PERCHE’ QUESTO SCIOPERO S’HA DA FARE! – 17 MAGGIO 2019 –

24 APRILE 2019: LA SCUOLA ANCORA UNA VOLTA DEFRAUDATA E VILIPESA

scuola1

Il grande bluff dei sindacati confederali

Nella notte tra il 23 il 24 aprile 2019, a conclusione di un Consiglio dei Ministri molto discusso e contrassegnato da polemiche che ancora oggi ci trasciniamo dietro – il governo è indiscutibilmente a trazione leghista, si è tenuto un incontro tra i sindacati confederali, da una parte, e il ministro Bussetti, titolare del MIUR, e il Presidente del Consiglio dei Ministri, Conte, dall’altra.

Alle sette e diciannove del mattino l’Ansa annuncia che è stato trovato un accordo tra le parti e pertanto i sindacati decidono di sospendere lo sciopero che era stato programmato per il 17 maggio venturo. Sempre l’Ansa riferisce che l’intesa prevede “tra l’altro più risorse per il rinnovo contrattuale e soluzioni per il precariato”. Non una parola in merito alla regionalizzazione, motivo principale per cui, a fatica, si era riusciti a convincere tanti docenti, ormai sfiduciati, ad aderire allo sciopero unitario, appunto del 17 maggio.
Per tutto il giorno giornali e TG rimandano la notizia sostenendo che sarebbe stato concordato un aumento di stipendio per la categoria, è sufficiente fare una ricerca veloce su GOOGLE e viene fuori un lungo elenco di giornali del mondo della scuola e non per avere la fondata idea che sia questa la notizia e che l’agitazione sindacale partiva proprio da una questione contrattuale.

La vera istanza dello sciopero del 17 maggio è la regionalizzazione

 

Cartina dell'Italia
http://www.aledo.it

In realtà regna grande confusione e mentre il paese intero viene informato di un’intesa pressoché epocale perché, si continua a ripetere – lo hanno fatto tutti i TG durante l’intera giornata –  che ci sarà il rinnovo contrattuale dei docenti bloccato da anni, sale il malumore presso gli interessati perché non era questa la ragione principale che, come si è già detto, aveva spinto tanti all’adesione allo sciopero. In ogni caso l’aumento se ci sarà partirà dal 2020 e le cifre sono vaghe, quanto la reperibilità delle risorse.

In effetti di ragioni sostanziali per manifestare pubblicamente la loro contrarietà e disaffezione nei confronti dell’attuale compagine di governo e del ministro i docenti ne avrebbero tante, ultima, in ordine di tempo, la modifica dell’esame di stato ad anno scolastico abbondantemente iniziato anche solo per principio e senza entrare nel merito.

Tuttavia la ragione esiziale è tutt’altra. E allora qual è questa ragione? La regionalizzazione del sistema di istruzione rivendicato dalle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Questa e questa soltanto è la ragione che ha veramente smosso il corpo docente che, da tanti anni ormai nutre grande sfiducia nei confronti dei sindacati confederali, in particolar modo, e come dar loro torto!

E’ stata necessaria un’opera di persuasione non indifferente, eppure nonostante le innumerevoli perplessità, nonostante mille difficoltà, si era riusciti a far convergere tantissimi docenti sulla data del 17 maggio 2019 in quanto è stata presentata come una mobilitazione unitaria che avrebbe potuto rappresentare appieno, non solo una protesta ampia, ma anche condivisa evitando di far registrare numeri davvero irrisori, come spesso capita con scioperi indetti da poche sigle che vantano pochi iscritti. La sfida era proprio questa convergenza e unità del corpo docenti, troppo spesso frammentato e poco coeso. Ma proprio sulla linea del traguardo giunge la notizia dell’accordo su cui campeggia “rinnovo contrattuale” e si semina il caos. Sciopero sospeso.

Quali rischi comporta la regionalizzazione?

Senza scomodare quello di velata secessione dei ricchi che minerebbe l’unità del paese, seppur tremendamente concreto e, senza ripetere che porterebbe lasciare indietro il sud del paese, perché questo a molti forse farebbe anche un po’ piacere, la seguente grafica spiega bene quali i rischi concreti anche per tutti i docenti che lavorano e vivono al nord, perché non è affatto vero che loro avrebbero sicuri vantaggi; anzi, tutto il contrario:

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oltretutto i pericoli non influirebbero solo sui docenti, ma gli studenti sarebbero anche più penalizzati complessivamente.

Perché l’accordo del 24 aprile 2019 è un bluff?

Perché questo enorme pericolo che mina l’unitarietà del sistema di istruzione, da una parte, e abbassa ulteriormente la qualità dell’istruzione, dall’altra, come sopra descritto non è scongiurato affatto, piuttosto consente che il suo iter continui indisturbato nelle commissioni giacché l’Autonomia Differenziata, che contiene anche la regionalizzazione del sistema d’istruzione, è stata già inserita nel DPEF. A ben vedere questo accordo che si può leggere al seguente link per farsi un’idea indipendente e autonoma, non assicura nulla, esso contiene soltanto una serie di buone intenzioni siglate sulla sabbia e in vista delle prossime elezioni europee che potrebbero davvero essere delle elezioni epocali determinando un ribaltamento complessivo degli attuali equilibri politici.

In questa fase tanto delicata non è tanto importante capire quale strategia stiano perseguendo i sindacati, né quali motivi nascosti ci possano essere dietro. In questo preciso momento è necessario perseguire lo scopo, e cioè manifestare pubblicamente il nostro dissenso compatti.

Perciò un nutrito numero di associazioni – c’è anche l’Appello per la scuola pubblica (a proposito continuate a firmare) – riunitosi chiede che l’intesa venga annullata e che si mantenga la data della mobilitazione unitaria, come si può leggere di seguito:

 

Dichiarazione su sciopero

Dichiarazione su sciopero 2

Questo sciopero si deve assolutamente fare

E’ vero che i sindacati confederali hanno sospeso lo sciopero del 17 maggio 2019, tuttavia UNICOBAS e altri sindacati lo hanno confermato e sarebbe opportuno che i docenti sfruttassero quest’occasione anche per far comprendere ai confederali quanto è forte il nostro dissenso verso le decisioni da loro assunte dopo aver annunciato quello sciopero.

Se il loro timore era che non ci fosse una nutrita adesione quale modo migliore per smentirli e per sottolineare anche la nostra capacità di organizzarci autonomamente soprattutto quando le questioni sul tappeto sono cosi importanti?

4 Replies to “PERCHE’ QUESTO SCIOPERO S’HA DA FARE! – 17 MAGGIO 2019 –”

  1. Una serie di strafalcioni e inesattezze che mi dispiace sottolineare perché seguo questo blog, lo ritengo valido e a volte ne utilizzo gli articoli di Letteratura Inglese in classe:
    1) Il governo non è a trazione leghista, la distribuzione dei seggi in Parlamento non dice questo e non a caso infatti su 10 provvedimenti importanti, 8 sono a firma 5 stelle o concepiti originariamente dal programma 5 stelle. TV e social ignorano totalmente queste verità, noi insegnanti invece dovremmo basarci sui fatti e insegnare ai ragazzi a fare altrettanto.
    2) Nessuno può mai toglierci la libertà d’insegnamento perché essa, intesa come autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente è sancita dall’articolo 33 della costituzione e non mi sembra sia prevista una modifica alla Costituzione. Associare la libertà d’insegnamento alla regionalizzazione è sbagliato e fuorviante. Anche adesso il MIUR detta linee guida su contenuti e programmi, il fatto che un domani lo faccia il consiglio regionale (cosa che non avverrà) non cambia la sostanza.
    3) La continuità didattica attualmente di fatto non è garantita, e non sarà quindi un’eventuale riforma a sancirla o a negarla, ma la stabilizzazione dei precari (come me), già prevista ma lentissima nel suo iter burocratico. Continuità didattica ed eventuale regionalizzazione quindi non hanno alcun nesso.
    4) Il M5S non è d’accordo con il potenziare l’autonomia regionale nel campo dell’istruzione perché differenziare la mobilità dei docenti quando nella stessa regione coesisteranno più ruoli (regionali e statali) non vuol dire efficientare il sistema (come si illudono gli elettori delle regioni richiedenti), ma renderlo ingestibile sia a livello territoriale che nazionale. Come detto nel punto numero 1 il Mov è ancora azionista di maggioranza di questo governo e anche se TV e giornali sono stranamente convinti del contrario, i numeri in parlamento non sono cambiati e il Predente del Consiglio ha più volte confermato di voler portare la discussione in aula.
    Nonostante ciò anche io sono contrario alla regionalizzazione e probabilmete sciopererò perché l’unico pericolo concreto e reale indicato da questo articolo è quello della creazione di scuole di serie A e serie B, cosa francamente inaccettabile, non si possono utilizzare argomenti che non stanno in piedi per spingere a scioperare.

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    1. Mi fa piacere che tu utilizzi in classe gli appunti di letteratura inglese che ho pubblicato qui e che ti siano utili, sarebbe stato carino e avrei gradito davvero moltissimo se tu me lo avessi detto anche prima. Entrando nel merito delle tue obiezioni, tento di rispondere organicamente:

      ribadisco con forza, e basta guardare i fatti per capirlo, che l’attuale governo è a trazione leghista. Sebbene il numero di parlamentari 5S siano maggioranza, di fatto le esternazioni continue del segretario della lega detta l’agenda di governo, mentre Di Maio lo rincorre e spesso modifica le posizioni – due casi per tutti il caso della nave Diciotti e quello su Siri -. Quanto ai provvedimenti legislativi del movimento, stendiamo un velo pietoso.
      La libertà di insegnamento viene messa in discussione da eventuale approvazione della regionalizzazione in quanto il consiglio regionale non si limiterà alle linee guide, ora competenza ministeriale, ma applicherà curricula in linea con il proprio indirizzo politico e imporrà didattica conseguente – altro caso emblematico: già ora in prov. di Vicenza in una scuola è stata introdotta la disciplina “studio della lingua veneta” -.
      La continuità didattica non è limitata alla questione precari, se dovesse passare la regionalizzazione che darebbe più poteri ancora ai DS essi decideranno in quale sede (anche di istituti paritari/confessionali) assegnare il docente, più d’uno se lo desidera. Inoltre, poiché sarebbero accorpati istruzione e formazione professionale la funzione docente stessa sarebbe messa in discussione – obiettivo principale è la gestione del personale con contratti regionali.
      Dichiarazione di oggi di Di Maio conferma la volontà del movimento di procedere alla regionalizzazione, fermo restando, continua che non ci siano differenze tra regioni del nord e quelle del sud. Come eviterebbe tale deriva, però, non lo spiega.

      Concludo dicendo, potrai anche non essere d’accordo con le valutazioni espresse nell’articolo, ma sono ben documentate dai link che ho inserito, pertanto eviterei di parlare di strafalcioni. Grazie per il tuo gentile commento e ti auguro di ottenere l’assunzione a tempo indeterminato quanto prima.

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