Il 14, 15 e 16 aprile si terranno le elezioni delle RSU. Un rito ormai trito che ha perso ogni significato concreto sia per il ruolo del sindacato a scuola, come evidenzia la scarsa partecipazione agli scioperi indetti negli ultimi tempi, sia per quanto riguarda l’effettiva ed efficace difesa dei diritti dei lavoratori della scuola.
Infatti, mi trovo d’accordo su quanto asserito da Libero Tassella, amministratore del gruppo Facebook S.B.C. Scuola Bene Comune in un articolo pubblicato online il 19 gennaio 2025 su “Informazione Scuola“, specie quando dice che:

Io sono più radicale del collega, oramai in pensione. Dal mio punto di vista non è fallito solo il ruolo delle RSU, ma è fallita innanzitutto l’Autonomia Scolastica voluta da L. Berlinguer, rivista e applicata da L. Moratti, rafforzata poi anche da M. Gelmini.
D.lvo 29/93, il ruolo scippato ai docenti
Paradossalmente, tra i tanti guasti prodotti dalla famigerata autonomia scolastica a scapito dei docenti campeggia lo scippo, finora irreversibile, del cosiddetto “ruolo”, infatti, si continua a definire “immissione in ruolo” il contratto a tempo indeterminato mentre pochi sanno, anche tra i docenti purtroppo, che il ruolo è stato abolito con il D.lvo 29/93 attraverso cui il rapporto di lavoro dei docenti delle scuole viene trasformato in rapporto di natura privatistica modificando anche il loro stato giuridico.
Ciò significa che, a partire dal 1993, vengono eliminati gli scatti di anzianità con scatto stipendiale biennale – ora avviene ogni sei anni -, la retribuzione dei docenti della scuola viene agganciata al tasso d’inflazione programmato, il principale motivo che tiene fermi e bassi gli stipendi dei docenti. Ma tutti, media compresi, continuano a mistificare sul “ruolo dei docenti”, come ben si evince dall’immagine riportata sotto:
La torsione liberista della scuola voluta da Renzi e il PD
La ciliegina sulla torta dell’autonomia l’ha sicuramente messa M. Renzi, il quale, con l’organico dell’autonomia e del potenziamento ha ulteriormente aggravato la situazione di ricattabilità dei docenti da parte dei DS, oltre ad aver esteso il PCTO (ex alternanza scuola-lavoro) sia in termini di ore da far svolgere obbligatoriamente agli studenti, pena la loro esclusione dagli esami di stato, sia in termini di coinvolgimento di tutti gli indirizzi scolastici secondari di secondo grado; quindi, anche per coloro che frequentano i licei, peraltro creando vistose distorsioni in quanto le scuole fanno enormi fatiche per garantire a tutti gli studenti la possibilità di espletare questo obbligo. Tutto ciò in netto contrasto a quanto sostengono alcuni, secondo cui, la L. 107/15 ha fatto danni minimi, poiché ridimensionata dal contrasto ad opera dei sindacati. Devo essermi distratta.
E’ ben evidente che a volere questa torsione liberista della scuola, trasformata a tutti gli effetti in azienda, è stato tutto l’arco parlamentare senza distinzioni. Dai sindacati solo flebili voci di protesta che tuttavia lasciano il tempo che trovano quando a dover discutere di contratti integrativi di istituto sono chiamate le RSU il cui potere di negoziazione con i DS è del tutto asimmetrico.
Il middle management e l’occupazione delle RSU
Tra l’altro è diventato costume abituale che ad essere eletti per questa, già di suo, delicata funzione siano i collaboratori degli stessi DS o altre figure di staff. Non può sfuggire che in questo modo la rappresentanza sindacale, come sostiene, Tassella si è ridotta a semplice ratifica di quanto stabilito dal vertice di ogni istituzione scolastica.
E’ bene anche ricordare che, seppur in presenza di segnalazioni, raramente i sindacati agiscono per contrastare l’abuso di potere a volte esercitato da alcuni DS e questo perché in moltissimi casi i DS sono rappresentati dagli stessi sindacati chiamati a porre rimedio a storture che, purtroppo, sono insiti nell’essere umano.
La difesa dell’esistente e dei privilegi
Se, al contrario, la scuola fosse unica e gestita a livello centrale diritti e doveri di tutte le parti in causa sarebbero anch’essi uguali per tutti gli istituti scolastici. Si eliminerebbe inoltre la competizione ossessiva tra scuole che ormai è finalizzata solo ad attrarre iscritti presentando spesso un catalogo di offerte scandaloso, quanto irrealistico. La rappresentanza sindacale, eliminato il carattere gerarchico e verticistico che pone i docenti alla mercé dei DS, tornerebbe a svolgere il suo naturale compito di difesa del lavoratore nei confronti della sua controparte, il Ministero.
Le proposte dei sindacati più forti attualmente invece si limitano a difendere l’esistente, da un lato, o ad allargare i privilegi di alcune componenti che sono state introdotte nella scuola autonoma, dall’altro; penso, in questo secondo caso, ad ANIEF e alla sua apertura a un riconoscimento legislativo e retributivo dei collaboratori dei DS, i quali, ricordiamolo, sono scelti dai DS per la loro ligia adesione alle politiche di indirizzo di ciascuno di essi, come d’altronde, è normale e pacifico che sia per la funzione da loro svolta, ovvero di assistente del DS. Quindi senza un concorso pubblico, senza un chiaro quadro di requisiti richiesti, né con criteri imparziali e trasparenti, bensì in modo del tutto discriminatorio nei confronti di altri docenti. Le stesse discriminazioni attuate per i punteggi in graduatoria da attribuire ai docenti tutor e a quelli definiti, fantasiosamente, orientatori, o a chi è in possesso del titolo CLIL, da cui, paradossalmente, sono esclusi i docenti di lingua straniera, ovvero quelli che effettuano, come chiarisco nel dettaglio in un altro articolo, attraverso la microlingua, il CLIL da sempre e che tuttavia non usufruiscono del punteggio aggiuntivo in qualsivoglia graduatoria. Ancora più assurdo è che il docente di lingua straniera viene persino ridotto a stampella irrilevante per il collega di disciplina non linguistica (DNL), per dire delle incongruenze ministeriali.

Della riduzione del numero di studenti per classe non ne parla quasi più nessuno, dell’abolizione del D.lvo 29/93 nemmeno, se poi si rivendica l’abolizione dell’autonomia scolastica, in coro rispondono che si tratta di un’idea velleitaria, come se fosse scolpita sulla pietra.
Una prima proposta da prendere in considerazione
Allo stato attuale l’unica proposta sindacale che mi pare degna di attenzione è quella che viene dall’UNICOBAS, come si può evincere dal manifesto sotto riportato:

Vero che questa sigla sindacale ha percentuali risibili, vero anche che si contraddistingue per litigiosità e prese di posizioni con modalità a volte poco utili ai fini di attrarre iscritti e persino simpatizzanti, ciò non di meno, va presa in seria considerazione.
Manca ancora qualche mese e la campagna “acquisti” non è stata propriamente avviata, aspetteremo le altre proposte per valutare. Fermo restando che il mio personale auspicio va in direzione di un cambiamento radicale.
© L. R. Capuana


