decreto sicurezza sottolineando che ciò che è accaduto in passato non è detto che non si ripeta. In nessuna parte del video si accosta il ministro dell’Interno a Hitler, come invece afferma il tweet di cui sopra. Costui sì che manipola e strumentalizza una vicenda di normale didattica.

E di cosa si accusa la docente? Di “mancata vigilanza”, ciò che significa la mancata vigilanza lo spiega bene questo link ma non è affatto questo il caso. Qui non c’è alcuna questione di vigilanza, a meno che non si ritenga che un docente debba “vigilare” sulle opinioni altrui, correggere gli errori di opinioni, quand’anche ce ne fossero, non spetta ai docenti e quei docenti che se ne arrogano il diritto stanno tradendo loro la funzione docente che è di fornire gli strumenti necessari affinché gli studenti possano diventare cittadini maturi e consapevoli.

Il compito del docente non è di censurare, bensì di creare le condizioni necessarie perché i ragazzi possano crescere e imparare serenamente. Ed è esattamente questo che ha fatto la collega Rosa Maria Dell’Aria, alla quale, ovviamente, va tutta la mia solidarietà perché è lei la vittima di una grave ingiustizia e di abuso di potere e con lei tutto la classe docente perché questa sanzione mina alla base la libertà di docenza come sancita dalla costituzione ed è bene ricordare ciò che recita l’art. 33

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

E’ importante ricordare anche cosa recita l’art. 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

PERCHE’ ALZARE SEMPRE PIU’ I TONI?

Bisogna allora chiedersi a chi e a cosa serve questo clima di tensione continua, di censura al dissenso. Nelle ultime settimane si sono susseguiti episodi allarmanti: lo striscione sul balcone rimosso dai vigili del fuoco; il tentativo, da parte della Digos, di sequestrare il cellulare ad una ragazza che, durante una manifestazione politica del ministro dell’interno, con il pretesto di un selfie fa una battuta, per lui, scomoda; l’arresto e schedatura di un settantenne che, sempre durante un’uscita pubblica del ministro, reggeva un cartellone di dissenso; solo per citarne alcuni. Molti di questi episodi hanno anche ispirato ironie divertenti che corrono sul web e sui social disinnescando forse il potenziale di cattiveria e odio che serpeggia in tutto il paese e che, si spera possa essere archiviato dopo le elezioni europee di domenica prossima. Resta però il fatto che esponenti di governo, forti delle loro cariche istituzionali, hanno oltrepassato il segno dando segno di manie di onnipotenza. E quasi quasi viene il dubbio che il video incriminato possa addirittura rivelarsi profetico.

© L. R. Capuana

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