PAI e PIA – La mossa del cavallo del ministero dell’istruzione

pai e pia

Come può essere più importante rispettare l’obbligo burocratico e non la legge?

Il quesito nasce dal fatto che se si vuole mettere un’insufficienza ad uno studente per quest’anno del signore duemila e venti, ovvero l’anno scolastico che passerà alla storia come l’anno del COVID-19, il docente deve compilare un documento in cui si impegna per tutto l’anno successivo a progettare strategie didattiche volte a colmare le lacune accumulate dal discente in quest’anno e soprattutto durante il periodo di sospensione delle lezioni per decreto che hanno dato vita con impressionante solerzia, da parte dei docenti, alla cosiddetta didattica a distanza o, forse, sarebbe più opportuno definire: didattica d’emergenza.

E’ necessario ricordare che la sospensione delle lezioni rende illegittima ogni forma di valutazione dello studente e, dunque, non si può né effettuare verifiche scritte, né interrogazioni orali. Oltretutto adottando la didattica a distanza è alquanto difficile, se non impossibile, assicurare trasparenza. E comunque non sono sostenute da alcuna validità giuridica in quanto la cosiddetta didattica a distanza non è prevista, non è normata.

PAI (Piano di apprendimento individuale)

Con questo documento, il PAI (Piano di apprendimento individuale) il legislatore ci dice due cose importanti:

  • la prima è che il discente, appunto, non avendo obbligo di partecipazione alla didattica a distanza non può essere penalizzato perché eventuali lacune negli apprendimenti non possono essergli attribuiti;
  • la seconda è che è compito del docente trovare il modo per far recuperare le conoscenze cui il discente ha diritto. E il docente deve impiegare tutto l’anno successivo, se necessario, per raggiungere e far raggiungere al discente quegli obiettivi che gli sono stati preclusi durante il periodo di didattica online. Le suddette disposizioni si possono facilmente verificare leggendo l’ordinanza di riferimento, art. 6, comma 2.

PIA (Piano Integrato degli Apprendimenti)

Assieme a questo documento il legislatore ne ha predisposto un altro, il PIA (Piano di Integrazione degli Apprendimenti), stessa ordinanza, comma 3. Con questo il docente che non ha completato gli apprendimenti – si badi bene, non si fa riferimento alcuno ai “programmi”, nell’ordinanza è scritto “progettazioni e correlati obiettivi di apprendimento”, infatti i programmi ministeriali furono eliminati da Letizia Moratti nel 2003 con la L. n. 53 – dunque, quei contenuti, mettiamola in termini semplici, che il docente durante il periodo di didattica d’emergenza non è riuscito ad impartire ai suoi studenti, dovrà integrarli l’anno successivo. Se necessario durante l’arco dell’intero anno.

Nel caso in cui questo docente non è confermato nel medesimo istituto o nella medesima classe chi prenderà il suo posto si trova il PIA in eredità.

La mossa del cavallo

Se ne può dedurre che il legislatore ammette surrettiziamente, e non potrebbe fare altrimenti, che il discente non avendo alcun obbligo è tutelato e non può essere penalizzato perdendo l’anno e, anzi sta dicendo che è il docente che si deve prodigare per far in modo che il discente non sia privato di quelle conoscenze, com’è suo diritto costituzionale.

Molti docenti oggi protestano perché ritengono questi documenti l’ennesimo aggravio burocratico e una sorta di punizione. In realtà essi sono la conseguenza delle loro autonome scelte. Il legislatore, in questo modo, si è messo al riparo da eventuali ripercussioni giuridiche passando la palla delle responsabilità, ancora una volta, nel campo dei docenti, i quali, si erano scandalizzati all’ovvio annuncio del ministero di non far perdere l’anno a nessuno.

Chissà poi perché i ragazzi avrebbero dovuto pagare per i danni subìti a causa di un’emergenza sanitaria di cui non hanno alcuna colpa?

Nessuno ha obbligato alcuno ad attuare la didattica a distanza, questo è bene sottolinearlo, si è sicuramente fatto leva su un presunto obbligo morale, ma solo dopo che, in massa, gli insegnanti si erano già attivati con afflato materno usando i canali di comunicazione più disparati, persino WhatsApp, e senza minimamente preoccuparsi di questioni di privacy, peraltro, regolati da una legge europea a molti sconosciuta; senza minimamente preoccuparsi di questioni metodologiche e delle risultanze oggettive delle loro scelte istintive; ma, soprattutto, senza minimamente preoccuparsi dei diritti dei discenti tutelati dalla legge. Si è praticata l’anarchia come se fossero chiamati a salvare il mondo, come se stessero andando in guerra.

Il legislatore ha solo messo in atto vari dispositivi per evitare che la responsabilità formale ricadesse sul ministero spostando l’onere su un corpo docente che, ancora una volta, ha dimostrato di non conoscere la normativa, né il CCNL, oppure di essersene infischiato ampiamente.

Il legislatore sta facendo il suo gioco, la mossa del cavallo, appunto; inaspettata, forse, ma neanche tanto perché sono stati così tanti gli annunci e poi le smentite da far intuire quale fosse l’obiettivo reale: non prendersi alcuna responsabilità. Tuttavia, nonostante questo continuo scaricabarile da parte del ministero, i docenti non si sognano nemmeno di fare loro marcia indietro e potrebbero farla tranquillamente perché, dopo tutto, si era detto di rimodulare gli obiettivi tenendo conto della situazione eccezionale.

Ma neanche per sogno e sempre in massa, questa volta però animati non dall’afflato materno di cui sopra, bensì dal sacro furore dell’inquisizione, si stanno compilando i documenti, ma non in osservanza all’ordinanza, affatto, nei documenti si sta scrivendo cosa devono recuperare i discenti durante l’estate autonomamente, stanno assegnando le loro punizioni.

Ma l’ordinanza non prescrive questo.

Allora sembra mancare totalmente la capacità di interpretare la realtà, di leggere i fatti e le loro conseguenze. In pratica, anziché rispedire al mittente il gioco politico messo in atto dall’alto, si stanno facendo mettere sotto scacco.

Buona estate!

Images taken from Google Search

© L. R. Capuana

25 Replies to “PAI e PIA – La mossa del cavallo del ministero dell’istruzione”

  1. Le ho scritto ieri a proposito della questione dei sindacati, ma la mia domanda è stata censurata, gradirei sapere il perché. Se poi non sa cosa rispondere posso capire…

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  2. Sono d’accordo con quello che è stato scritto in questo articolo. Ma non crede che la colpa del fatto che hanno calpestato i diritti dei docenti sia anche dovuta al silenzio (o quasi) di molti importanti sindacati che si svegliano solo ora per protestare solo per i precari e non per una maggiore considerazione e dignità del corpo docente in generale. A nessun sindacalista è venuto in mente di chiedere un accordo ufficiale che sancisca il riconoscimento forfettario del pagamento degli straordinari per i docenti che hanno lavorato nella DAD h24 anche solo come provocazione? Ma forse è più comodo per certi famosi sindacati lasciare certe provocazioni alla libera iniziativa dei singoli docenti…

    Mi viene in mente, per esempio il caso del “vicepreside” che una volta lo sceglieva il collegio docenti (grazie alle lotte sindacali di una volta) è c’era un po’ più di rispetto da parte del preside e del ministero per i docenti, adesso invece vengono considerati solo carne da cannone.

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    1. Ciao Antonello,

      in risposta al tuo commento successivo a questo, mi scuso se non ho risposto immediatamente, ma mi sono collegata solo ora e ho visto entrambi contemporaneamente, non ho assolutamente inteso evitare una risposta alla questione che poni.

      Certamente, i sindacati, tutti a mio parere e a vario titolo, hanno responsabilità enormi. Questo però non toglie che noi per primi abbiamo lasciato che facessero un po’ come volevano, da anni su molti gruppi social va avanti una campagna per annullare l’iscrizione ai sindacati che meno hanno risposto alle reali esigenze dei docenti, eppure, specie quelli più rappresentativi mantengono numeri pressoché inalterati. Se non si esprime con chiarezza il dissenso sul loro operato non credo che avranno alcun interesse a modificare la direzione da loro intrapresa.

      Io mi sono rifiutata di fare lo sciopero di giorno 8 perché mi è sembrato l’ennesima presa in giro, tardivo e senza una vera presa di posizione, personalmente mi sarei aspettata che chiarissero sin da subito che il nostro sforzo per la DaD era totalmente volontario e altruista e che non si potevano in nessun modo obbligare i docenti, mi sarei aspettata che loro dicessero a chiare lettere che non vi era assolutamente alcun obbligo da parte degli studenti. Quindi, sì parte del problema sono i sindacati, ma noi siamo troppo acquiescenti su tutto.

      Quanto alla figura del ‘vicepreside’, non esiste più. Ora ci sono i collaboratori e lo staff, i DS hanno piena facoltà di scelta in entrambi i casi, grazie alla 107/15 imposta dal governo Renzi, per cui i sindacati si limitarono a fare un solo sciopero, molto partecipato e forse perciò lasciarono cadere, magari per timore che la protesta potesse diventare veramente consistente e mettere in discussione gli accordi già presi.

      Spero di essere stata chiara, nessuna censura nel mio blog, tutti gli interventi sono più che apprezzati.

      A presto.

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  3. Ti avevo scritto ieri ma la mia email è andata cancellata.
    Volevo dirti che ho letto attentamente quanto hai scritto tu ed il sig,. Arcasi. Sotto molti punti di vista è condivisibile. Quello che non mi è assolutamente chiaro in entrambi gli articoli, quale posa essere un’indicazione sulla posizione da mantenere.
    Perché verissimo è che la classe docente al giorno d’oggi vale meno del 2 di picche, stretta come è dalle ingerenze sempre più pesanti e pretestuose dei genitori e l’irresponsabilità del ministero (con boiardi pagati 5000€/mese per giocare allo scarica barile).
    Ho letto la tua risposta ad una collega, che di fatto non rimane una risposta. Ergo, fatta la critica, valida, proporre anche delle idee.
    Quindi, scendendo nel pratico, che farai tu ?
    PS: ricordati che insegnare inglese, matematica o italiano non è esattamente la stessa cosa

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    1. Ciao Anonimo,

      la tua email è andata cestinata probabilmente perché anonima, rispondo adesso.

      Io ho già scritto un pezzo in cui dicevo cosa avrei fatto e cosa sto facendo in tutti i miei scrutini.

      Ti metto il link: https://lrcapuana.com/2020/05/14/una-modesta-proposta-il-10-per-tutti/

      Non sono però tenuta a fornire proposte, non sono un politico, quello è il loro mestiere. Le faccio le proposte, ma non credo che siano indispensabili o che debbano essere consequenziali alle critiche.

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  4. Io non so chi lei sia ma dato che lei scrive con sicurezza che non è sussistito obbligo alcuno di attuare la didattica a distanza e che i docenti hanno con libero arbitrio nonché anarchia scelto di attuarla, a me corre l’obbligo, per dovere di cronaca, di infornarla meglio in merito.
    Cito testualmente dall’art. 2, comma 3 del decreto legge 8 aprile 2020, n. 22.
    “In corrispondenza della sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica, il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione”.
    Una maggiore onesta’ intellettuale da parte sua sarebbe stata gradita.

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    1. Cara Gabriella,

      forse prima di commentare dovrebbe rivedere i tempi dei fatti di cronaca di cui ho parlato nell’articolo, l’attivismo dei docenti ha avuto inizio praticamente subito dopo la sospensione delle lezioni per decreto, infatti risale all’inizio di marzo, il testo che lei cita è di aprile.

      Fuori luogo e inoltre errata la sua osservazione perché proprio il testo da lei citato fa riferimento all’a. s. 2020/2021: “Art. 2 Misure urgenti per l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020/2021”, quanto al comma da lei citato: 3. “In corrispondenza della sospensione delle attivita’ didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica, il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalita’ a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione. Le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi dei dirigenti scolastici nonche’ del personale scolastico, come determinati dal quadro contrattuale e normativo vigente, fermo restando quanto stabilito al primo periodo e all’articolo 87 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, possono svolgersi nelle modalita’ del lavoro agile anche attraverso apparecchiature informatiche e collegamenti telefonici e telematici, per contenere ogni diffusione del contagio.” https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/04/08/20G00042/sg

      Quindi, ricapitolando: non è riferito a quest’anno, strumenti a disposizione, come determinati dal quadro contrattuale e normativo vigente. Questioni chiavi queste.

      Io della mia onestà intellettuale rispondo sempre andando alle fonti e non prendendo buoni solo alcuni stralci o dichiarazioni alla stampa.

      Le ho inserito il link della gazzetta ufficiale, può verificare di persona.

      Buona giornata e grazie per il suo intervento.

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  5. Questo articolo è tradotto da un’altra lingua? Alcune frasi sono completamente senza senso, come se le parole fossero montate a caso… Eppure mi sembra riguardi un fatto italiano…

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  6. Trovo molto interessante il rovesciamento della prospettiva.

    L’emergenza lo è stata per tutti, corpo docenti compreso. E il giochino dialettico e retorico del “non hanno responsabilità vista l’emergenza” viene smentito da due fatti abbastanza semplici: parliamo di minori ossia di persone sotto la tutela e responsabilità dei genitori o facenti veci i quali spesso hanno (finalmente in modo esplicito e non velato) come la scuola sia considerata un parcheggio per la propria prole, ulteriore controesempio è la percentuale elevata di discenti che hanno abbandonato lo studio dopo la famosa dichiarazione della ministra Azzolina sul tana libera tutti.

    Affermazione che era un segreto di Pulcinella, nessun docente di qualsiasi grado con la conoscenza delle varie situazioni individuali e familiari del corpo classe avrebbe optato per il mantenere la linea di valutazione standard.

    Inoltre prima di puntare il dito accusatorio parlando di non so quali istinti materni o paterni al netto del CCNL e della burocrazia e dei mille garbugli dei nostri azzecca garbugli esiste una cosa che si chiama deontologia professionale, decidere di usare i mezzi a disposizione per evitare l’accumularsi di lacune con potenziale effetto domino distruttivo sul medio lungo termine, è semplice e puro fare il proprio lavoro senza attaccarsi a scuse che sanno di sofismi e retorica fine a sé stessa atta a fare da foglia di fico per la mancanza di risorse informatiche che dovrebbero essere standard (non in vista di una didattica a distanza permanentemente complementare a quella in presenza).

    Ovviamente il legislatore si protegge, è chiaro che da decenni ai vari legislatori non interessa l’istruzione e l’avere un sistema scolastico funzionante, da potenziali genitori abituati a una scuola servile in cui il concetto di occuparsi della prole è inesistente così come lo è quello del comprendere che la propria prole può non essere angelica o geniale come la si idealizza nella propria bolla di “affetto” parentale.

    Prima di mettersi a puntare il dito in modo così netto sarebbe il caso di ricordare che a che fare con le famiglie in primis sono le dirigenze poi i corpi docenti, il legislatore nemmeno le vede (letteralmente viste la marea di proposte completamente ignoranti delle famiglie che escono a catinelle dalle varie legislature).

    Immediatamente subito dopo l’annuncio della chiusura delle sedi scolastiche e la sospensione delle lezioni c’è stato lo stracciarsi di vesti accompagnato da veleno (quando non insulti) verso il nulla facente corpo insegnanti.

    Contemporaneamente la ministra, ossia voce del legislatore e ideatrice di leggi in materia, ha garantito che le lezioni ci sarebbero comunque state, ovviamente con ritardo inammissibile, ma sono anni che si aspetta un concorso cosa vuoi che siano due settimane di attesa per delle direttive su come gestire un bisogno palese ed evidente cui solo la deontologia professionale ha inizialmente risposto?

    Nella consapevolezza dei problemi di privacy (il che lascia un po’ perplessi visto che tutte le scuole hanno di default gruppi classe whatsapp in cui gli studenti, unici amministratori di tali gruppi, invitano i docenti) sia degli studenti che propri (buffo, nessuno parla della privacy dei docenti, ah già, il ccnl, dimenticavo).

    Aggiungo che è grave, estremamente grave, che un’insegnante sorvoli sia sulle responsabilità parentali (a nessuno viene il sospetto che la nostra generazione sia riuscita meglio nello studio perché le famiglie erano anche troppo severe per quanto riguardava la scuola e l’applicazione allo studio?) sia sul fatto che assegnare materiale per recuperare non sia una punizione ma semplicemente un iniziare a tamponare l’effetto domino che Azzolina ci ha rovesciato addosso con la sua plateale incompetenza e anche un modo per far capire, a famiglie e sopratutto discenti, che le proprie scelte hanno delle conseguenze.

    E se la smettessimo di darci la zappa sui piedi da soli in nome non so di quale idee iniziando a raccontare in modo reale la scuola e i problemi che l’affligono? Magari partendo dall’idea che far fare esami di recupero, bocciare, dare debiti non sono punizioni ma semplici conseguenze di comportamenti deleteri per il discente in primis? Finché si continuerà a considerare la fascia dell’educazione dell’obbligo come una soggetto passivo non riusciremo mai a formare adulti consapevoli del concetto di responsabilità.

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    1. Caro H. R.,

      hai messo tanta carne al fuoco, cercherò di rispondere ad ogni tuo punto sintetizzando senza sminuire le questioni che sollevi.

      Parto dalla fine perché mi sembra il punto cruciale: fascia d’istruzione dell’obbligo (preferisco il termine “istruzione” a quello di “educazione” perché, a mio modo di vedere, l’educazione attiene alla famiglia, la scuola dovrebbe occuparsi di istruzione e proprio per mettere in mora la pretesa di certi genitori di delegare alla scuola quello che invece è il ruolo genitoriale e così spero anche di aver risposto alla tua osservazione circa la pretesa di babysitteraggio da parte delle famiglie nei confronti della scuola), dunque, l’istruzione dell’obbligo deve, naturalmente, coinvolgere lo studente nel suo processo di apprendimento e con le dovute differenze dei vari gradi responsabilizzare il discente. Se ciò non viene fatto di chi è la responsabilità? Solo dei genitori che si alleano con i DS o c’è una dose di responsabilità anche da parte dei docenti? Io penso che sia un combinato disposto e che ha le sue radici, certamente nelle richieste dei genitori avallate dai DS, per esempio, la richiesta di creare classi omogenee nella primaria, ghettizzando i bambini più in difficoltà e abbandonandoli al loro destino. Non insegno alla primaria, tuttavia noto nelle prime della secondaria di secondo grado un grave ritardo di maturazione via via in crescendo. Dall’inizio del percorso scolastico fino al biennio delle superiori questi ragazzi vengono trattati sia a casa e sia a scuola come se non dovessero crescere mai e certamente credo che le responsabilità ricadano sulle famiglie, credo pure che combattere quotidianamente contro genitori e DS della primaria debba essere un sforzo immane, però tra la competizione imposta alle scuole dall’autonomia scolastica, tra un calo sensibile della consapevolezza di essere genitori e tra la necessità dei DS di accontentare i propri “clienti”, c’è un collegio docenti, spesso disunito e incapace, nonostante gli strumenti a sua disposizione, di contrastare queste derive. E’ anche vero che in questa confusione generale i docenti cercano di difendersi come possono e promuovono. Ma sostenere che noi docenti non abbiamo responsabilità significherebbe ridurci a vittime di un sistema che è tutto contro di noi, ma la vittima è tale se subisce, io preferisco pensarmi come soggetto attivo che almeno tenta di opporsi ad essere mera vittima e, quindi, mi contrappongo per recuperare il controllo sul mio operato e agire in modo consapevole, per fare questo è necessario, secondo me, individuare anche gli errori commessi come categorie, capirli e porvi rimedio.

      Detto tutto questo io ritengo che compito del docente sia innanzitutto di recuperare quei ragazzi a rischio dispersione, non con facili promozioni però, bensì mettendo in campo tutte le strategie a nostra disposizione per evitare che fuggano dalla scuola, è molto faticoso e lo è molto di più in assenza di uno stato che sostenga questo sforzo agendo sul territorio con strumenti compensativi che normalmente non esistono.

      L’ultimo aspetto che mi sembra molto interessante riguarda i gruppi WhatsApp di cui parli, presenti in tutte le scuole, non sono obbligatori per nessuno, se i docenti ve ne fanno parte è per loro scelta. Personalmente io non sono in nessun gruppo di questo genere e non so nemmeno se nella scuola dove lavoro ce ne sono. Ma, ripeto, è una scelta autonoma e libera. E sì io mi preoccupo molto anche della mia privacy, ma quella di un minore sotto la mia responsabilità mi preoccupa di più per il semplice fatto che non posso controllare il minore di continuo, quindi evito.

      Ciò che intendo dire in questo articolo, ma anche negli altri di queste settimane, è che ogni nostra azione ha effetti. Dovremmo esserne consapevoli, tutto qua.

      La ministro ha annunciato che la scuola non si sarebbe fermata solo dopo che i docenti si erano già attivati in tantissimi modi diversi, se invece di tuffarci avessimo aspettato e ci fossimo confrontati leggi alla mano, non staremmo in questa situazione di ricatto morale e di rischio digitale a vita. Ci sarebbe voluto del tempo per capire bene come ci saremmo dovuti muovere, certo e appunto nel frattempo ci si poteva attenere a semplici indicazioni di letture, attività di ripasso e rinforzo senza ansia e senza correre, verso dove? Inoltre, abbiamo rincorso ogni singola dichiarazione, ogni singola sillaba pronunciata è stata commentata, presa sul serio e questo senza che fosse stato prodotto nulla di scritto, lei buttava l’amo e noi ad abboccare. E’ questa la strategia già adoperata dalla politica da diversi anni orsono, gettano la pietra con l’annuncio per vedere che effetto fa e poi agiscono di conseguenza, o smentiscono quello che hanno appena detto senza ritegno e vergogna, oppure vanno avanti. Dipende tutto dalla nostra reazione e i social sono un ottimo termometro.

      L’unico punto su cui non sono affatto d’accordo con quello che scrivi riguarda la disponibilità dei docenti di usare mezzi e strumenti personali a fini professionali, l’emergenza era sanitaria non scolastica, non vedo assolutamente perché dovesse essere nostro obbligo lavorare per lo stato impiegando i miei strumenti, i miei mezzi personali. Almeno se ho capito bene ciò che intendi.

      Sulle altre questioni da te sollevate ho scritto parecchio, evito di ripetermi.

      Spero di avere altre occasioni di scambio, trovo sempre stimolanti le osservazioni argomentate e intelligenti.

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  7. Quanta ignoranza in questo articolo. E quanta poca conoscenza del lavoro bellissimo e gravosissimo di noi docenti…

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    1. Buon giorno Maria, grazie per il tuo contributo, mi piacerebbe capire perché ritieni l’articolo intriso di ignoranza e scarsa conoscenza del lavoro di insegnante. Spero vorrai approfondire, buona giornata e grazie di essere passata per il mio blog.

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  8. Sinceramente ho capito solo che siamo dei fessi, ma non ho capito cosa dovremmo fare per non esserlo!!
    Se sei così intelligente da averlo capito, potresti spiegarcelo?

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    1. Non so se sono intelligente, ma l’unica cosa che mi viene in mente è che potremmo essere più uniti, che potremmo guardare alle cose da una prospettiva un po’ più larga, per esempio, osservare anche come se la passano le altre scuole del regno e non solo guardare alla nostra piccola e particolare realtà e magari scopriremmo che c’è chi sta peggio di noi, oppure meglio. Uscire dall’ottica di competizione in cui siamo immersi e guardare al merito delle cose più che pensare al merito delle persone, magari ci accorgeremmo che non c’è merito a nascere con sette camicie e non c’è demerito a nascere senza.
      Grazie per il tuo contributo.

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      1. si ho letto il tuo articolo. Da stamattina ci sto pensando. Quindi a tuo avviso e a quello di Arcais bisogna mettere questo famoso e famigerato 6 politico e poi rimandare i conti agli anni futuri (di cui non si sa ancora nulla) ?
        Perché giustamente se si fa una critica, severa ed incisiva come quella che hai fatto, si presuppone anche che si debba proporre una strada, una posizione, che nel contempo sia dignitosa per la vituperata e massacrata categoria degli insegnoti, e sonoramente punitiva per l’irresponsabile (perché di fatto si comporta così) ministero dell’istruzione (con i suoi boiardi a 5000EUR/mese)

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      2. Ciao Beppo,
        io ho già fatto una proposta, e non è quella del sei, anzi ritengo il sei punitivo per gli studenti e non avrebbe nulla di politico, quella stagione politica (quella del sei politico e del ’68, per capirci) è tramontata da tempo e oggi, in queste circostanze, avrebbe appunto un sapore amaro. Io ho proposto e dato un dieci a tutti i miei studenti. Ne ho parlato in un altro articolo che puoi trovare in evidenza nel mio blog. Il 10 per questo periodo facendo media con i voti reali del primo periodo e con le dovute riflessioni per ogni caso specifico relativo ad ogni alunno. La mia è una scelta ponderata, dovuta anche alla tipologia di didattica cui siamo stati costretti; ammiro quei colleghi che hanno saputo individuare gli apprendimenti acquisiti dai ragazzi in questo frangente, io non ne ho contezza e quindi sin da subito ho capito che l’anno prossimo avrei dovuto riprendere in mano tutto quanto fatto in questo periodo per accertarmi di cosa abbiano capito realmente gli studenti e quanto siano in grado di applicare ciò che hanno compreso. Poi vedrò il da farsi. Sarebbe, a mio avviso, uno smacco per il ministero. Non avrebbe dovuto imporre una valutazione di alcun tipo per due ragioni: la prima è che i ragazzi non hanno alcun obbligo di partecipazione alla DaD, la seconda, molto più grave, è che ben il 33,8% degli studenti ne è escluso, più per il divario socio-culturale che per quello digitale. Grazie per il tuo contributo.

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      3. Non volevo e non voglio essere ironico o polemico. Solo non riesco a capire come si possa opporsi in modo costruttivo (ma concreto: non con frasi filosofiche) alla logica perversa di questa ultima legislazione che ci ha travolti, soprattutto senza danneggiare gli studenti, prima che noi stessi.

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      4. Ciao Umberto,

        grazie per il tuo intervento, in coda all’articolo faccio una proposta concreta, marcia indietro dei docenti.

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    1. Ciao Anna Luisa,
      Se non hai mai fatto supplenze ed hai i 24 CFU richiesti puoi partecipare al concorso ordinario di cui si parla proprio in questi giorni. Se vuoi fare supplenze puoi inviare una MAD (Messa a disposizione) in qualsiasi scuola.
      Spero di esserti stata d’aiuto.

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    2. Ma chi te lo fa fare ? Mandereimi prof. Universitari a scuola, tutti i luminari italiani che hanno reso la qualità accademica italiana tra le peggiori al mondo, incapaci di aghiudicarsi un nobel da chissà quanti anni

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