L’urlo e il furore, William Faulkner

The Sound and The Fury

L’urlo e il furore, William Faulkner (1929) – ISBN 978-1-85715-069-8, pp. 277; introduzione di Nicholas Shakespeare.

La trama

Parlare propriamente di trama nel caso specifico de L’urlo e il fuorore non è affatto semplice, infatti la struttura e gli stili adottati dall’autore, William Faulkner, sono di vario tipo e la lettura dell’opera richiede molta attenzione e concentrazione, ma è anche questa una caratteristica che attira la curiosità del lettore e che la trattiene fino alla fine.

La struttura

Il romanzo è diviso in quattro capitoli che hanno come titoli 4 date diverse: 7 aprile 1928, 2 giugno 1910, 6 aprile 1928, 8 aprile 1928. Ciascuno di essi ha un io-narrante diverso e cambia anche lo stile della narrazione sottolineando le caratteristiche specifiche e la personalità del personaggio-protagonista cui è dedicato il capitolo. Gli eventi sono dunque narrati da quattro punti di vista diversi che insieme ricompongono il mosaico di un’antica famiglia del Mississippi con tutte le sue idiosincrasie, le tare generazionali che ne determinano il declino che è anche il declino del sud.

I fatti salienti ruotano tutti attorno un unico personaggio e a degli eventi dai quali derivano una serie di sviluppi che coinvolge tutta la famiglia, ma il personaggio in questione è raccontato dagli altri secondo le loro soggettive prospettive e non prende mai la parola direttamente se non in alcuni dialoghi riferiti da altri. E sono sempre gli altri a tracciarne il carattere in base alla loro percezione così, come è attraverso le loro particolari percezioni che vengono descritti gli eventi che ritornano continuamente.

I fratelli Compson

La vera protagonista è Candice, Caddy per tutti, che appunto appare solo attraverso i racconti che ne fanno i famigliari, in particolare i tre fratelli.

Benjy

Benjy, io-narrante del primo capitolo, un uomo di 33 anni con il cervello di un infante perché affetto da un grave ritardo mentale e che vive in adorazione della sorella che ha nei suoi confronti un atteggiamento di tenero amore materno esattamente ciò che gli nega la madre, la quale, invece lo ritiene una punizione divina e si rifiuta di averci a che fare vergognandosene terribilmente e crogiolandosi nell’auto-compassione che avvolge tutta l’atmosfera casalinga in preda alle sue nevrosi e al suo scollamento dalla realtà.

Quentin

Il secondo capitolo fa un balzo indietro e descrive i fatti del 2 giugno 1910 attraverso la narrazione di Quentin il figlio per il quale Compson padre vende il terreno dell’eredità di Benjy per pagargli gli studi ad Harvard, la vendita del terreno è simbolica e torna spesso nella narrazione in quanto rappresenta la decadenza di questa preminente famiglia del sud che vanta un passato glorioso pieno di antenati illustri che hanno fatto la storia con ruoli di primo piano anche durante la guerra di Secessione e che invece, nel presente, è afflitta dai debiti e da un’inesorabile dissoluzione anche morale. Quentin, al pari di Benjy, è in adorazione della sorella, un legame quasi morboso, per lui, che si ritiene responsabile della sorte capitata a Caddy tanto da non sopportare i sensi di colpa per non essere stato capace di proteggerla e che ne determineranno una fine tragica.

Compagni di giochi durante l’infanzia e complici in ogni sorta di trasgressione, quando Caddy crescendo sviluppa un comportamento malizioso e promiscuo Quentin ne è geloso fino all’ossessione, tant’è che alla scoperta della gravidanza e al conseguente allontanamento da casa di Caddy è disposto a confessare un incesto per attestarsi la paternità pur di sentirsi complice della sorella, ancora una volta. Mandato ad Harvard dal padre che non gli crede si uccide buttandosi in un fiume alla fine del primo anno trascorso con scarso profitto accademico.

Jason

Il terzo capitolo è narrato da Jason, il più giovane dei fratelli e il più risentito, astioso, dal carattere arido e di una cattiveria quasi sadica. Convinto di essere stato trattato ingiustamente e aver avuto la peggio in famiglia reagisce con perfidia contro tutti. Jason attribuisce la responsabilità della sua condizione, lui, un Compson, costretto a lavorare come commesso in un emporio di prodotti agricoli in paese, interamente alla sorella, la quale viene cacciata dal marito perché questi scopre che è incinta di un altro e quindi non onora la promessa di assumerlo nella sua banca. Nel capitolo narrato da Jason che si concentra nel 6 aprile 1928 vengono chiariti tanti aspetti e temi accennati nei primi due che qui, appunto, raggiungono il culmine delineando, peraltro, una rete di relazioni famigliari sbilanciati in cui prevale il carattere duro e vendicativo di Jason.

L’ultimo capitolo – Climax

Il quarto ed ultimo capitolo ripercorre i fatti del 8 aprile 1928 ed è narrato in terza persona dalla prospettiva di Dilsey. E’ dunque attraverso gli occhi della cuoca – tutto – fare della famiglia che si conclude la vicenda che narra della fuga della giovane Quentin, con il primo che le capita a tiro, portandosi via tutto il denaro che la madre le ha sempre inviato e che lo zio Jason le ha sottratto. Scoperta la sua colpevole assenza Jason si lancia in una corsa forsennata per riacciuffare la nipote, sconvolto da una rabbia incontenibile perché è stato fregato da una donna, una ragazza, per lui un affronto insopportabile, abbandona la caccia del tutto esagitato tanto da dover pagare un passante per farsi riaccompagnare a casa con la sua stessa auto.

Il romanzo si chiude con la disperata desolazione di Benjy che soffre per la mancanza di Caddy e del suo affetto, subito dopo, tuttavia, rasserenato dal ritmico trotto della vecchia giumenta e la nota di speranza, malgrado tutto, della fuga di Quentin che così si sottrae alle continue angherie dello zio Jason.

William Faulknerr

I temi

L’elemento scatenante della caduta irreversibile della famiglia Compson, specchio riflesso di un sud retrivo, è il comportamento ribelle e anticonformista della figlia Caddy. In questo modo Faulkner mette in luce, da un lato, il pronunciato misoginismo della società del profondo sud degli Stati Uniti che vuole le donne ubbidienti e passive. Perciò Caddy che si ribella e va contro tutte le regole è punita con l’esilio dalla famiglia ma il suo allontanamento nel disonore determina a catena: il suicidio di Quentin, la morte di crepacuore del padre, alcolizzato e incapace di far fronte alle avversità, mentre la signora Compson, tipica donna del sud, fragile e preoccupata solo delle apparenze affoga nella nevrosi e nell’autocommiserazione in balìa del fratello inetto e senza scrupoli e del figlio sconvolto dalla rabbia. Dall’altro lato l’autore evidenzia sia l’antisemitismo degli agricoltori bianchi, ai tempi d’oro latifondisti e schiavisti e, ora, alla mercé del capitale dei banchieri del nord-est che ne erode gli utili della produzione del cotone con speculazioni borsistiche che arricchiscono sempre più quelli che Jason chiama “gli ebrei di New York “, mentre gli agricoltori devono ora pagare la manodopera degli afro-americani, prima, schiavi; sia il razzismo contro i neri considerati inferiori, fannulloni e inutili – è sempre Jason che si lamenta di dover lavorare per mantenere una schiera di neri nullafacenti che mangiano alle sue spalle, quando sono invece quelli che mandano avanti la casa della madre dove lui vive -; la cesura socio-economica tra bianchi e afro-americani è sottolineata dal registro linguistico adottato per loro, che peraltro consente all’autore di mettere in evidenza anche il sottosviluppo cognitivo in cui viene tenuta la popolazione di colore nel sud dell’epoca e le politiche razziste specie riguardo all’istruzione, non a caso, Luster manifesta un livello intellettivo di appena poco superiore a Benjy.

Lo stile

Lo stile narrativo impiegato da Faulkner è poliedrico e funzionale ad ogni voce narrante scelta. Nel primo capitolo è attraverso gli occhi di Benjy che la storia si dipana ed è l’emotività intensa di una mente compromessa che narra per immagini e flash-back che fotografano episodi particolari e significativi dell’infanzia dei ragazzi Compson e che ne mettono subito in evidenza le diverse personalità di ciascuno di essi, accennando in modo, apparentemente, disordinato ai fatti salienti che successivamente verranno ripresi da ciascuno degli altri protagonisti fornendo, ciascuno, la loro versione. Questa parte è priva di un senso logico solo in apparenza e l’autore sfrutta le associazioni di idee che scatenano in Benjy ricordi piacevoli o dolorosi espressi con il suono dei suoi lamenti ora dolci, ora angosciati, come quando sente i giocatori di golf chiamare i caddie, termine che gli ricorda il nome della sorella per assonanza. In corsivo i dialoghi tra Luster, il ragazzo di colore che si occupa di lui, e quanti incontra chiedendo ossessivamente se, per caso, abbiano visto il suo quarto di dollaro che si è perso mentre giocava con Benjy e che gli serve per assistere allo spettacolo della sera.

Il secondo capitolo è caratterizzato da un flusso di coscienza volto a sottolineare lo stato confusionale di Quentin, durante i suoi lunghi monologhi interiori è del tutto privo di punteggiatura richiedendo al lettore uno sforzo di concentrazione notevole ma che consente anche di penetrare nel profondo di un animo disturbato e che, a suo modo, pianifica tutto con estrema razionale lucidità

Gli ultimi due capitoli, al contrario, sono di gran lunga più scorrevoli, ricorrendo, l’autore ad uno stile più tradizionale e, infatti, se nel terzo la voce narrante è quella di Jason, nel quarto è del narratore onnisciente che adotta il punto di vista di Dilsey. L’ultimo capitolo è anche la nemesi della famiglia Compson, senza redenzione né catarsi, è, in un certo senso la fine annunciata che aleggia per tutto il romanzo; solo un filo di speranza dato dalla fuga di Quentin che scappando si salva, lasciando gli altri al loro destino.

La lingua

Faulkner usa i diversi registri linguistici per rappresentare al meglio i suoi personaggi, la lingua è usata per mettere in risalto la loro appartenenza sociale, il loro livello di istruzione ed è essa stessa trama del tessuto narrativo, attraverso la lingua, Faulkner, colloca in modo preciso tutti i suoi personaggi senza sbavature e senza alcuna descrizione didascalica. Sono essi stessi che sviluppano l’intreccio, ciascuno a suo modo secondo le loro particolari capacità e dal proprio punto di vista soggettivo; seppur l’autore è parte integrante di tutto l’amalgama narrativo se ne tiene abilmente fuori lasciando ai suoi personaggi voce e proscenio facendosi di loro mero strumento. Così, ad esempio, Luster, Dilsey e gli altri afro-americani si esprimono in uno slang a loro tipico e che si differenzia notevolmente dallo slang dei bianchi del sud aggiungendo autenticità a tutti i suoi personaggi e alla narrazione senza mai scadere nel regionalismo di maniera. E ancora la cifra stilistica adottata per Benjy è contrassegnata da una prosa poetica e struggente che rende appieno lo smarrimento e il dolore profondo di chi non ha alcuno strumento per esprimersi se non i suoni disarticolati del pianto, del gemito disperato e che dunque solo una scrittura ben dosata ed equilibrata può rendere senza alcun pietismo o retorica letteraria.

© L. R. Capuana

 

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