VALUTAZIONE FINALE: UN PROCESSO COMPLESSO E ARTICOLATO

La valutazione finale è l’approdo di un percorso lungo, complesso e articolato caratterizzato da fasi in cui docenti e studenti si sono confrontati con il significato stesso di valutazione che rappresenta solo la fase finale preceduta vari passaggi concreti: il primo è costituito dalle lezioni, successivamente lo studio autonomo per la rielaborazione personale di quanto appreso, terzo momento clou la restituzione di contenuti , quindi, capacità organizzativa ed esposizione logica con lessico appropriato; infine, c’è il momento in cui il docente chiarisce la valutazione della prestazione che deve essere quanto più precisa è possibile.

Ci si avvicina alla fine dell’anno scolastico e puntualmente torna sul proscenio, pressante, la questione valutazione finale agli scrutini, che per tutto l’anno è rimasta acquattata nelle retrovie facendo capolino di tanto in tanto come una minaccia incombente, soprattutto per gli studenti.

A portion of a clock

Questione spinosa perché inevitabilmente lascerà sul campo studenti delusi, mentre dall’altra parte ci saranno gli euforici. I primi sono, in genere, quelli che si sono spesi molto per migliorare le loro prestazioni e se non vedono riconosciuto il loro impegno ci rimangono male. I secondi invece sono quelli che hanno fatto il minimo indispensabile e quindi esultano ad ogni sufficienza. Questi ultimi, vivaddio, prendono la scuola con il dovuto distacco.

A questo momento fatidico, che si ripete ogni anno si giunge tuttavia dopo mesi e mesi di lezioni, di verifiche – scritte e orali, tipologie diverse volte ad accertare abilità a loro volta diverse – è l’approdo di un percorso lungo che ha avuto momenti in cui docenti e studenti si sono confrontati con il significato stesso di valutazione che rappresenta solo la fase finale preceduta vari passaggi concreti: il primo è costituito dalle lezioni, successivamente lo studio autonomo per la rielaborazione personale di quanto appreso, terzo momento clou la restituzione di contenuti , quindi, capacità organizzativa ed esposizione logica con lessico appropriato; infine, c’è il momento in cui il docente chiarisce i criteri adottati per la valutazione delle varie prestazione che, seppure condivisi ad inizio anno è bene esplicitarli ogni volta affinché risultino quanto più comprensibili è possibile.

Lo studente deve comprendere cosa non ha funzionato come aveva previsto, quali sono stati gli errori commessi e cosa trarne da essi in termini di miglioramenti futuri. Allo stesso tempo sottolineare gli aspetti positivi e ce ne sono sempre da far notare. Il voto arriva alla fine di tutto questo. È importante che le parole vengano scelte bene onde evitare fraintendimenti. Le annotazioni sulle verifiche scritte comprendono tutto ciò e durante la correzione in classe è sempre utile far ricopiare agli studenti queste annotazioni collegati ad eventuali inesattezze sia di tipo contenutistico che formale.

Per quanto concerne la prestazione degli studenti da valutare ritengo importante sottolineare, importante almeno per me, che non  è la restituzione pedissequa dei contenuti di un argomento trattato in classe che il docente deve pretendere. La preparazione deve consentire allo studente di fare collegamenti pertinenti e questo implica che egli abbia effettuato una rielaborazione dei concetti dal suo punto di vista. Questo processo di apprendimento a volte può comportare equivoci, fraintendimenti ma essi vanno indagati, si deve mettere il discente in condizione di esprimere serenamente il processo interpretativo seguito per raggiungere anche quegli eventuali equivoci e rimetterlo, se e quando è necessario, sulla traiettoria corretta alla quale però deve pervenire autonomamente attraverso un’ulteriore riflessione, approfondimento che tuttavia, non deve essere percepito come un rimprovero, una critica, quanto invece come segno di fiducia, di sprone a fare meglio. Mostrare l’errore deve indurre lo studente a rivedere quei passaggi che ha seguito per individuare il punto in cui esso si è verificato. L’errore come occasione per ripensare e ripensarsi, per comprendere e anche per conoscere meglio se stessi.

Pertanto, se da un lato è importante che impari ad usare il lessico precipuo e caratterizzante aspetti specifici della materia è altresì importante, secondo me, che si appropri, dall’altro lato, degli argomenti oggetto di discussione in modo autonomo perché li comprende.

Tutto questo lavoro è a monte della valutazione finale che è appunto l’ultima fase di un processo complesso e articolato.

È evidente che la valutazione è senz’altro un aspetto molto delicato della professione docente. Tra l’altro durante gli scrutini, sia intermedi che finali, essa riguarda non solo la preparazione complessiva dello studente ma deve tener conto anche di altri fattori quali ad esempio, l’impegno dimostrato dallo stesso, l’attenzione durante le lezioni, la partecipazione in classe, lo svolgimento dello studio autonomo assegnato, la puntualità della consegna, è perciò un’analisi che non si non limita alla media aritmetica dei voti conseguiti nelle varie prove sostenute durante l’anno scolastico.

Inoltre, essa non può non tener conto dei diversi livelli di partenza, dei disagi che molti studenti manifestano, spesso inconsapevolmente. Essa deve essere imparziale, scevra da pregiudizi ed emozioni; il voto è sempre uno strumento di certificazione della preparazione e mai un’arma per punire o uno strumento per premiare. Il compito del docente non è punire e, se uno studente raggiunge la preparazione prevista, il voto non è un premio, ma solo ciò che si è guadagnato con il suo impegno.

Cartoon image of equality and equity

La preoccupazione, a volte ossessiva per il voto, che gli studenti dimostrano deve essere trasformata in consapevolezza, perché se uno studente non fa i compiti e non studia non produce un danno che a se stesso, si priva dell’esercizio necessario per consolidare gli apprendimenti che si sarebbero dovuti acquisire durante la lezione, posto che abbia prestato attenzione; se uno studente copia durante uno scritto fa un danno a se stesso e dimostra di non ritenersi in grado di assolvere alle richieste del compito autonomamente, è il primo a dubitare di se stesso e magari otterrà anche un buon voto copiando ma non si tratterà di un riscontro sui suoi progressi e al successivo scoglio crollerà rivelando le sue carenze, le sue lacune se non vengono colmate per tempo lo trascineranno sempre più in basso. Pertanto, la punizione non raggiunge lo scopo di metterlo di fronte alle sue responsabilità verso se stesso; ovvero studi e ti impegni per te stesso, investi nella tua crescita, nel tuo futuro e il tuo investimento renderà in proporzione all’impegno profuso. L’importante è mettere in chiaro pochi punti fermi e non cedere.

La scuola deve essere il luogo delle opportunità e delle possibilità senza però tralasciare il valore delle regole; così come è nel loro interesse comprendere che a fronte dei diritti ci sono i doveri. È importante che capiscano che non devono comportarsi secondo le regole per evitare le punizioni ma perché ne comprendono il valore di tutela per tutti. Perciò il comportamento è un indicatore del voto di condotta e bisogna dunque rifuggire da discorsi moralisti e mantenere lucidità.

Se però la valutazione assume una posizione di rilievo nella riflessione attorno alla scuola, tanto da creare un dibattito sterile tra voti numerici e giudizio, su cui mi astengo ; poco si riflette sul meccanismo dei crediti, quanto di più iniquo si sia potuto partorire.

 Assegnare voti aggiuntivi – di fatto questi sono i crediti – che inchiodano gli studenti a pagare fino all’esame di stato periodi poco felici del loro percorso scolastico specialmente perché l’adolescenza è una fase della crescita che può avere momenti di sbandamento è quanto meno ipocrita soprattutto perché dei drammi adolescenziali si parla molto trascurandone gli effetti concreti. Ma in particolare i crediti esterni sono il vero scandalo perché attribuiti per meriti sportivi o per volontariato mentre molti sono gli studenti spesso costretti a lavorare nel tempo libero per aiutare in famiglia e non hanno né il tempo né l’opportunità di fare sport o volontariato o altro ancora. Essi producono ulteriori disparità di trattamento e disuguaglianze che proprio la scuola dovrebbe adoperarsi concretamente per ridurre.

© L. R. Capuana

SCRUTINI, VALUTAZIONE E STUDENTI CON CITTADINANZA NON ITALIANA – L. R. CAPUANA

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