L’INSEGNAMENTO COME DONO

Non è sufficiente prestare attenzione per riuscire a vedere, toccare e ascoltare se non si è disponibili, aperti alla sorpresa e se non si è disposti ad esplorare l’ignoto, a scoprire il nuovo seppure tutto ciò rappresenti anche il rischio di restare esposti e vulnerabili.

È necessario che qualcosa di “tocchi” prima di poter metterla in relazione con altre esperienze e poter darvi un senso. L’intelletto è sollecitato da ciò che ci tocca e ci incuriosisce e in un certo senso ciò avviene in modo passivo e non intenzionale, ma perché ciò possa accadere bisogna essere aperti e disponibili a questa eventualità senza che ci sia una conoscenza aprioristica su ciò che si sta per scoprire.

Cover of the book World-Centred Education

“LEARNIFICATION” O LA SCUOLA COME RIVELAZIONE?

L’istruzione ha un compito ben preciso, ci dice Biesta, ossia offrire allo studente precisamente ciò che egli non ha chiesto di ricevere, bensì molto di più, offrire l’occasione di andare oltre il “presente e il particolare”, quindi non solo dare ciò che non ha richiesto di ricevere; bensì proprio ciò che non sta cercando, ciò che non sa di cercare ma che con tutta probabilità potrebbe rivelarsi importante, ovvero offrire allo studente l’occasione di imbattersi in qualcosa di inaspettato, di sconosciuto che lo coinvolga nella scoperta e nell’esplorazione del mondo e di ciò che può offrirgli.

Quindi, la scuola come luogo di rivelazione.

Mostrare al discente questa rivelazione è compito del docente.

LA DIMENSIONE ESISTENZIALE DELL’ISTRUZIONE

La dimensione esistenziale dell’istruzione è la questione centrale nel saggio di Gert Biesta, “World-Centred Education”. Essa si dipana intorno al postulato centrale dell’istruzione: far sì che l’alunno e lo studente possano crescere come soggetti autonomi, indipendenti da condizionamenti esterni. L’attenzione è posta su ciò che lo studente farà con quanto ha appreso una volta diventato adulto. Non certo riducendola alla misurazione dei risultati di apprendimento.