LA SCUOLA E LE SUE IPOCRISIE

Premessa

L’Italia è in lockdown, gli ultimi dati aggiornati al 19 aprile 2020 contano ben 433 vittime. L’emergenza sanitaria preoccupa e genera ansia, inutile dire che stiamo vivendo una situazione inedita e straordinaria.

Credo che mai prima d’ora ci si era trovati a dover fare i conti con un lutto sospeso. Il dolore straziante della perdita di un proprio caro non può essere rielaborato non dico con un funerale, ma nemmeno con la vicinanza a chi sta per lasciarci, ci è vietato persino di tenere la mano a chi sta per varcare una soglia di non ritorno e chi rimane fa irrimediabilmente i conti con un dolore lacerante e non vissuto, messo in attesa fin quando si tornerà alla normalità, qualsiasi cosa essa possa essere in futuro.

Ma questa è la realtà odierna. Il dolore bloccato, imbottigliato.

In tutto questo marasma emotivo, disagio di vario tipo e soggettivo preme, e come non potrebbe, un’altra enorme preoccupazione, una preoccupazione che in moltissimi casi – spesso taciuti, invisibili – è legata alla sussistenza. Accanto alla necessità prioritaria della tutela della salute allora si pone, né può essere diversamente, il problema della ripresa economica.

Da questi fatti incontrovertibili e terribilmente drammatici, in alcuni casi tragici, che si deve partire per inquadrare bene ciò che sta succedendo nelle scuole di tutto il paese.

L’antefatto

La partenza per fare, in qualche modo, da argine all’isolamento degli studenti chiusi in casa con le loro famiglie è stata sprint, la quasi totalità dei docenti, come un corpo unico e in una simbiosi mai vista prima, si è adoperata dalla sera alla mattina e con tutti i mezzi a disposizione, email, gruppi WhatsApp (che benché invisi ai più in tempi di pace) sono improvvisamente diventati preziosissimi strumenti di comunicazione, i social in generale hanno visto immediatamente un’impennata di contatti tra docenti e studenti.

Lo slancio istintivo ed emotivo dei docenti è stato commovente, quasi che i bambini e i ragazzi fossero stati abbandonati in mezzo alla strada soli e indifesi. La parola d’ordine della prima ora fu “manteniamoci in contatto”, grande abnegazione e dedizione, non c’è che dire. Non dobbiamo farli sentire soli, così si è detto.

Cosicché seppure le attività didattiche fossero sospese il senso di responsabilità dei docenti ha fatto sì che tutti, hanno marciato uniti verso la solidarietà nei confronti dei propri “pargoli”, oddio, in qualche caso è anche sorto il sospetto che questa sollecitudine e solerzia fosse motivata dalla smania di mettersi in mostra, di fare i primi della classe, di dimostrare al mondo che anche i docenti fossero degli angeli in missione per alleviare le difficoltà imposte ai più piccoli e ai più giovani dall’emergenza nazionale.

didattica a distanza
http://www.gessetticolorati.it

Dal sostegno morale all’imposizione

Se nella prima fase ci si è limitati a mandare messaggi di incoraggiamento e di sostegno morale, subito dopo e quasi inconsciamente si è invece passati alla fase successiva, manteniamoli attivi, evitiamo che si possano annoiare e si è passati all’invio di “materiali”, giusto per farli ripassare, per non far loro dimenticare quanto fatto finora, una robetta da niente.

http://www.maddmaths.com

Bene, dal manteniamo il contatto, dal facciamoli ripassare al rimoduliamo la programmazione è stato un attimo. Non se ne ha nemmeno consapevolezza, come schegge impazzite e senza avere la benché minima idea di cosa si dovesse fare e perché ci si è ritrovati in un vortice infernale di attività scriteriate. Dall’inizio della sospensione didattica per decreto è passato poco più di un mese e sembra invece sia passato un secolo.

Non sto qui a ragionare sulle responsabilità del ministero, sulle leggerezze e superficialità dello stesso in merito a svariate altre questioni perché l’ho già fatto. Ciò che mi preme sottolineare in questa sede è che c’è anche la responsabilità dei docenti in tutta questa vicenda che non possono essere ignorate perché, proprio le scelte e le azioni che ci apprestiamo a compiere come docenti, rischiano di creare agli studenti delle scuole di ogni ordine grado oltre al danno subito per via del coronavirus anche la beffa.

E gli studenti chi li tutela?

Ma questi ragazzi che male hanno fatto? Chi tutela gli studenti d’Italia? Nessuno, il ministero se n’è lavato le mani scaricando ogni decisione finale sulle spalle dei docenti che con tanta solerzia e abnegazione si sono messi all’opera pur non sapendo cosa fare.

Veniamo dunque alle questioni cruciali. Passi pure che noi adulti e, teoricamente, adulti istruiti senzienti, abbiamo in massa calpestato i nostri diritti e rinunciato alla nostra professionalità, ma non da oggi, da svariati anni; passi che non siamo in grado di farci rispettare e che per codardia e ignavia subiamo di tutto e di più, dalle angherie quotidiane dei DS affetti di delirio di onnipotenza, alla denigrazione costante e continua che ci viene servita ogni giorno dalla cosiddetta informazione nazionale che, per fini politici, ha reso la categoria la più insultata, vilipesa e schernita del mondo tanto che molti genitori si sentono liberi e legittimati persino di aggredirci fisicamente; bene passi tutto questo che subiamo con religioso stoicismo o semplice stupidità. Passi tutto questo.

Ma che noi docenti finiamo anche per macchiarci di abusi di potere nei confronti dei nostri studenti mettendo in atto le stesse strategie che subiamo noi passivamente, per sottomettere loro è quanto di più ignobile si possa fare.

Eppure corriamo questo rischio, a meno che non si rifletta bene sulle nostre azioni. Per fare ciò dobbiamo tornare indietro e valutare la situazione con lucida razionalità prima di dare la stura alla smania di valutare i ragazzi, che io ritengo non si possano valutare come siamo abituati a fare.

E’ necessario un cambio di prospettiva, subito.

Il rispetto della legge

Facciamo un passo indietro, come si è detto, le attività didattiche sono state sospese per decreto del presidente del consiglio dei ministri, ciò significa che formalmente sono sospese altresì le lezioni, lasciamo perdere che nel frattempo si è attivata una pseudo-attività didattica a distanza, la stiamo facendo e siamo tutti con la coscienza a posto, ma rimane il fatto che essa non è regolare attività didattica, e non vi è alcun obbligo per gli studenti di partecipare a tale scellerata attività. E del resto lo Stato non può imporla perché mancano all’appello il 33,8% di studenti a livello nazionale, percentuale che nel mezzogiorno sale a ben il 41,6%. Il che tradotto significa che lo Stato non è in grado di garantire l’attuazione dell’art. 34 della Costituzione italiana, quello tanto caro e così soverchiamente citato dal ministro in carica, ossia quello che garantisce il diritto allo studio. Ma lo Stato addirittura è insipiente anche nell’attuazione dell’art. 3 della Costituzione, quello che recita:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana


Avete presente il significato di “rimuovere gli ostacoli”? Sarebbe il caso che uno dei tanti esperti (100) convocati in suo aiuto lo dica all’attuale titolare di Viale Trastevere, che non basta far pervenire i dispositivi in comodato d’uso e l’aggiunta di giga perché, se l’ostacolo posto dal divario digitale si può superare con lo stanziamento di 85 mln di euro, il divario socio-culturale ed economico degli ambienti domestici di provenienza di tanti, tantissimi studenti italiani non si risolve così. La stampa e i media in generale, chissà perché di questa discrasia strutturale del sistema di istruzione italiano non ne parla mai, l’informazione nazionale di questi non si accorge.

Ma noi docenti abbiamo l’obbligo professionale, e in questo caso sì l’obbligo morale, non solo di accorgerci di costoro, ma di tutelarli. Se lo Stato, il ministero, l’opinione pubblica non se ne accorge e addirittura c’è chi cinicamente sostiene che siano irrecuperabili, noi abbiamo il dovere di tutelarli. E questo dovere è ancora più cogente quest’anno. Ne deriva che una valutazione sommativa non può tener conto, in questo momento specialmente, della discriminazione, delle disuguaglianze cui la vita ha già sottoposto questi ragazzi e la retorica del merito in questo frangente non può che risultare ancor più perniciosa del solito.

didattica a distanza
“Il Sole 24ore”

Dopo anni e anni di promozioni facili dispensate per far fronte alla competizione fra scuole, con la dignità professionale immolata sull’altare dell’autonomia didattica per non perdere clienti, per non perdere cattedre; sarebbe davvero vile se ci ricordassimo proprio ora di non avallare sanatorie.

In questo anno del signore 2020, funestato dal coronavirus, che ha sottratto a tutti gli studenti d’Italia il diritto allo studio provocando loro un danno indicibile, penso a tutti i maturandi privati di quel rito di passaggio che ha contrassegnato la vita di tutti di noi – giro di boa per l’ingresso nella vita adulta -; penso a tutti quei bimbi che stavano appena iniziando a leggere e scrivere e bruscamente si sono visti azzerato tutto.

Date le circostanze di cui nessuno finora ha alcuna colpa, tutto ciò che è stato fatto finora ancorché sbagliato, in alcuni casi, almeno è stato fatto in buona fede, ecco, date le circostanze non ci sono le condizioni per valutare alcunché.

Valutazione o giudizio moralista?

Nessuno è onnisciente, nessuno può dire se uno studente con delle insufficienze nel primo periodo avrebbe potuto nel secondo recuperarle, nessuno può avere questa certezza. Nessuno può dire perché uno studente non si collega alle video lezioni online, e soprattutto, è doveroso ribadire che, egli non è tenuto e pertanto non si può assolutamente stabilire che l’assenza possa essere computata come mancanza di volontà, di scarso impegno e influire sul voto finale, non è tenuto dalla legge. Qualsiasi valutazione con questi criteri sarebbe solo spregevole giudizio moralista.

Noi in qualità di pubblici funzionari abbiamo il dovere di rispettare e far rispettare la legge se non per tutelare noi stessi, almeno per tutelare chi è più debole di noi, i minori, gli studenti.

Fare la cosa giusta

Detto tutto ciò non si ha altra scelta, e questa volta davvero non esiste alternativa, se non ammettere tutti gli studenti alla classe successiva e senza obbligo di recupero l’anno successivo, l’obbligo di recupero ce lo abbiamo noi come docenti e si può fare tranquillamente in itinere. Per quanto riguarda i crediti da assegnare agli studenti del triennio della secondaria di secondo grado, essi si assegnano utilizzando il massino disponibile.

Ai bambini e ai ragazzi dell’anno scolastico 2019/2020 che passerà alla storia come il famigerato anno del coronavirus non si può attribuire oltre al danno della sorte la beffa degli insegnanti perché, questa sì sarebbe un’onta che non potremo mai levarci di dosso e dalle nostre coscienze.

Dobbiamo fare la cosa giusta.

Images taken from Google Search

© L. R. Capuana

2 Replies to “LA SCUOLA E LE SUE IPOCRISIE”

Your opinion is cherished

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.