La lotta dei docenti in Italia: tra rifiuto di attività aggiuntive e scioperi

Ha fatto notizia la protesta dei docenti di alcune scuole dell’Alto Adige, sia di lingua italiana che di lingua tedesca, che per quest’anno scolastico si sono rifiutati di effettuare alcuna attività aggiuntiva quali ad esempio uscite didattiche, viaggi di istruzione, nonché progetti di vario tipo. I docenti rivendicano una riduzione significativa del carico burocratico, retribuzioni congrue rispetto agli impegni che esulano dalle attività strettamente didattiche e una maggiore considerazione sociale del loro ruolo.

Tale protesta ha suscitato grande interesse anche tra gli altri docenti italiani che auspicherebbero fosse presa in considerazione in tutte le scuole del regno. L’iniziativa, tuttavia, non ha avuto seguito e questo, a mio avviso, per il semplice motivo che se in Alto Adige l’adesione è stata consistente è solo perché tutto sommato si tratta di un territorio limitato e quindi le scuole i cui docenti hanno aderito non sono tantissime, interessante peraltro anche notare che nel vicino Trentino non c’è stata finora alcuna adesione. Questo al fine di sottolineare che, sebbene si sia manifestato interesse, di fatto non ha smosso l’apatia dei docenti italiani.

Gli effetti sortiti?

Inoltre, segnalo, con amarezza, che gli organi di stampa locali, anziché mettere in risalto una protesta che ha ragioni profonde e che riguarda una categoria professionale importante per lo sviluppo culturale del Paese, propendono per una malcelata condanna nei loro riguardi in quanto sta arrecando un danno economico a teatri e musei locali, i quali, riferiscono, che senza l’apporto economico e la presenza degli studenti i loro bilanci soffriranno non poco. Quindi, gli studenti sono mucche da mungere e i docenti meri strumenti che, con il loro lavoro svolto gratis, consentono a musei e teatri di chiudere le stagioni in positivo. Interessante, davvero.

Articolo di giornale che discute della protesta degli insegnanti dell'Alto Adige contro il carico burocratico e le attività extracurriculari, evidenziando le ripercussioni sulla cultura locale.

La risposta politica attesa finora non è arrivata e, immagino io, aspetta pazientemente che i docenti, sfiniti dallo stigma sociale, come sopra dimostrato, rientrino nei loro abituali ranghi tornando a svolgere supinamente tutte quelle mansioni – non obbligatorie e aggiuntive, va sottolineato bene e con penna rossa – che da sempre si accollano senza mai battere ciglio.

Se, dunque la protesta coesa, evento più unico che raro, in un contesto così piccolo non ha sortito ancora alcun effetto da parte dei decisori politici e, aggiungo, non ha fatto scaturire in nessuna altra scuola fuori dalla regione in questione alcuna forma di emulazione è più che lecito pensare che l’unica forma attuabile per manifestare dissenso alle politiche scolastiche presenti e passate rimanga lo sciopero.

Messaggio su sfondo blu che esprime la responsabilità degli insegnanti nel declino della scuola italiana e critica la loro posizione subalterna rispetto al potere.

Perché lo sciopero rimane ancora efficace?

Piaccia o no, le condizioni di lavoro nelle varie scuole stanno diventando così difficili e pesanti, sia in termini di diritti negati, di vessazioni continue e di generale atmosfera per i docenti che un coordinamento nazionale che passi per i Collegi dei Docenti si è fatto pressoché impossibile. E’ inutile dunque immaginare che con un clima così asfittico e mefistofelico, in cui il sospetto e la diffidenza regnano incontrastati, si possa veramente orchestrare una protesta che, per essere veramente efficace, necessita l’adesione di un numero maggioritario di docenti; docenti che, il più delle volte, sgomitano per svolgere queste incombenze per il semplice fatto di poter “pensarsi privilegiati di appartenere allo staff di dirigenza”, spiace che sia così, ma diversamente non si spiega la scarsa capacità di fare squadra per sostenere una causa comune di tutta la categoria, mentre si trova sempre chi è disposto a prendere in carico una mansione lasciata vacante da altri.

Al contrario partecipare allo sciopero rimane ancora una scelta individuale che si può fare anche all’insaputa dei colleghi. Certo, rinunciare ad una giornata di lavoro e conseguente retribuzione, per tanti è difficile, per i precari lo è ancora di più considerando che gli aumenti stipendiali sono fermi da anni, eppure è uno sforzo che bisogna affrontare perché le politiche più recenti, sommate a quelle del passato, ci stanno portando ad un peggioramento complessivo e non solo delle condizioni retributive.

Le ragioni dello sciopero

L’elenco è lungo ma almeno gli aspetti più allarmanti vanno evidenziati:

  • era già risaputo che con la legge di bilancio in questo anno scolastico, 2025/2026 si sarebbero perse 5.660 cattedre; il cosiddetto calo demografico ha rappresentato il pretesto giusto per ridurre l’organico anziché ridurre il numero di studenti per classe, del resto l’attuale inquilino di V.le Trastevere, con il prezioso assist del presidente dell’INVALSI, sostiene che la riduzione degli studenti per classi provoca un danno all’apprendimento degli studenti. Dichiarazione che non deve stupire, infatti già il suo predecessore aveva sostenuto che in classi troppo poco affollate gli studenti si perdono.
  • la riduzione dei tecnici e dei professionali a quattro anni, riforma che porta il nome dell’attuale ministro non si discosta molto dagli obiettivi perseguiti dal suo predecessore. Questo naturalmente provocherà un ulteriore abbassamento dei livelli di preparazione, purché si portano più operai alle aziende, va bene lo stesso.
Testo su obiettivi per la scuola superiore, inclusa la riduzione dell'anno scolastico e l'abolizione del valore legale del titolo di studio.
IL GRANDE INGANNO DEL PNRR SU ISTRUZIONE E RICERCA – L. R. CAPUANA
  • il ministro, desideroso di far fiorire in piena libertà le attitudini dei giovani, si è pure preoccupato di inviare ai tredicenni una lettera di orientamento attraverso la quale consiglia i genitori a valutare, dati alla mano, quali magnifiche sorti progressive si possono agguantare frequentando gli istituti tecnici e professionali che condurranno dritto dritto ai percorsi di Istruzione Tecnologica Superiore. E, perdindirindina, se lo dice un ministro!
  • rinnovo contratto scaduto e aumento non pervenuto: il governo trova i denari per assegnare un bonus di €1.500,00 alle famiglie che vogliono mandare i figli alle scuole paritarie, in barba alla Costituzione che dice “senza oneri per lo Stato”, ma non trova i fondi necessari per aumentare gli stipendi di una categoria che puntualmente viene bistrattata e vilipesa;
  • carta docente: sospesa a settembre rimane un mistero (un mistero buffo se non fosse l’ennesimo schiaffo) il motivo per cui non è stata ancora riattivata. Si vocifera che lo sarà a febbraio con nuove disposizioni. Fermo restando che i €500,00 elargiti da Renzi sono stati una mancetta e che invece dovrebbero essere considerati aumento stipendiale netto, questi soldi consentivano l’acquisto di libri, che per i docenti sono sempre un bene prezioso, nonché la possibilità di acquistare hardware sempre più soggetto a veloce e programmata obsolescenza.

Quali scioperi fare? Tutti quelli che vengono indetti!

Sarebbe stato opportuno e doveroso concordare una data congiunta per uno sciopero unitario per ottenere maggiore effetto, così come è stato per la mobilitazione congiunta del 3 ottobre per la Palestina, la data più corretta, dal mio punto di vista, sarebbe stata quella del 28 novembre che i sindacati di base avevano già scelto e avrebbe sottolineato anche la buona volontà di tutti di convergere e unire anziché dividere. La CGIL ha scelto diversamente e ne ha indetto un altro per il 12 dicembre!

Una grande manifestazione con persone che sventolano bandiere rosse e palestinesi, in una piazza affollata.
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Ma, poiché ritengo che non tutti i mali vengono per nuocere, personalmente ritengo sia più che utile aderire ad entrambi gli scioperi perché offrono l’opportunità di manifestare due volte il dissenso a queste scelte politiche che, come si è visto, non sono esclusivo appannaggio di questo governo e di questo ministro, piuttosto sono in assoluta continuità con quelle dei governi che lo hanno preceduto.

Entrambi gli scioperi sono utili perché sono scioperi generali e quindi vedranno la partecipazione anche di altre categorie e, se non altro, l’unità fa la forza; inoltre, sostenere che lo sciopero non serva a niente e che anzi fa risparmiare soldi allo stato; sperare che un bel giorno tutti i docenti di tutte le scuole d’Italia si sveglino e rassegnino le dimissioni da ogni incarico e funzione aggiuntiva, ci rende sempre più deboli e vittime sacrificali per scelta.

Se accettiamo di restare inerti e aspettare la buona sorte anziché sfruttare ogni occasione possibile per dimostrare concretamente il nostro dissenso, bene, è legittimo, ma almeno smettiamo di lamentarci come inutili pettegole, questo sì è un atteggiamento e un’attitudine che svilisce la professione e ci rende meritevoli di ogni disprezzo.

Le piattaforme di sciopero dei sindacati

Aderire ad entrambi gli scioperi oltretutto serve ad evidenziare proprio la nostra esasperazione senza bandiere, ai link seguenti le piattaforme:

Sciopero generale il 28 novembre 2025 indetto dai COBAS, ADL, Clap e Sial con manifestazioni territoriali | Cobas Scuola

Cgil: il 12 dicembre sciopero generale contro una Legge di Bilancio ingiusta. Settori coinvolti, orari e motivazioni

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