UNA PROPOSTA PER LA SCUOLA PUBBLICA E STATALE

LA SCUOLA SOTTO ASSEDIO

Non passa giorno senza che vi siano sui media attacchi gratuiti e giudizi sommari, quanto ignoranti, sulla scuola e la classe docenti in generale.

 I ministri dell’istruzione, nessuno escluso, che si sono susseguiti negli ultimi trent’anni circa non hanno perso occasione per denigrare gli insegnanti, forse per non dover spiegare il loro pessimo operato.

L’attuale inquilino di V.le Trastevere, inoltre, dal giorno del suo insediamento si esercita in annunci roboanti di stravolgimenti dell’attuale sistema di istruzione sebbene esso sia stato oggetto, negli ultimi trent’anni, di poderose trasformazioni che ne hanno indebolito l’impianto complessivo producendo un significativo abbassamento dei livelli culturali della popolazione italiana e altrettanta significativa riduzione dell’efficacia del sistema nel suo insieme in ogni ordine e grado scolastico, come ben dimostrano numerosi dati statici via via raccolti in questo lasso di tempo e senza  prestare alcun ascolto ai docenti essendo essi coloro, che la scuola non solo la fanno ma la vivono, perciò ne hanno piena contezza sia sotto il profilo delle criticità, sia per quello relativo ai suoi punti di forza che non sono pochi.

L’ultima trovata ministeriale è di pochissimi giorni orsono e riguarda da una parte una sedicente riforma del reclutamento, dall’altra l’aumento stipendiale legato alla formazione dei docenti e ai risultati degli apprendimenti degli studenti. Paradossalmente una riforma proposta per decreto mentre il rinnovo del contratto è scaduto da anni e, soprattutto, quando si continuano a tagliare i fondi sulla scuola, ora in favore delle spese militari.

Né protesta né contromosse, intanto una proposta

A questi continui attacchi e manovre per peggiorare ulteriormente la condizione lavorativa e la qualità dell’istruzione degli studenti italiani non fa seguito, come ci si aspetterebbe, una vigorosa protesta né da parte dei docenti, né da quella degli studenti.

Quando si parla di sciopero la maggior parte si dice contraria perché, a loro dire, risulta ininfluente, da anni si propone di rifiutare le attività aggiuntive come forma di protesta, eppure nemmeno questa ottiene alcun riscontro, smuovere le persone da casa propria appare sempre più impresa impossibile e allora siccome qualcosa bisogna pur fare qui di seguito faccio delle proposte alternative:

1. sfruttare i social, se un tweet è in grado di far saltare i negoziati di pace contro l’attuale guerra in corso perché una serie di selfie di docenti che tengono in mano cartelli con uno dei punti, a scelta, del comunicato sottostante non possa avere simile impatto mediatico? Si potrebbero poi inviare i selfie con allegato comunicato integrale a politici e sindacalisti sui loro profili social;

2. organizzare una manifestazione spontanea un sabato mattina qualsiasi davanti a Montecitorio con i cartelli di cui sopra e i partecipanti ritti e muti, senza bandiere di alcun tipo;

3. proposta più articolata e a lungo termine: creare una piattaforma nazionale che coinvolga anche le RSU per portare avanti un progetto unico e condiviso dal basso in ogni istituto, obbligando, dove e quando necessario, i delegati territoriali ad intervenire a sostegno nelle controversie di istituto; dare notizia e diffondere le questioni relative ai confronti più vessatori; in questo modo si potrebbe creare un argine alla prepotenza di certi DS e si chiamerebbero in causa i sindacati anche in virtù del loro successo durante le ultime elezioni che hanno confermato RSU di ben note sigle sindacali. Allo stesso tempo si otterrebbe anche un altro obiettivo, evitare che siano solo i singoli a pagare in prima persona le ritorsioni che scoraggiano dall’attivismo ma anche i sindacati come organizzazioni.

Sarebbe auspicabile un dibattito da cui partire per dare corso ad una protesta che non può più attendere. Di seguito propongo anche dei punti per un comunicato da diffondere presso i profili dei politici e sindacalisti più rappresentativi.

UN COMUNICATO DA CONDIVIDERE E DIFFONDERE

Sono i docenti che chiedono di effettuare una profonda riflessione su quanto di dannoso è stato compiuto a partire dall’autonomia scolastica in poi, trasformando la scuola italiana da eccellenza, quale era precedentemente, nella famigerata e vituperata scuola-azienda. Tuttavia, politici e potentati economici spingono pervicacemente verso la sua completa distruzione scimmiottando sistemi scolastici stranieri, che nulla hanno a che vedere con il sostrato culturale italiano, in pieno spirito neoliberista.

Per tutte queste ragioni si chiede che si sospendano immediatamente tutte le strombazzate sperimentazioni e innovazioni e si ascoltino le istanze che provengono da tutto il mondo del scuola.

I punti principali e più urgenti, seppur non esaustivi, sui quali si intende porre l’attenzione allarmata e da sottoporre a tutta l’opinione pubblica sono:

1. AUTONOMIA SCOLASTICA: la madre di tutti i disastri provocati alla scuola italiana, che da pubblica e statale l’ha ridotta a mera scuola-azienda stravolgendone il ruolo essenziale ad essa assegnata dalla Costituzione della Repubblica. Le scuole italiane non possono e non devono essere costrette ad entrare in competizione tra loro inventandosi fantasiosi, quanto sterili, progetti di offerte formative. La scuola italiana pubblica e statale deve, come da dettato costituzionale, essere una e di alta qualità per tutti gli studenti che la frequentano da nord a sud senza differenze al fine di azzerare le disuguaglianze sociali e geografiche, non acuirle; al fine di ridurre al minimo le dispersioni e gli abbandoni, vero flagello culturale di questo Paese. Perciò i finanziamenti alla scuola pubblica e statale devono essere ministeriali e nell’ottica dell’equità senza la quale non può esservi uguaglianza.

Pertanto si chiede che venga immediatamente abolita tutta la normativa che rende applicativa l’autonomia scolastica e suoi derivati, si chiede inoltre che si interrompa subito qualsiasi progetto di autonomia differenziata.

2. RIDUZIONE NUMERO DI STUDENTI PER CLASSE: una buona didattica si può applicare solo se il docente è posto nelle condizioni concrete di dedicare la sua azione ad un numero contenuto di studenti; l’esperienza insegna che già venti studenti per docente sono troppi e non consentono a tutti di poter godere dell’attenzione necessaria perché qualsiasi azione didattica possa ritenersi efficace al loro sviluppo cognitivo e personale.

Pertanto si  chiede che sia rivista la normativa che ne regola le disposizioni a firma Gelmini (DPR n. 81 del 20 marzo 2009).

3. SPERIMENTAZIONE DEL LICEO BREVE: si ritiene che sia oggettivamente impossibile acquisire lo stesso livello di conoscenze con la riduzione di un anno scolastico, si ritiene, inoltre che questo approccio crei ulteriori pressioni e ansie nei confronti dei discenti, soprattutto in virtù del fatto che alla riduzione di un anno scolastico non corrisponde conseguente riduzione degli obiettivi cui gli studenti sono tenuti.

Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dal Ministero in un primo momento, poi auto-smentitosi, non è affatto vero che la maggior parte degli studenti stranieri completa il ciclo di studi secondari con soli quattro anni di frequenza. Si ritiene, infine che, al contrario, questa sperimentazione favorisca un ulteriore impoverimento del livello culturale dei nostri discenti, pertanto se ne chiede l’immediata eliminazione.

Oltretutto, il diploma delle scuole secondarie di secondo grado italiano di cinque anni, solo per fare un esempio, consente agli studenti italiani che desiderino studiare negli Stati Uniti di aver accesso agli ultimi due anni di corso per il conseguimento di un Bachelor’s Degree, o il riconoscimento di crediti universitari.

The general level of Italian high-school study, particularly at liceo, is relatively advanced, with regard to US education standards. Selected US universities recognize the advanced nature of the Italian liceo and scuola superiore through advanced placement or university credit for successful completion of the Esame di Stato.

TRADUZIONE: Generalmente il livello degli studi delle scuole superiori italiane e, in particolare, del liceo è piuttosto avanzato rispetto agli standard scolastici statunitensi. Alcune università statunitensi riconoscono ai diplomati italiani l’ingresso agli studi universitari o assegnano loro crediti universitari.

US_Italy_HSGrade_Conversion_Eng2 (fulbright.it)

4. INSEGNAMENTO DI EDUCAZIONE CIVICA: l’introduzione di questo insegnamento trasversale, soprattutto per quanto riguarda quegli indirizzi scolastici dove non è previsto dal curriculum lo studio del diritto, determina un dispendio di energie e tempo prezioso nell’affannosa ricerca di attività didattiche che possano comprendere argomenti delle varie discipline da agganciare a quelli previsti per questo insegnamento che il ministero impone con caratteristiche trasversali svolte con metodologie didattiche che privilegino lo sviluppo delle competenze a scapito delle conoscenze, tra l’altro venendo meno al dettato costituzionale che tutela il diritto della libertà di insegnamento. Pertanto se ne chiede l’immediata eliminazione.

Per la cronaca: educazione civica si insegnava anche prima.

5. DIDATTICA PER COMPETENZE posto che non è mai stato chiarito cosa in effetti si intenda, se non di fare pressione perché i docenti adottino dei metodi didattici quali problem solving, flipped class room, learning by doing etc; si ritiene che lo sviluppo delle competenze nei discenti non può che avvenire attraverso le conoscenze e, per tale ragione, si ritiene di privilegiare i contenuti disciplinari, indispensabili per favorire l’esercizio dello spirito critico nei nostri studenti.

Inoltre, si evidenzia ancora una volta che la libertà di docenza è un diritto sancito dalla Costituzione.

6. RESIPISCENZA E UN PASSO INDIETRO INEQUIVOCABILE IN MERITO ALL’ABOLIZIONE DEL GRUPPO CLASSE E DELLE DISCIPLINE: il gruppo classe è un contesto fondamentale per la crescita dei nostri studenti, è per suo tramite e al suo interno che gli studenti imparano a confrontarsi civilmente e democraticamente con gli altri, il gruppo classe favorisce lo spirito di gruppo e la solidarietà tra pari. Lo studio per discipline consente agli studenti di fare i collegamenti in quell’ottica trasversale di cui il ministero blatera sempre, senza capirne il senso, a quanto pare.

Pertanto si  chiede l’immediata sospensione di una tale nefandezza.

7. SPERIMENTAZIONE DELLE SOFT SKILL l’individuo può sempre migliorare da un punto di vista caratteriale, tuttavia valutare uno studente per il numero di sorrisi che dispensa a destra e manca, o sulla base della sua capacità di controllare le proprie emozioni in momenti di stress, o persino sulla consapevolezza di sé in età infantile, adolescenziale o di giovani adulti, assume connotazioni di indottrinamento del tutto avulse da un sistema scolastico che ha come baricentro del suo ruolo lo sviluppo del pensiero critico. Il pensiero critico non può essere ingabbiato in conformismo sociale, è il suo contrario. Inoltre, sarebbe anche ora di smetterla di imporre alla scuola costrutti comportamentali desunti da un mercato del lavoro di chiara impronta neoliberista.

Pertanto si chiede l’immediata archiviazione di un tale progetto nefasto allo studio delle camere parlamentari.

8. PROVE INVALSI come dimostrato da vasta letteratura (facilmente reperibile in rete) tali prove non forniscono alcun dato significativo sulla preparazione degli studenti e men che meno sulla validità del sistema di istruzione italiano. Inoltre, per stessa ammissione dell’istituto nei suoi report l’oggettività di cui fa vanto, di fatto non è assicurata.

Pertanto se ne chiede la sua immediata eliminazione e che i fondi necessari al suo funzionamento vengano assegnati al sistema scolastico e di istruzione italiano.

9. PCTO ED ESAME DI STATO seppure utile per gli indirizzi di studio degli istituti tecnici e professionali, finché non si prevede per gli studenti una retribuzione proporzionata al lavoro svolto e la garanzia della sicurezza sul lavoro se ne chiede l’eliminazione. Quanto ai licei nessuna utilità è stata finora certificata, pertanto per questi indirizzi esso va abolito.

L’esame di stato, previsto dalla Costituzione a conclusione di ogni ciclo di studi, deve tornare ad essere valido e serio, poiché esso è finalizzato a stabilire il livello di preparazione complessiva del candidato non può essere mortificato dal sistema dei crediti. Un sistema, quello dei crediti, che peraltro condanna e inchioda gli studenti ad eventuali leggerezze ed errori commessi ad un’età che si contraddistingue per la sua caratterista evolutiva e in cui non si dovrebbe costringere gli studenti a dover portare una croce a vita. L’esame di stato dunque necessita di una commissione interamente esterna con un solo membro interno, sono sufficienti due prove scritte per saggiare la preparazione dei candidati ed una prova orale su due discipline, una a scelta del candidato e l’altra assegnata dalla commissione.

10.CHIAMATA DIRETTA come stabilito dalla Costituzione si accede a posti di lavoro pubblici solo tramite concorsi pubblici, possibilmente organizzati seriamente e con criterio e non al solo scopo di risparmiare sulle commissioni. Inoltre, la chiamata diretta alimenterebbe clientelismo e corruzione a scapito della preparazione dei docenti. Inoltre, il preside manager è un profilo professionale che non favorisce il buon funzionamento delle istituzioni scolastico e pertanto si chiede che si ripristini la figura del preside e del direttore didattico.

© L. R. Capuana

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