DOCENTI CHE VANNO IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA, ADELANTE SIEMPRE!

La scuola pubblica e statale è sotto assedio!

Non passa giorno in cui non viene pubblicata una dichiarazione, un annuncio, un proposito del ministro accompagnati da affermazioni perentorie pronunciate da politici, pedagogisti o, forse sarebbe meglio dire, da pedagoghi.

La direzione è sempre la stessa, quella del pensiero unico: l’ideologia neoliberista.

E se da una parte attaccano, dall’altra che si fa? Non ci sono dubbi, serve un contrattacco fermo, tenace, determinato, efficace.

A chi afferma che l’autonomia scolastica è una conquista e a chi incita ad andare oltre e puntare a quella differenziata; a chi è a favore della cultura della sussidiarietà (da notare, nella pagina dello statuto della FONDAZIONE PER LA SUSSIDIERIETA’, all’art. 1 è scritto chiaramente che questa fondazione nasce per iniziativa della COMPAGNIA DELLE OPERE e intende sostenere la persona nel suo itinerario formativo nel solco della dottrina sociale della Chiesa. Su questo aspetto cruciale è utile seguire il video a questo link alla presenza del ministro dell’istruzione); a chi vuole parcellizzare e frammentare il sistema di istruzione, bisogna rispondere con fermezza che la scuola italiana non può che essere unita, pertanto il nostro orizzonte non può che essere nazionale.

Guardate bene i nomi che compaiono sotto ciascun risultato, interessante, no?

Dall’autonomia scolastica ad un orizzonte nazionale

Non rimane dunque che strappare la scuola all’autonomia e riaffermare il principio secondo il quale la scuola italiana, pubblica e statale deve garantire a tutti gli studenti residenti in Italia un’istruzione di buona qualità su tutto il territorio nazionale senza alcuna differenza.

Non rimane che essere docenti che vanno in direzione ostinata e contraria all’ideologia neoliberista così pervasiva oggi.

Serve una mobilitazione permanente, uno stato di agitazione costante da cui deve emergere forte e chiara la volontà di azione facendo fronte comune.

L’ultimo sciopero con un’adesione massiccia, quasi il 90% del comparto scuola, risale ormai a sei anni fa. Era il 5 maggio 2015, ci si opponeva al varo della famigerata L. 107. Ho sempre sostenuto che una sola giornata di sciopero non avrebbe portato grandi risultati, infatti non cambiò niente, la legge fu approvata e a noi rimase l’amaro in bocca.

Se oggi si prova a dire “scioperiamo”, la reazione è sempre la stessa e praticamente unanime: non è servito nemmeno quello del 5 maggio 2015, figurati se ci ascoltano.

Eppure un modo bisogna trovarlo per farci ascoltare, per ottenere visibilità. Proviamo a fare qualche considerazione sulle proposte e, in qualche caso attività di contrasto, messe in campo negli ultimi anni. Non prendo nemmeno in considerazione quanto fatto dai sindacati, troppo poco e male, malissimo; eppure resto dell’idea che non si può fare a meno del sindacato, quanto meno come concetto. Cos’altro si è fatto in questi anni? Si è tentato di coinvolgere i colleghi a rinunciare alle attività aggiuntive, alle funzioni strumentali, ad accompagnare gli studenti nei viaggi di istruzione, a far valere posizioni condivise nei collegi dei docenti. Buone iniziative e ottime intenzioni, eppure niente di tutto ciò ha funzionato. Per tanti motivi, uno dei quali è ben descritto in questo breve passaggio contenuto in un saggio che ho scritto:

Capitolo 3 – AUTONOMIA SCOLASTICA / LEGGE BASSANINI (1997) – L. R. CAPUANA (lrcapuana.com)TRENT’ANNI DI “RIFORME” NEOLIBERISTE CONTRO LA SCUOLA PUBBLICA – L. R. CAPUANA (lrcapuana.com)

L’altro motivo che ritengo rappresenti un grande ostacolo a questo tipo di protesta è che non può che essere territoriale, locale e per sua stessa natura una protesta con queste caratteristiche non fa rumore e se si riesce a far notare fuori dalle mura scolastiche si ritorce contro chi vi partecipa. Infatti, trattandosi di azioni circoscritte gli autori vengono percepiti come i soliti docenti che non vogliono far niente, come se entrare in aula e fare il proprio dovere al servizio della scuola della Repubblica sia non far niente, ciononostante è questo che è spesso accaduto rendendo inefficace l’azione di contrasto e facendo sì che i docenti si ritrovassero ulteriormente isolati. Alla luce di tutto questo è evidente che ogni istituto è un’entità a parte e, appunto, autonoma.

Fare massa critica – la rete per fare rete

Photo by Pixabay on Pexels.com

Se si vuole incidere concretamente, se si vuole ottenere visibilità gli strumenti effettivamente non mancano partendo proprio da quello più accessibile, ossia la divulgazione capillare di una contro-informazione che riesca a fare massa critica anche attraverso i social. Internet è un mezzo e una risorsa potentissimi e per suo tramite si possono fare emergere posizioni diverse rispetto alla narrazione mainstream che ha monopolizzato tutto il discorso pubblico sulla scuola e l’istruzione in generale.

La rete per fare rete: creando le condizioni per dare una spinta alla democrazia partecipativa, informando, comunicando e coinvolgendo l’opinione pubblica anche attraverso l’unione con altre categorie di lavoratori, altri settori, penso all’università, individuando punti comuni e condivisi perché questa deve essere anche una battaglia politica (attenzione, non partitica, bensì proprio politica e nel senso più alto di questo concetto) che immagini un’idea di società diversa da quella attuale. Una società inclusiva, una società davvero capace di ridurre significativamente ogni forma di discriminazione e, conseguentemente, le disuguaglianze e la dispersione scolastica.

Il Manifesto per la scuola nuova sta ottenendo un riscontro galvanizzante, ripreso da testate giornalistiche online, raccogliendo adesioni di primo piano nel panorama intellettuale nazionale, più di nove mila firme in pochissimo tempo. E’ un ottimo segno, perciò tutta questa energia non va assolutamente dispersa, anzi deve essere di ispirazione per continuare la nostra azione di sensibilizzazione da una parte, mentre, dall’altra serve anche un rinforzo perché l’estate non costituisca la sua pietra tombale. Infatti, se da un lato Internet e i social sono dei buoni vettori per far circolare idee, dall’altro è pur vero che fagocitano tutto troppo velocemente e non possiamo permetterci di restare fermi fino a settembre. Bisogna andare avanti senza posa. Il fattore tempo, pertanto, è determinante e il periodo estivo va sfruttato al meglio per tenere alta l’attenzione per organizzare bene attività di risalto per settembre sui temi posti nel manifesto e che, aggiungo, sono gli stessi temi posti nell’APPELLO PER LA SCUOLA del 2017, come si può notare una battaglia che viene da lontano.

L’associazione per essere uniti e forti

Per neutralizzare tutti gli effetti che derivano da questa parcellizzazione provocata dall’autonomia scolastica potrebbe essere un’opportunità, allora, pensare di creare un’associazione che faccia attività di lobbying anche presso i politici, che, allo stesso tempo, si potrebbe utilizzare, per esempio, ai fini di tutela dei docenti in difficoltà con lo strumento di crowd funding o contattando studi legali che svolgono attività professionali pro bono. Una delle criticità emerse in questi anni, difatti, consiste nel fatto che molte organizzazioni sindacali pur venendo a conoscenza di illeciti perpetrati da dirigenti scolastici, o di azioni disciplinari a carico di docenti anche ai soli fini intimidatori che, non di rado, sfociano in mobbing vero e proprio, se il docente non è un iscritto e senza denuncia formale non intervengono. Un’associazione, al contrario potrebbe.

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Un’associazione in grado di fare pressioni significative e in modo martellante presso l’opinione pubblica esattamente come fanno coloro i quali sono oppositori di docenti etichettati come “passatisti” perché a sostegno della scuola della Repubblica; ossia le grandi lobby, come quella citata sopra vicinissima a “Comunione e Liberazione”, oppure tante altre come la Fondazione Agnelli, TREELLE, ANP, CIDA (Confederazione Italiana Dirigenti e Alta Professionalità). Un’associazione per agire e controbattere a queste posizioni e comprendere l’idea di società che li ispira, è un fatto che se si vuole competere efficacemente, bisogna saper usare gli stessi strumenti ed essere capaci di misurarsi sul medesimo terreno. Questo significa che un’associazione di questo tipo deve poter contare su un’adesione di docenti massiccia e rappresentativa della scuola a 360°, con una struttura operativa ben definita, incarichi chiari e presidi territoriali capillari, con settori di interesse diversi e professionalità specializzate in modo da poter essere precisi e scrupolosi nelle pubblicazioni. Ecco, questo dev’essere uno degli strumenti da usare al meglio, ovvero scrivere e divulgare il più possibile, la parola è un mezzo di grande potere per modificare idee che sembrano inamovibili, monolitiche e della parola, negli ultimi anni, della comunicazione, se n’è fatto un uso distorto. La parola è la comunicazione sono servite per mistificare e distorcere la semantica.

Tra gli scopi principali si dovrebbe perseguire quello di non far sentire isolati gli iscritti e di avere alle spalle uno scudo capace di fronteggiare i momenti di difficoltà e ce ne saranno in quanto i nostri oppositori sono sul campo da molto più tempo, hanno un’esperienza solida, enormi interessi e risorse astronomiche. Hanno, soprattutto un disegno politico chiarissimo che perseguono dalla fine della seconda guerra mondiale con centri di ricerca poderosi sparsi nelle università di tutto il mondo, specie negli Stati Uniti.

Dare attuazione agli articoli 3 e 34 della Costituzione della Repubblica

Alla luce di tutto questo diventa urgente mettere in evidenza come l’attuale stato delle cose danneggi soprattutto gli studenti privandoli della libertà di scegliere il proprio futuro rifiutando la logica di essere capitale umano al servizio dell’economia che di fatto nega l’attuazione degli artt. 3 e 34 della nostra Costituzione.

Nel concreto ciò significa prendere posizione netta contro tutti quei dispositivi di legge in uso, o di cui si può abusare per mancanza di norme chiare e che creano disuguaglianze e dispersione, quindi rivendicare:

  • riduzione del numero di studenti per classi, elemento indispensabile per una didattica più efficace;
  • edifici scolastici idonei dotati di connessione Internet, attrezzature laboratoriali, palestre e mense;
  • aumento dell’organico sia del personale docente, sia di quello ATA – basta con i tagli alla pubblica amministrazione;
  • attività di recupero e potenziamento pomeridiane gratuite con certificazione ISEE per consentire a tutti gli studenti pari opportunità e condizioni di apprendimento eque e di qualità in attuazione all’art. 3 della Costituzione – introdurre un concetto diverso di ammortizzatori sociali;
  • programmi ministeriali che garantiscano una buona cultura generale di base a tutti gli studenti di tutti gli indirizzi di studio, quindi, quanto meno uniformità per le seguenti discipline: lettere, storia, matematica, scienze e lingua straniere durante i primi tre anni della scuola secondaria di secondo grado dando attuazione all’art. 34 della Costituzione;
  • eliminazione del contributo volontario chiesto da quasi tutti gli istituti scolastici alle famiglie, pur essendoci il divieto – divieto a parole perché di fatto non vi è alcun controllo, né è prevista alcuna sanzione;
  • eliminare il PCTO dai licei e, per quanto riguarda gli istituti tecnici e professionali, pretendere che sia retribuito;
  • eliminare i crediti scolastici e formativi e ridare dignità piena all’esame di stato attualmente mortificato;
  • eliminare le prove INVALSI, le certificazioni di enti terzi (peraltro il fatto che siano a pagamento e con date di scadenze è un elemento di disuguaglianza più che inaccettabile);
  • eliminare il numero chiuso nelle università;
  • eliminare i test di ingresso per l’immatricolazione all’università, la selezione deve avvenire successivamente e non con questo espediente anch’esso iniquo.

Lo scopo di tutto ciò deve essere quello di aprire un vero dibattito di cui i soggetti principali della scuola statale e pubblica – studenti e docenti – siano protagonisti di primo piano, ovvero da cui non siano esclusi, come è stato finora.

Per ogni punto sopra elencato seguirà a cadenza regolare un testo in cui si illustreranno le ragioni da cui discendono queste prese di posizioni.

© L. R. Capuana

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