CONTRATTO SCUOLA: UNA PROPOSTA INNOVATIVA O LA SOLITA ACREDINE CONTRO I DOCENTI?

Il 30 dicembre è uscita un interessante articolo farcito di una lunga serie di pregiudizi e luoghi comuni sparsi qua e là solo per avanzare una proposta riguardo al contratto per i docenti della scuola, anzi si propongono due contratti.

L’autore, infatti, con tono falsamente sconsolato, ma piuttosto tendenzioso, ritiene si debba prendere atto che a scuola esistono due tipi di insegnanti, quello che pensa solo ai “benefit” riassunti nella schermata sotto e quello che invece ha a cuore il prestigio del ruolo e dell’importanza della scuola legata ai “risultati esigibili e percepibili dall’utenza”.

DUE CONTRATTI PER LA SCUOLA – GLI STATI GENERALI

Vorrei un attimo riflettere su queste affermazioni partendo dall’ultima, ovvero gli studenti assimilati ad un vago concetto di utente, quale può essere un abbonato ad un servizio telefonico o di energia elettrica, cioè io pago una bolletta e tu devi garantirmi un servizio adeguato. Lo studente però non è un utente che a fronte di una bolletta gode di un servizio erogato, è semmai la collettività che con i tributi assicura allo studente un diritto garantito dalla Costituzione. Quisquilie.

E’ interessante poi soffermarsi sulla prima affermazione, secondo cui il primo tipo di docente legato ai “benefit” che il nostro identifica con “circa 170 giorni di lezioni a scuola ogni anno, più pochi altri impegni collegiali e formativi” e però si guarda bene dal sottolineare che per poter svolgere adeguatamente quelle mere “18 ore settimanali rigide” ogni docente ne impiega almeno il doppio settimanalmente per la preparazione delle stesse, oltre alla preparazione di verifiche e loro correzioni; inoltre quanto alle poche riunioni non dice nemmeno che secondo l’attuale CCNL questi si quantificano con 40 + 40 ore tra consigli di classe e dipartimenti e collegi, comprensivi anche di incontri scuola-famiglia, pertanto non sono poi così poche come vorrebbe intendere lui con sprezzante sufficienza. Ma la chicca è che, a fronte di quelle 18 ore settimanali rigide (ben inteso che 18 sono le ore di lezioni per i docenti della secondaria di secondo grado, per gli altri sono 24 alla primaria e 22 alla secondaria di primo grado), gli altri “benefit” cui non vogliono rinunciare i docenti appartenenti a questa tipologia sono: “permessi e garanzie esigibili, affidabilità e costanza dello stipendio”.

Beh, certo in un mercato del lavoro sempre più precario e poco garantito e stabile, lo stipendio di un docente “affidabile e costante” lo rende sicuramente un privilegiato; non gli passa per la testa, al nostro, che si tratta di diritti sacrosanti di cui tutti i lavoratori dovrebbero godere, no, gli dà persino fastidio che il nostro stipendio erogato dallo Stato sia affidabile e costante. Per lui, forse sarebbe meglio se lavorassimo a cottimo.

Per quanto concerne i permessi, questi consistono in 9 giorni all’anno e poi l’altra garanzia esigibile è la malattia, ma pensa un po’ che grandi “benefit”!

Vorrei ricordare al nostro e a tutti coloro che sono sulla sua stessa lunghezza d’onda che quando siamo stati assunti abbiamo firmato un contratto che prevedeva quanto descritto sopra, tutto il resto rientra nelle cosiddette “attività aggiuntive” su base volontaria e già ora a discrezione dei DS che scelgono il loro cosiddetto “staff di dirigenza”, è altresì previsto anche oggi che il docente che lo desidera può mettere a disposizione alcune delle sue ore libere per effettuare supplenze, ore a pagamento, poco, certo, ma su base volontaria anche queste.

Pertanto, quanto da lui auspicato per favorire e “premiare” quei docenti che “non si rassegnano al declino del prestigio sociale di chi incarna questo ruolo” e che vivono la scuola con senso di appartenenza esiste già e si chiamano funzioni strumentali, referenti di questo o quel progetto e sono già retribuiti, poco? Forse, ma si tratta pur sempre di “attività aggiuntive” il cui compenso viene negoziato in sede di contrattazione interna all’istituto.

DUE CONTRATTI PER LA SCUOLA – GLI STATI GENERALI

Il nostro poi si spinge oltre e distribuisce giudizi morali sui docenti che sono lavativi se fanno il loro dovere in classe e presenziando alle riunioni concordate, così come stabilisce il contratto con il quale sono stati assunti, mentre gli altri, quelli che accettano di lavorare un “tempo lungo” (36 ore settimanali come qualsiasi impiegato che a casa non si porta lavoro) e “sempre, ferie escluse” sono i cosiddetti “bravi” perché non “scappano a casa” finito il loro orario.

Quanto astio nei confronti del corpo docente trasuda da questo articolo, un corpo docenti che si vuole,  dividere una volta di più, perché alla fine di questo sproloquio si dice chiaramente che per raggiungere lo scopo, serve dimezzare gli scatti di anzianità per cui l’esperienza non è una risorsa da valorizzare, e fare quindi in modo che i neoassunti con stipendio gramo si adeguino al “tempo lungo” per accedere alla qualifica di “bravi docenti” che anziché lottare per condizioni lavorative migliori insieme ai colleghi più anziani si contrappongano a questi per ottenere dei vantaggi economici, altrettanto grami se poi, dopo il “tempo lungo” a scuola dovranno comunque fare quello che fanno i lavativi a casa, ossia lavorare.

Ma cosa ci si può aspettare da una persona che a scuola è entrata come docente di sostegno, quindi con assunzione privilegiata – ha fatto il corso per il sostegno a Ca’ Foscari – è stato assunto e dopo appena cinque anni (requisito minimo richiesto per partecipare al concorso a Dirigente Scolastico) è diventato dirigente. Ecco, il suo amore per la scuola e la professione, tanto forte da avere avuto appena tre supplenze di un mese ciascuna e un solo incarico annuale prima di scoprire il sostegno e con esso il suo trampolino di lancio alla dirigenza.

A me tutto ciò fa sorgere solo delle domande sia sulla questione del reclutamento dei docenti di sostegno, sia sui requisiti richiesti per poter partecipare al concorso a dirigente, basti pensare che per poter svolgere la funzione di presidente di commissione agli esami di stato i requisiti richiesti sono 10 anni di docenza a tempo indeterminato, perché per fare il dirigente allora ne bastano solo 5?

© L. R. Capuana

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