GUELFI E GHIBELLINI: una polemica strumentale sullo sciopero del 17 maggio 2019!

volantino 4 per sciopero

L’antefatto

Ieri, 4 maggio 2019, ho scritto una nota sulla necessità di proseguire con la mobilitazione contro l’autonomia differenziata delle regioni del nord, nel caso specifico del comparto scuola significa aderire allo sciopero del 17 maggio 2019 contro la regionalizzazione dell’istruzione pubblica. L’articolo ha come titolo: SCIOPERO DEL 17 MAGGIO 2019, L’ULTIMA CHIAMATA! Il motivo di questo titolo è fin troppo chiaro e comunque lo spiego nel testo pubblicato.

Ciò che invece preme rilevare oggi è come le diatribe tra alcune sigle sindacali rischi di vanificare ogni sforzo e di spostare l’attenzione dalla questione di merito ad accuse anche personali che mi hanno tirato in mezzo, mio malgrado.

Le due date proposte per lo sciopero

Sin dall’inizio di questa campagna a favore dello sciopero che, inizialmente vedeva partecipi tutti i sindacati confederali annunciandolo infatti come uno sciopero unitario, c’è stata tanta diffidenza e amici dell’USB hanno tentato in tutti i modi di far convergere quanta più gente possibile sulla data da loro indicata nel 10 maggio.

A più riprese ho tentato di spiegare loro che la data del 17 maggio era, a mio avviso, più rispondente alle esigenze di un numero molto più consistente di docenti, già restii a partecipare ad uno sciopero sollevando obiezioni di vario tipo, tra l’altro ritenevo che la data del 17 maggio potesse funzionare meglio proprio perché indetto dalla stragrande maggioranza delle sigle sindacali, infatti via via si erano aggiunti anche i sindacati di base tra i quali l’UNICOBAS. Tutto ciò mi ha indotto a credere che questa volta ci fosse la reale intenzione di mobilitare una protesta di spessore per manifestare con forza il dissenso nei confronti di ciò che io ritengo essere un pericolo da non sottovalutare affatto. Le ragioni di questi miei timori li ho espressi in modo chiaro e articolato, spero,  già anche in un altro articolo pubblicato il 27 aprile u.s. e non serve ripetermi.

Tuttavia e a dispetto dei migliori auspici, come è oramai cosa arcinota, i confederali la notte tra il 23 e il 24 aprile hanno siglato un’intesa con il ministro e il presidente del consiglio revocando lo sciopero unitario. Ad essere precisi loro hanno parlato di sospensione della mobilitazione, nei fatti le cose sono precipitate perché giornali e TV hanno rimandato la notizia parlando di revoca.

Ad ogni modo si è preso atto di quanto accaduto e poiché invece l’UNICOBAS ha confermato lo sciopero c’è stato anche un tam tam sui social in particolar per continuare a sostenere la data del 17.

Le accuse reciproche tra esponenti dell’UNICOBAS e della CGIL

Senonché ieri su “La Tecnica della Scuola” è uscito un articolo di Reginaldo Palermo dal titolo : Regionalizzazione, contrordine compagni: per la CGIL è cosa buona e giusta con il link al suo interno ad una nota in pdf della CGIL in cui sono spiegati i punti su cui, il sindacato in questione, intende avviare una campagna informativa, cito testualmente:

che, svincolandosi dal dibattito “Nord vs Sud” o “Autonomia Sì vs Autonomia No”, concentri invece la rivendicazione sui punti valutati centrali e dirimenti dalla nostra organizzazione, a partire dalle già esistenti e insostenibili disuguaglianze:

    • è prioritario definire i LEP e le leggi di principio a garanzia dei diritti civili e sociali fondamentali e al fine di assicurare servizi pubblici efficienti su tutto il territorio nazionale, superando le carenze e i divari già oggi esistenti;
    • tali definizioni sono propedeutiche e, dunque, indispensabili all’identificazione di fabbisogni standard e di Fondi perequativi che, con il graduale superamento della spesa storica, assicurino l’uniformità delle prestazioni essenziali in tutto il territorio (non “minime”, ma “essenziali” cioè necessarie a rendere esigibile il corrispondente diritto e servizio pubblico definito dalla normativa);

Autonomia Sì vs Autonomia No

Al di là del fatto che non si può evitare il dibattito su “Nord vs Sud” tanto quanto non si può ovviare alla contrapposizione tra “Autonomia Sì vs Autonomia No” perché o si è favore dell’autonomia differenziata in senso fiscale, come rivendicato dalle regioni del nord (ricordo che nel frattempo si sono aggiunte anche Umbria, Marche, Piemonte e Liguria alle tre precedenti: Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna), o si è contro come lo sono le regioni del sud che inevitabilmente ne sarebbero penalizzate, come spiega chiaramente Gianfranco Viesti nei seguenti articoli che segnalo in ordine cronologico, il primo, in ordine di tempo, uscito sulle pagine de “Il Messaggero”, “Nord e autonomia/ La secessione dei redditi a spese del Sud”, di Gianfranco Viesti; il secondo, una recensione del libro di Viesti a firma di Giacomo Bottos, su “Pandora”, “Verso la secessione dei ricchi?” di Gianfranco Viesti; e il terzo di Ines Pierucci apparso su “Bonculture”, Intervista a Gianfranco Viesti. “Con l’autonomia rafforzata avremmo l’Italia di Arlecchino”; ciò che sarebbe interessante capire è come la CGIL intenda definire i LEP (livelli essenziali di prestazione), su quali basi e con quali criteri? e, soprattutto, essenziali in base a cosa? 

La smentita della CGIL

Tra l’altro l’articolo della “Tecnica della Scuola” è stato ripreso anche su “Contropiano”, sempre nella giornata del 4 maggio, e sui social media è stato rilanciato dal segretario dell’UNICOBAS, Sergio d’Errico, con toni accesi, per usare un eufemismo, nonché su “Micromega” è uscito anche un articolo a firma di Anna Angelucci, scatenando una bagarre che si è protratta fino ad oggi e che già ieri ha obbligato la CGIL a pubblicare una nota ufficiale di smentita delle interpretazioni che stanno girando in rete. Nella nota ufficiale il sindacato si dichiara “inequivocabilmente contrario all’autonomia differenziata del governo”, salvo poi dirsi favorevole ad un federalismo cooperativo. Ma, lo sciopero del 17 maggio 2019 ha sempre avuto come piattaforma principale la protesta contro l’autonomia differenziata tout court e ancor di più contro la regionalizzazione dell’istruzione pubblica e allora, le seguenti domande sono inevitabili, perché firmare quell’intesa ad aprile senza alcuna garanzia in merito, ma solo sulla base di promesse elettorali? Perché revocare lo sciopero unitario del 17 maggio e perché non tornare sui suoi passi dopo svariati appelli inviati da diverse associazioni che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica? La risposta io l’ho trovata proprio in quella nota ufficiale in cui si fa riferimento al federalismo cooperativo e che, personalmente, ritengo un concetto troppo vicino a quello dell’autonomia differenziata ed è sufficiente leggere la citazione di cui sopra per continuare ad avere sospetti in merito.

La mia personale posizione

Tuttavia, si tratta di una mia personale interpretazione e posso anche sbagliare; inoltre tengo a precisare che non faccio parte di alcuna associazione, se non al gruppo che ha promosso l’Appello per la scuola pubblica, non ho tessere sindacali, né di partito. Il mio impegno a favore dello sciopero è stato il semplice impegno di una cittadina e di una docente a titolo squisitamente personale. Non ho alcun interesse a favorire un sindacato contro l’altro e, quindi, con queste polemiche non ho assolutamente niente a che fare, apprezzo solo l’impegno dell’UNICOBAS in quest’occasione perché credo davvero che l’unico modo per manifestare il dissenso che tanti nutrono sulla questione specifica e per sensibilizzare l’opinione pubblica che, come ho già avuto modo di sottolineare, non è affatto informata dai media principali, è lo sciopero. Ma uno sciopero con una partecipazione massiccia e, ritengo, che spostare l’attenzione su varie strumentalizzazioni di parte serva solo a far scemare del tutto la tensione intorno a questa data che potrebbe essere davvero l’ultima per far sentire la voce dei cittadini e dei docenti, in modo particolare.

© L. R. Capuana 

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